Tuscia Home Backpackers

About Me

03/10/12 – Giorno 2 – Tappa 2 – Delhi

Arriviamo a Delhi e prendiamo subito un taxi per raggiungere l’Hotel Vivek, che avevo prenotato online prima della partenza.

Siamo nel cuore di Paharganj, sulla via del Main Bazar, una di quelle strade dove è possibile trovare, comprare e probabilmente anche immaginare di tutto.

E quando dico tutto, intendo proprio tutto. Senza troppa ipocrisia.

Main Bazar è uno di quei posti che ti sbattono l’India addosso appena scendi dal taxi. Gente ovunque, rumore, motorini, clacson, odori, bancarelle, insegne, fili elettrici, venditori, viaggiatori, tuk tuk, mucche e quella confusione continua che all’inizio non capisci se sia caos puro o una forma di ordine che ancora non riesci a leggere.

Qui puoi vedere con i tuoi occhi ciò che per anni hai visto in televisione, nei documentari o nelle foto dei viaggiatori: un mondo intero concentrato in poche centinaia di metri.

Ogni dieci passi qualcuno ti ferma, ti chiede se hai bisogno di aiuto, ti propone un hotel, un taxi, un tour, un negozio, un cambio valuta, una soluzione, una scorciatoia, una risposta a una domanda che magari non hai nemmeno fatto.

Benvenuti nel quartiere backpacker di Delhi.

Paharganj, il quartiere backpacker di Delhi

Paharganj è uno dei quartieri più conosciuti dai viaggiatori zaino in spalla. Non perché sia bello in senso classico; anzi.

È caotico, sporco, rumoroso, faticoso, pieno di hotel economici, agenzie, ristorantini, bancarelle e negozi di ogni genere, però è anche comodo.

Si trova vicino alla stazione ferroviaria di New Delhi, è collegato alla metropolitana ed è uno dei punti migliori per chi arriva in India senza troppi programmi, con lo zaino sulle spalle e la voglia di organizzare il viaggio strada facendo.

Noi avevamo prenotato solo l’albergo. Niente treni ne voli interni. Niente itinerario chiuso.

Avevamo però già un’idea abbastanza precisa: fare nei primi giorni il giro Varanasi – Khajuraho – Agra – Jaipur, possibilmente tutto in treno.

Quindi, appena sistemati all’Hotel Vivek, partiamo verso la stazione ferroviaria.

Alla stazione di Delhi per prenotare i treni

La stazione di Delhi è il primo vero assaggio del sistema ferroviario indiano, un mondo nel mondo.

Gente ovunque, file, sportelli, binari, bagagli, famiglie, viaggiatori, venditori, voci, attese, cartelli, rumori e una quantità di informazioni che sembrano sempre troppe e mai abbastanza. Andiamo all’ufficio turistico della stazione, vicino al quartiere, per provare a prenotare i biglietti ferroviari.

L’idea era semplice: prendere il treno per Varanasi e poi proseguire verso Khajuraho, Agra e Jaipur. Semplice sulla carta.

In India, però, la carta e la realtà non sempre si parlano; il treno per Varanasi, per i giorni successivi, è pieno.

Completamente pieno, non c’è posto, per gli altri tragitti, invece, riusciamo a organizzare qualcosa.

A quel punto dobbiamo cambiare piano. E lo facciamo subito.

Cambio programma: volo da Delhi a Varanasi

Torniamo all’Hotel Vivek. Al primo piano c’è un’agenzia viaggi, una di quelle agenzie tipiche dei quartieri backpacker, dove in pochi metri quadrati si organizzano voli, treni, bus, taxi, tour, mezzi miracoli e forse anche qualche piccola illusione.

Decidiamo di comprare lì il biglietto aereo Delhi – Varanasi, è una soluzione molto più veloce del treno e ci fa risparmiare quasi un giorno intero di viaggio.

Il biglietto ci costa circa 50 euro, per noi è perfetto.

Varanasi era una delle tappe più importanti del viaggio e non volevamo rischiare di perdere troppo tempo già all’inizio.

Con il volo sistemato, torniamo di nuovo alla stazione ferroviaria e prenotiamo gli altri biglietti:

  • Varanasi – Khajuraho
  • Khajuraho – Agra
  • Agra – Jaipur

In pratica, in poche ore, Delhi ci ha già insegnato una delle prime regole dell’India: puoi avere un’idea, ma devi essere pronto a cambiarla subito.

Camminare senza meta per la città

Passiamo la sera e tutto il giorno dopo camminando senza una vera direzione. Prendiamo un paio di volte la metropolitana, saliamo su qualche bus, arriviamo nella città vecchia, entriamo in qualche bazar, guardiamo, più che visitare.

Delhi non è una città che al primo impatto riesci davvero a capire. È troppo grande, troppo piena, troppo rumorosa, troppo veloce e troppo lenta allo stesso tempo.

Ci sono strade che sembrano mercati, mercati che sembrano labirinti, incroci che sembrano battaglie, persone ovunque, venditori ovunque, animali ovunque.

E poi, in mezzo a tutto questo, monumenti enormi, moschee, fortezze, mura rosse, palazzi, parchi e pezzi di storia che spuntano all’improvviso.

Il primo impatto con l’India vera

Rimaniamo spesso in silenzio, non perché non ci sia niente da dire, al contrario.C’è troppo.

Troppo da guardare, da capire, da digerire.

L’India, appena arrivati, non ti lascia il tempo di prendere confidenza. Ti prende e ti butta dentro.

Noi camminiamo in mezzo a questo mondo fuori dal mondo, così strano, così metafisico, mille volte visto nei film e letto nei libri, e ora finalmente lì, davanti ai nostri occhi.

Non è una sensazione semplice, è un misto di fascino, stanchezza, confusione, curiosità e stupore.

Non capisci ancora se ti piace, però capisci subito che ti interessa, che ti prende e non ti lascia indifferente.

E forse è proprio questo il primo vero impatto con Delhi: non la ami subito, non la capisci subito, non la domini mai, però ti entra addosso.

E da quel momento il viaggio in India è iniziato davvero.

0

post a comment