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About Me

Molti amici, quando parlo dei miei viaggi, mi prendono un po’ in giro.

Mi dicono che corro troppo, che passo da un posto all’altro come una trottola, che per capire davvero una nazione servono giorni, settimane, mesi, forse anni.

Probabilmente hanno ragione.

Quando viaggio, però, sento sempre una specie di vento dietro le spalle. Una spinta fortissima, quasi incontrollabile, che raramente mi fa restare fermo più di qualche giorno nello stesso posto.

Mi piace muovermi, mi piace prendere un treno per ore, salire su un autobus senza sapere bene cosa mi aspetta, cambiare programma in cinque minuti e ritrovarmi dalla parte opposta del Paese.

Non so se sia il modo giusto di viaggiare, forse no, ma per ora è il mio.

Anche perché, nella vita normale, non ho mai mesi interi a disposizione. Di solito ho venti, venticinque giorni, a volte anche solo una settimana o dieci giorni. E allora preferisco vedere poco di tanti posti, piuttosto che tanto di uno solo.

In molti Paesi questo tipo di viaggio funziona.

Diventa una scommessa, una piccola prova di resistenza, un modo per assaggiare mondi diversi e tornare a casa con la sensazione di aver visto almeno una parte di quello che avevi immaginato prima di partire.

Con l’India, però, le considerazioni che abbiamo sempre fatto cambiano, l’India non si lascia prendere di corsa.

È troppo grande, troppo diversa, troppo lenta e troppo caotica nello stesso momento.

Ogni regione sembra una nazione a parte. Ogni città ti consuma in modo diverso. Delhi ti prende a schiaffi, Varanasi ti entra sotto pelle, Khajuraho ti sorprende in silenzio, Agra ti lascia davanti al Taj Mahal senza troppe parole, Jaipur ti stanca, Goa ti rallenta, Hampi ti fa venire voglia di fermarti.

Noi abbiamo fatto un viaggio bellissimo, intenso, pieno, zaino in spalla, con treni, bus, voli interni, guesthouse, cambi di programma e tanta strada.

Ma se devo essere sincero, abbiamo solo sfiorato l’India, l’abbiamo attraversata più che capita.

L’abbiamo guardata, assaggiata, subita, amata a tratti e odiata in altri momenti.

Per questo, se avete pochi giorni, uno zaino sulle spalle e l’orologio sempre in mano, forse l’India non è il viaggio più semplice da fare.

Veniteci se è davvero un sogno, veniteci se siete pronti a essere stanchi, confusi, sporchi, affascinati e qualche volta anche delusi.

Perché l’India pretende tempo, tempo per capirla, per sopportarla, per odiarla un po’ e magari, alla fine, per iniziare ad amarla.

Noi ci siamo stati troppo poco, però abbastanza per capire una cosa: l’India non finisce quando torni a casa.

Resta lì, aperta, rumorosa, enorme, come una domanda a cui prima o poi vorrai tornare a rispondere.

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