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Induismo è una parola comoda, ma dentro questa parola c’è un mondo enorme.

Non è una religione semplice da definire, soprattutto se la guardiamo con occhi occidentali. Non ha un fondatore unico, non ha un solo profeta, non ha una chiesa centrale e non ha un unico libro sacro valido per tutti nello stesso modo.

Più che una religione compatta, l’Induismo è un insieme vastissimo di credenze, riti, filosofie, culti, testi, divinità, pratiche quotidiane e modi diversi di vivere il sacro. Britannica lo descrive proprio come una tradizione religiosa complessa, con molte manifestazioni regionali, rituali e filosofiche.

Per questo, più che “capirlo” tutto, bisogna provare ad avvicinarlo, con rispetto e calma e magari accettando fin dall’inizio che qualcosa continuerà sempre a sfuggire.

Una religione antichissima

L’Induismo è considerato una delle religioni più antiche ancora praticate.

Le sue radici vengono spesso collegate alla tradizione vedica, sviluppatasi nel subcontinente indiano molti secoli prima di Cristo. Nel tempo si è trasformato, arricchito, frammentato e adattato a regioni, lingue, caste, scuole filosofiche e tradizioni locali diverse.

Oggi è una delle grandi religioni mondiali. In India, secondo il censimento ufficiale del 2011, gli induisti rappresentavano circa il 79,8% della popolazione; i dati ufficiali classificano anche musulmani, cristiani, sikh, buddhisti, jainisti e altre comunità religiose.

Ma ridurre l’Induismo a una percentuale sarebbe impossibile, perché l’Induismo non vive solo nei templi.

Vive nei gesti quotidiani, nelle offerte, nei pellegrinaggi, nei fiumi sacri, nelle feste, negli altari domestici, nei segni sulla fronte, nei racconti mitologici, nel rapporto con gli animali, nel modo di intendere la vita e la morte.

Karma, samsara e reincarnazione

Uno dei concetti centrali dell’Induismo è il karma.

Il karma, in modo molto semplice, è la legge delle azioni e delle conseguenze. Ogni gesto, ogni scelta, ogni comportamento lascia una traccia. Le azioni buone possono contribuire a una condizione migliore, mentre quelle negative possono legare l’anima a nuove sofferenze.

Questo concetto si collega al samsara, cioè il ciclo continuo di nascita, morte e rinascita.

Secondo molte tradizioni induiste, l’anima non vive una sola vita. Attraversa invece un lungo percorso fatto di reincarnazioni. La vita presente non è quindi un episodio isolato, ma una tappa dentro un cammino molto più ampio.

Il fine ultimo è la moksha, cioè la liberazione dal ciclo delle rinascite.

Qui bisogna fare una piccola precisazione: spesso si usa la parola “nirvana” anche parlando dell’Induismo, ma il termine più corretto, in questo contesto, è moksha. “Nirvana” è più legato al Buddismo, anche se i due concetti possono sembrare vicini.

Il sacro nella vita quotidiana

Una delle cose più affascinanti dell’Induismo è che il sacro non è separato dalla vita quotidiana.

Non serve entrare in un grande tempio per incontrarlo.

Lo si vede in una piccola statua dentro un negozio, in un altare domestico, in un’offerta lasciata sotto un albero, nel latte versato su una divinità, nei fiori, nell’incenso, nella polvere colorata, nei campanelli dei templi, nel saluto rivolto a un’immagine sacra.

In molti Paesi la religione sembra vivere soprattutto nei luoghi di culto.

Nell’Induismo, invece, spesso sembra uscire dai templi e occupare la strada, diventa odore, suono, colore, gesto.

Templi e luoghi sacri

I templi induisti possono essere enormi o minuscoli.

Ci sono grandi complessi monumentali e piccole cappelle di quartiere. Ci sono altari nelle case, santuari lungo le strade, luoghi sacri all’aperto, alberi venerati, montagne, grotte e fiumi.

Il tempio non è solo un edificio, è un luogo vivo.

Si entra, si tolgono le scarpe, si suona una campana, si porta un’offerta, si riceve una benedizione, si cammina intorno alla divinità, si osservano statue, fiori, fuoco, fumo e colori.

Per un viaggiatore, la regola è semplice: rispetto.

Togliere le scarpe dove richiesto, coprire spalle e gambe, non fotografare se non è permesso, non toccare statue o oggetti sacri, guardare prima di agire.

Nei luoghi sacri, soprattutto in India, il primo gesto intelligente è osservare.

I testi sacri dell’Induismo

L’Induismo ha una tradizione immensa di testi sacri, poetici, filosofici, mitologici e rituali.

Tra i più importanti ci sono:

  • Veda, tra i testi più antichi e fondamentali;
  • Upanishad, testi filosofici centrali;
  • Mahabharata, grande poema epico;
  • Bhagavad Gita, parte del Mahabharata e uno dei testi più letti;
  • Ramayana, poema dedicato alla storia di Rama;
  • Purana, raccolte mitologiche e devozionali.

Non sono testi da leggere come un unico libro ordinato.

Sono piuttosto una biblioteca enorme, stratificata, antica, vissuta in modi diversi a seconda delle scuole, delle regioni e delle tradizioni.

Divinità dell’Induismo

L’Induismo viene spesso descritto come una religione con moltissime divinità.

Più che contarle, però, bisogna capire il principio: il divino può manifestarsi in molte forme, nomi, immagini e aspetti diversi.

Tra le figure principali c’è la Trimurti, formata da:

  • Brahma, legato alla creazione;
  • Vishnu, legato alla conservazione e alla protezione;
  • Shiva, legato alla distruzione, alla trasformazione e alla rigenerazione.

