Home > Racconti dall'Oktoberfest > Altri racconti: OKTOBERFEST Informazioni – La festa

Altri racconti: OKTOBERFEST Informazioni – La festa

Oktoberfest Informazioni

Dulcis in fundo. C’è poco da girarci intorno: potete bere quanto volete, potete girare tutti i pub del mondo, potete essere esperti quanto vi pare, ma se non siete mai stati nemmeno una volta ai padiglioni dell’Oktoberfest non avete ancora vissuto il momento più bello per scolarsi una birra.

Come tutte le affermazioni, anche quella che avete appena letto non è valida in senso assoluto, ma vi possiamo garantire che ci va molto vicino: tutte le persone del nostro gruppo che sono entrate là dentro sono tornate a casa segnate.

oktoberfest07

Non conta quante volte ci siete già stati, finirete inevitabilmente per perdervi.

Man mano che passeranno le ore (e le birre), troverete assolutamente naturali delle scene che in qualsiasi altro contesto sarebbero fuori dal mondo; magari riderete mentre vi ci ritroverete in mezzo, oppure ci riderete il giorno dopo ricordandole.

Ad ognuno di noi è capitato di vivere momenti paradossali a bizzeffe; l’importante, anche in questo caso, è tenere sempre a mente la regola ferrea di tutta una vacanza a Monaco: siete i benvenuti, potete fare tutto quello che volete, ma non dovete andare mai oltre il limite consentito.

Bere, ballare, cantare, brindare con tutti quelli che incontrate sì; fumare, importunare le cameriere o litigare perché vi cade la birra addosso non ve lo consigliamo proprio.

A vedere le foto delle cartoline, soprattutto quelle dall’alto, la zona dell’Oktoberfest appare come un carnaio infernale, una massa indistinta di persone che congestionano uno spazio enorme.

Le foto solitamente sono scattate nei giorni del weekend, quando si registra la massima affluenza e ci vogliono ore di fila anche solo per entrare in uno stand; il nostro segreto e la nostra fortuna, invece, è che siamo sempre partiti nei giorni feriali, in cui la concentrazione di gente è comunque altissima, ma non al punto di condizionarti la giornata: abbiamo sempre potuto permetterci di arrivare ai padiglioni di pomeriggio ed entrare senza dover attendere.

L’ingresso della festa è sovrastato da un maestoso arco ederato di wilkommen (“benvenuto”, per i meno pratici col tedesco), presidiato dall’immancabile polizei, sempre vigile e temibile.

Proprio lì sotto quest’anno, dopo aver scattato una foto con l’I-Phone, ad alcuni di noi è capitato di essere avvicinati con la domanda: “Avete armi con voi?” ed essere perquisiti da cima a fondo. Vabbè che avevamo la barba leggermente incolta, ma non ci era mai capitato di essere scambiati per potenziali criminali e ancora adesso ci chiediamo che cosa hanno visto i poliziotti, nelle nostre facce o nel nostro abbigliamento, da fargli intuire una possibile minaccia all’ordine pubblico.

Altra stranezza della polizia locale è la pattuglia piazzata fissa sull’Hackerbrucke, il lungo ponte d’acciaio che attraversa la ferrovia poco prima dell’ingresso nella stazione centrale e che è chiuso al traffico durante il periodo dell’Oktoberfest: la macchina delle forze dell’ordine ha dei megafoni legati vicino alle sirene che irradiano continuamente musica a tutto volume. Ve l’immaginate l’auto dei Carabinieri che spara Madonna o i Rolling Stones fuori dallo stadio prima di una partita? Ecco, è una scena del genere…

oktoberfest06

Gli stand sono enormi e sono pieni tutto il giorno, tutti i giorni.

Il padiglione in cui siamo stati maggiormente è quello della HB, perché è l’unico che permette di consumare birra anche senza avere un posto a sedere; in tutte le altre strutture, infatti, si può bere solo se si sta a tavola, per cui noi, arrivando di pomeriggio e non prenotando mai un tavolino (costa molti soldi e bisogna farlo con un certo anticipo), troviamo tutto già ampiamente pieno e dobbiamo quasi sempre ripiegare sull’HB.

Una sola volta ci è capitato di trovare posto a sedere, allo stand della Paulaner, e ne è uscita fuori una delle serate migliori della nostra storia all’Oktoberfest; certo, bisogna anche avere la fortuna di ritrovarsi a tavola con la gente giusta, perché è possibilissimo che si trovi posto vicino ad un gruppo di sessantenni oppure a ragazzi insopportabilmente ubriachi che non fanno altro che capottarvi birra addosso.

oktoberfest17

In sostanza la soluzione dell’HB in piedi ci va più che bene: si può girare liberamente per lo stand con la birra in mano, brindare con chiunque ed uscire e rientrare quando si vuole.

