Cile: da Roma alla Patagonia – Giorni 1 e 2
01/06/17 – Giorno 1 – Roma – Santiago del Cile
02/06/17 – Giorno 2 – Santiago – Puerto Montt – Punta Arenas – Puerto Natales
Stavo per prenotare online un volo per le Filippine.
Era quella la vacanza su cui stavo lavorando da qualche settimana: mare, caldo, isole, zaino leggero e tutto abbastanza semplice. Poi, all’ultimo momento, è arrivata la solita vocina maledetta dei viaggiatori: “Perché non controlli ancora quel volo diretto Alitalia per Santiago del Cile che monitori da un anno?”.
Quel volo lo avevo guardato decine di volte, ma stava sempre intorno ai 1.000 €.
Apro il sito, inserisco le date e vedo comparire una cifra completamente diversa: 590 € a testa.
A quel punto non ho ragionato molto. Ho preso la carta di credito e ho comprato due biglietti.
Quindici giorni dopo eravamo all’aeroporto di Roma, pronti per partire per il nostro viaggio in Cile zaino in spalla.
Non avevamo scelto il Cile più classico. Niente deserto di Atacama, niente Isola di Pasqua, niente itinerario comodo da cartolina. Avevamo deciso di scendere giù, molto giù, nella zona della Patagonia meridionale, della Terra del Fuoco e del Parco Nazionale Torres del Paine.
Il problema era che, per una volta, non avevo trovato quasi nessuna informazione davvero utile.
Tante persone erano state in Cile, ma quasi tutte avevano fatto il nord, il deserto, Santiago, Valparaiso o al massimo la Patagonia più turistica. Noi invece volevamo andare a giugno, in pieno inverno australe, in una zona fredda, lontana e non proprio immediata da organizzare.
Sapevamo solo poche cose: avremmo avuto poco tempo, distanze enormi, prezzi alti e un clima probabilmente infame.
Insomma, dopo dieci anni di viaggi zaino in spalla, questo Cile sembrava già un bel test.

Partenza da Roma
Alle 22:00 partiamo puntuali da Roma con volo diretto per Santiago del Cile.
Prima di salire mi preparo come se stessi entrando in letargo: tuta, infradito, sciarpa, felpetta e modalità sopravvivenza attivata. Davanti abbiamo circa 15 ore di volo, quasi 12.000 chilometri, sei ore di fuso orario indietro e pochissima voglia di stare seduti composti.
Viaggiamo su un Boeing 777-200ER. Per un volo così lungo mi aspettavo qualcosa di più comodo e moderno, invece troviamo sedili stretti, spazi ridotti, niente prese USB, schermi piccoli e pochi film.
La buona notizia è che il volo è mezzo vuoto.
Dopo un rapido studio del territorio, individuo una fila da tre libera e me ne approprio con la delicatezza di chi sta difendendo l’ultimo posto letto in ostello.
Ceno, guardo un film, mi sistemo alla meglio e mi addormento. Non so ancora come sia stato possibile, ma riesco a dormire quasi dieci ore, cullato dalle turbolenze leggere che ci accompagnano per buona parte del volo.
Quando ci svegliamo, facciamo appena in tempo a fare colazione, siamo arrivati a Santiago del Cile.
Sono le 07:10 del mattino, fuori ci sono circa 4 gradi e davanti a noi non c’è ancora una città da visitare, ma un altro trasferimento infinito.
Arrivo a Santiago e nuovi voli verso sud
A Santiago passiamo i controlli d’ingresso e restiamo direttamente in aeroporto.
Qualche giorno prima della partenza avevo comprato sul sito di Sky Airline il volo interno per scendere fino a Punta Arenas. Il percorso era diviso in due tratte:
- Santiago – Puerto Montt: 10:10 – 11:55
- Puerto Montt – Punta Arenas: 12:15 – 15:35
- Costo totale: 60 € a persona.
Dopo 15 ore di aereo, farne subito altre quattro non è esattamente una carezza. Però il Cile è lunghissimo e, se hai solo due settimane, i voli interni diventano quasi obbligatori.
Il tempo purtroppo è brutto. Piove, il cielo è chiuso e dal finestrino si vede poco. Ogni tanto però, tra una nuvola e l’altra, appare la Cordigliera delle Ande, tutta innevata, lunghissima, seria, quasi minacciosa.
È il primo vero segnale che non siamo finiti nel solito Sud America caldo, colorato e rumoroso, questo è un altro viaggio.
Arrivo a Punta Arenas
Atterriamo a Punta Arenas puntuali nel pomeriggio.
A questo punto avevamo due possibilità: fermarci in città e iniziare subito a puntare verso la Terra del Fuoco, oppure raggiungere Puerto Natales, base più comoda per esplorare il Parco Nazionale Torres del Paine.
Alla fine scegliamo Puerto Natales.
Dal piccolo aeroporto di Punta Arenas si può raggiungere sia la città sia Puerto Natales. Fuori dall’entrata principale partono taxi e bus. L’aeroporto ha anche il Wi-Fi, cosa molto utile se, come noi, arrivi senza avere tutto perfettamente prenotato.
Per Punta Arenas centro ci vogliono circa 20 minuti. Per Puerto Natales invece sono circa 230 km, le compagnie principali sono Bus Fernandez e Bus Sur.
Il primo bus disponibile è pieno, quindi prendiamo quello della Bus Fernandez delle 17:30, pagato circa 8 €, con arrivo previsto a Puerto Natales intorno alle 20:00.

Il bus per Puerto Natales
Bus per Puerto Natales
Il viaggio in bus verso Puerto Natales è il nostro primo vero contatto con la Patagonia cilena.
Fuori dal finestrino inizia a scorrere un paesaggio enorme, vuoto, freddo, spazzato dal vento. Non ci sono troppe luci, non ci sono città, non c’è quella sensazione di Sud America caotico a cui eravamo abituati.
Qui tutto sembra più largo, più duro, più silenzioso.
Arriviamo a Puerto Natales verso le 20:00, è notte e fa un freddo cane.
Proviamo a cercare un ostello a piedi, ma dopo cinque minuti siamo già mezzi congelati. A quel punto molliamo subito l’orgoglio backpacker e prendiamo un taxi per circa 1 €.
Ci facciamo portare all’Hostal W Circuit, consigliato da Hostelworld, dove ontrattiamo una camera doppia con bagno privato, senza colazione, per 25 € a notte.
Non abbiamo nemmeno la forza di uscire a cena.
Siamo partiti da Roma il giorno prima, abbiamo attraversato l’Atlantico, fatto scalo a Santiago, preso due voli interni, attraversato la Patagonia in bus e siamo arrivati a Puerto Natales di notte, in pieno inverno.
Ci buttiamo a letto, il viaggio in Cile è appena iniziato, ma la Patagonia ci ha già fatto capire una cosa: qui non si scherza.