Accanto a loro ci sono molte altre divinità amatissime:

  • Ganesha, il dio con la testa di elefante, legato alla saggezza e alla rimozione degli ostacoli;
  • Kali, dea potente e terribile, associata all’energia e alla distruzione del male;
  • Parvati, sposa di Shiva e figura materna;
  • Lakshmi, dea della prosperità;
  • Saraswati, dea della conoscenza, della musica e delle arti;
  • Hanuman, simbolo di forza, devozione e coraggio;
  • Krishna e Rama, avatar di Vishnu e figure centrali della devozione popolare.

Questa ricchezza di figure rende l’Induismo difficile da ordinare, ma anche incredibilmente affascinante.

Ogni divinità ha simboli, animali, storie, colori, templi, feste e forme diverse.

Le caste dell’Induismo 

Parlare di Induismo e società indiana senza citare le caste sarebbe impossibile.

Il sistema tradizionale distingue quattro grandi gruppi, chiamati varna:

  • Brahmini, sacerdoti e studiosi;
  • Kshatriya, guerrieri e governanti;
  • Vaishya, commercianti e agricoltori;
  • Shudra, lavoratori e servitori.

Fuori da questo schema sono stati storicamente collocati i gruppi un tempo chiamati “intoccabili”, oggi indicati più correttamente come Dalit o, nella terminologia ufficiale indiana, Scheduled Castes.

È importante dirlo bene: l’intoccabilità è stata abolita dalla Costituzione indiana e la discriminazione basata sulla casta è formalmente vietata. Questo però non significa che il problema sia scomparso dalla società reale. Britannica sottolinea che i Dalit, ufficialmente Scheduled Castes, rappresentano ancora una parte significativa della popolazione e che il tema resta socialmente rilevante.

Per chi viaggia in India, le caste non sono sempre visibili in modo immediato, ma esistono ancora come chiave sociale, culturale, familiare e politica.

Guru, sadhu e uomini sacri

Nel mondo induista hanno un ruolo importante anche i guru, cioè maestri spirituali, e i sadhu, asceti che rinunciano alla vita ordinaria per dedicarsi alla ricerca religiosa.

In India si incontrano figure molto diverse: maestri veri, pellegrini, monaci, eremiti, uomini sacri, santoni e anche personaggi ambigui che vivono sulla curiosità dei viaggiatori.

Qui serve equilibrio, rispetto, sì; ngenuità, no.

Da una parte c’è un mondo spirituale profondissimo. Dall’altra, come ovunque, esistono anche spettacolarizzazione, turismo religioso e falsi maestri.

Il Gange e i fiumi sacri

Il Gange, per l’Induismo, è molto più di un fiume, è madre, dea, purificazione, vita, morte e passaggio.

Bagnarsi nelle sue acque, soprattutto in luoghi sacri come Varanasi, ha un valore spirituale enorme. Lungo i ghat si prega, ci si lava, si offrono fiori, si accendono candele, si salutano i morti e si celebra la vita.

Per chi arriva da fuori può essere difficile da comprendere.

La vita e la morte stanno una accanto all’altra, senza separazione netta.

Un uomo si immerge nel fiume, una famiglia prega, una barca passa lentamente, poco più in là, una pira funeraria brucia e tutto appartiene allo stesso respiro.

Induismo

Cremazione a Varanasi

Cremazione e morte nell’Induismo

La cremazione è uno degli aspetti più forti e impressionanti dell’Induismo.

Nella visione induista, la morte non è una fine assoluta, ma un passaggio. Il corpo viene lasciato, mentre l’anima continua il suo cammino nel ciclo delle rinascite.

La cremazione permette al corpo di tornare agli elementi e all’anima di proseguire il suo percorso. Britannica ricorda che la cremazione è una pratica molto desiderata dai devoti induisti e che molti desiderano essere cremati a Varanasi, con le ceneri poi deposte nel Gange.

La cerimonia tradizionale può prevedere che il corpo venga portato dai parenti verso il ghat, avvolto in tessuti, cosparso di fiori e profumi, poi posto su una pira di legna.

Il fuoco brucia per ore, tutto avviene spesso con una calma che per noi occidentali può sembrare quasi impossibile.

Pochi pianti plateali, poca teatralità, molto rito, molto silenzio, molta accettazione.

Il luogo più famoso per assistere a questo rapporto tra morte, fuoco e liberazione è Varanasi, sulle rive del Gange.

Ma bisogna ricordare una cosa: non è uno spettacolo.

È un rito sacro e davanti a un rito sacro si abbassa la macchina fotografica e si guarda con rispetto.

In sintesi: cos’è l’Induismo

  • L’Induismo è una delle religioni più antiche ancora praticate.
  • Non ha un fondatore unico, un profeta unico o una chiesa centrale.
  • È un insieme di culti, testi, filosofie, riti, divinità e tradizioni.
  • Karma, samsara, reincarnazione e moksha sono concetti fondamentali.
  • Il sacro vive nei templi, ma anche nella strada, nelle case e nei gesti quotidiani.
  • Le divinità sono numerosissime e rappresentano diverse forme del divino.
  • Il sistema delle caste è stato abolito nella sua forma discriminatoria dalla legge, ma resta un tema sociale importante.
  • La cremazione ha un ruolo fondamentale nel rapporto induista con la morte.
  • Varanasi è uno dei luoghi più forti per comprendere tutto questo.

L’Induismo non si capisce in un articolo, forse non si capisce nemmeno in una vita.

Però si può iniziare a guardarlo con rispetto, senza volerlo semplificare troppo; ed è già qualcosa.

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