Certo, una giornata dalla mattina alla sera là dentro in quelle condizioni non è umanamente sostenibile, perché dopo un po’ le gambe accusano le ore passate in piedi e le birre bevute, però è un prezzo che paghiamo ben volentieri, se in compenso possiamo entrare allo stand quando ci pare e muoverci senza freni al suo interno.

All’Oktoberfest si può anche dare un perverso valore sociologico, per chi è appassionato di queste cose: è il posto in cui si riescono a vedere le differenze tra le sbornie dei vari popoli, visto che ci si trovano persone ubriache da tutto il mondo.

I più pericolosi sono gli anglofoni, in particolare gli inglesi e gli americani. Di partenza non sono fastidiosi, nel senso che non partono con l’obiettivo di creare casini, ma il loro divertimento è bere fino al coma etilico, quindi arrivano a caricare delle scimmie tali che possono fare di tutto senza accorgersene: non riescono a reggere i bicchieri dritti e li svuotano addosso alla gente, camminano (e cadono) sopra ai vetri rotti, si spogliano e vomitano dentro lo stand; se poi parte una rissa, state pur certi che c’è uno che parla inglese di mezzo.

Ugualmente sfascioni sono i tedeschi, ma la loro caratteristica principale è la tendenza ad ignorare i turisti e festeggiare solo con quelli della propria combriccola, quasi schifando gli altri; solo che poi, a forza di bere, gli si allentano i freni inibitori e cominciano a fare amicizia con tutti, diventando quasi importuni. I sudamericani cantano continuamente e nella grande maggioranza dei casi, con il forte spirito patriottico che li contraddistingue, girano con qualche maglia della loro nazione.

Gli spagnoli sono festosi, ma abbastanza insulsi: è difficile che cerchino di socializzare in giro. Quelli che non s’incontrano mai, invece, sono i francesi, che evidentemente non devono avere questa festa nella loro “cultura vacanziera”.

oktoberfest15

E gli italiani? Sono tantissimi e si riconoscono da un miglio di distanza: sempre i più pettinati, spesso con gli occhiali da sole nonostante siano dentro uno stand chiuso, vanno in giro con le magliette celebrative del loro gruppo, tutte immancabilmente recanti la bandierina tricolore, la città di provenienza, una frase “motto” (cose tipo “bevo, bevo, mi ubriaco e son felice…” o tristezze del genere) e la personalizzazione con il soprannome del tizio sulla schiena (tra i più gettonati, spiccano per originalità “Il lungo” per una persona alta oppure “Ciccio” per un grassottello).

A prescindere dalle condizioni alcoliche, li riconoscete anche perché lavorano ai fianchi qualsiasi esemplare umano femminile che transiti nei loro paraggi. Casinisti e vanitosi, adorano fare i capibranco e lanciano continuamente cori da stadio; per questo motivo sono anche quelli che fanno amicizia più facilmente con tutti e che quasi mai finiscono coinvolti in tafferugli.

Passiamo ora a qualche consiglio pratico.

Capitolo 1: le cameriere. La prima volta che entrerete dentro un qualsiasi stand dell’Oktoberfest, tra le varie cose che vi stupiranno, ci saranno anche loro.

Levatevi dalla testa l’ideale della tedeschina graziosa che vi serve le birre col sorriso sulla bocca, come spesso si vede sulle foto di propaganda: in realtà le cameriere sono quasi tutte signore sugli “anta”, selezionate non tanto in base all’aspetto fisico, quanto sulla resistenza alla fatica.

Proprio l’energia con cui si muovono dentro lo stand le rende comunque uno spettacolo da ammirare: si fanno largo tra la gente ubriaca con straordinario vigore, trasportano per ore intere boccali di birra senza farne cadere neanche una goccia e riescono a caricarne fino a 6 per volta (e vi possiamo garantire che un boccale da un litro pieno non è per niente leggero).

Sulla base di questo, non provate nemmeno a pensare di poterle importunare: il massimo che riceverete sarà uno spintone accompagnato da qualche insulto. In quattro anni di Oktoberfest ci è capitato di incontrare una sola cameriera che coniugava operosità e bellezza, per il resto tutte le altre soddisfacevano un solo  requisito, che non era quello estetico.

oktoberfest02

oktoberfest08

Capitolo 2: l’abbigliamento. Se pensate di andare all’Oktoberfest con i vostri vestiti migliori, o vi chiamate Armani oppure non avete capito nulla: scarpe, pantaloni e magliette devono essere rigorosamente “da battaglia”, accuratamente selezionati tra la roba più vecchia e sacrificabile.

Adesso non vogliamo dire che dovete andare in giro come gli straccioni, però, se avete un dubbio tra quale maglietta portare, scegliete senza dubbio quella a cui tenete di meno.

Quasi inutile spiegarvi le motivazioni di questo consiglio, se avete ben presente il fatto che entrerete in un padiglione con 10.000 persone ubriache dentro. Ben più importante, invece, è suggerirvi di vestirvi a strati e portare sempre appresso un capo pesante, sia esso una felpa o una giacca: dentro lo stand farà caldo, sempre più caldo col trascorrere delle birre, ma quando uscirete benedirete quella felpa che vi siete portati appresso con fastidio per tutta la sera.

Capitolo 3: il cibo. Non fate troppo i signorini, perché non troverete cibo da gourmet. Dentro gli stand si vendono polli arrosto, che sarebbero ideali se riusciste a trovare un posto a sedere; se state in piedi potete prendere al volo un bretzel, una specie di pane salatissimo che lì per lì “intoppa”, ma in realtà è fatto apposta per mettere ancora più sete.

Fuori dai padiglioni è pieno di bancarelle che propinano frutta tostata e squallidi panini farciti con wurstel, salsicce o pesce di qualità fognaria ripieni di salse. In ogni caso, mangiate come maiali prima di entrare all’Oktoberfest e, una volta dentro, consumate qualcosa giusto per garantirvi la sopravvivenza fino al giorno dopo, ma non fate l’errore di restare digiuni, perché la botta della birra arriverà e vi farà stare male.

oktoberfest12

Capitolo 4: l’acqua. Ovviamente, non potete pretendere di bere solo birra per giorni e giorni: anche il più grosso alcolizzato del mondo ad un certo punto ha il bisogno impellente di rinfrescarsi la bocca, e lì, se non sarete stati previdenti, saranno problemi.

Munitevi di acqua prima di cominciare la serata (o la giornata) ai padiglioni, perché quando tutti avranno sete ma nessuno avrà la forza di andare a comprare una bottiglia sarà troppo tardi. Inoltre, se potete, portatevi delle bottiglie dall’Italia, perché a Monaco l’acqua costa un occhio della testa: noi l’abbiamo imparato e non ci facciamo fregare più, ma ci è capitato anche di pagare 3 euro per una bottiglietta da mezzo litro, con tanto di “mortacci tua che prezzi!” ad accompagnare il salasso.

Capitolo 5: la comitiva. Non ci prendete per sessisti o misogini se vi diciamo che questa vacanza non è consigliata ad un gruppo di sole ragazze. Non è tanto perché una donna regge meno la birra, oppure perché è indifesa in mezzo ad un branco di uomini in preda all’alcool: ognuno può bere quanto vuole e dentro gli stand non si corrono grossi pericoli (tranne quello di qualche “toccata” maliziosa), visto che la security è imponente e particolarmente attenta proprio ai casi di possibili molestie sessuali.

Il problema vero è che un gruppo di sole ragazze che vuole semplicemente gustarsi la birra ed il clima di festa dell’Oktoberfest passerebbe la maggior parte del tempo a respingere le avance di infiniti ragazzi, più o meno ubriachi e più o meno perbene, e alla fine immaginiamo che diventerebbe una cosa tremendamente snervante.

Se invece siete un gruppo di ragazze che vuole andarsi a divertire senza troppi freni inibitori, allora buon viaggio! Però vi diciamo che avete comunque sbagliato vacanza: ci sono sicuramente dei posti più indicati per andarsi a divertire in quel senso, dove non rischiate che qualcuno vi vomiti addosso proprio sul più bello.

oktoberfest16

Capitolo 6: la birra. Beh, mica penserete che ce ne eravamo dimenticati! È che c’è davvero poco da dire: le storie inverosimili che avete sentito su gente solitamente poco avvezza all’alcool che all’Oktoberfest si trasforma e scola litri di birra ogni giorno sono vere.

La bevanda è sicuramente diversa da quella che siamo abituati a bere in Italia, meno frizzante e forse anche meno forte, ma il quantitativo che si riesce a tracannare in quei giorni a Monaco è qualcosa di assolutamente inconcepibile da noi: provate a scolarvi 3-4 litri (cifre che si raggiungono tranquillamente senza ridursi allo stato vegetale) al bar sotto casa e poi ne riparliamo.

oktoberfest10

Ci vediamo a Monaco. Ein Prosit!

oktoberfest21

Altri racconti OKTOBERFEST La città - capitolo 3
You may also like
Altri racconti OKTOBERFEST La città – capitolo 3
Altri racconti: OKTOBERFEST IL VIAGGIO – capitolo 2
Altri racconti: OKTOBERFEST STORIA – capitolo 1

Leave a Reply