Cile: Valparaiso, viaggio nella Napoli sudamericana
Valparaiso, o più semplicemente Valpo, è una di quelle città che non puoi raccontare bene con due parole.
O la ami o la odi, un po’ come Napoli.
È sporca, colorata, incasinata, affascinante, malinconica, aristocratica, popolare, vintage, cosmopolita, brillante, decadente, incredibile e viva. Tutti aggettivi che le stanno bene addosso, ma nessuno basta davvero a definirla.
Valparaiso è la città di Allende, Pinochet e Neruda, una città simbolo per i cileni, luogo di ispirazione per poeti, pittori, artisti e viaggiatori.
Si trova a circa 120 km da Santiago, un’ora e mezzo di bus o macchina, e conta circa 275.000 abitanti. Insieme a Vina del Mar, Concon, Quilpe e Villa Alemana forma un’unica grande area urbana di quasi 800.000 abitanti.
Arrivare qui da Santiago significa cambiare completamente mondo.
Santiago è capitale, traffico, palazzi, Ande sullo sfondo.
Valparaiso invece è porto, salite, case colorate, murales, fili elettrici, scale, ciottoli, foschia, oceano e caos.
Appena la vedi capisci subito una cosa: non sarà una città normale.
Arrivo a Valparaiso
Noi arriviamo a Valparaiso durante l’escursione del Giorno 11, dopo la sosta nella Valle di Casablanca e il giro a Vina Casas del Bosque.
Dalla valle alla città ci vuole circa mezz’ora, ma il paesaggio cambia di colpo.
La campagna lascia spazio al porto, alle colline, alle case ammassate, alle salite impossibili, ai cavi elettrici, ai colori, alla foschia del Pacifico e a quella sensazione di città impossibile da mettere in ordine.
Valparaiso non assomiglia a Santiago, non assomiglia alla Patagonia, non assomiglia nemmeno a Vina del Mar, che è attaccata ma sembra appartenere a un altro mondo.
Valparaiso ha un’identità tutta sua, è disordinata, verticale, portuale, artistica, malinconica, colorata e ruvida.
Appena la vedi ti prende oppure ti respinge, ma difficilmente ti lascia indifferente.
La Sebastiana, la casa di Neruda
La prima tappa è La Sebastiana, la casa museo di Pablo Neruda a Valparaiso.
La casa domina la città dall’alto e già dall’esterno ha qualcosa di particolare. Sembra quasi una nave ferma sulla collina, alta, irregolare, piena di finestre, con la vista sul porto e sulla baia.

La Sebastiana, la casa museo di Pablo Neruda a Valparaiso, affacciata sui cerros e sul porto.
La Sebastiana è una delle tre case museo legate a Neruda, insieme a La Chascona a Santiago e Isla Negra sulla costa. Dentro conserva oggetti, ricordi, mappe, quadri, collezioni e tutto quel mondo poetico e un po’ folle che apparteneva a Neruda.
Il gruppo entra nel museo, noi invece scegliamo di non fare la visita completa.
A volte i musei sono bellissimi, ma il tempo è poco e Valparaiso fuori chiama più forte.
Preferiamo camminare nel quartiere, perderci un po’ tra strade, scale, punti panoramici e case colorate, guardare la città dall’alto e respirare l’atmosfera dei cerros.
Il panorama sarebbe spettacolare, ma la foschia rovina un po’ la visuale.
Ci dicono che è abbastanza normale: il Pacifico, l’umidità e la forma della città regalano spesso questa nebbiolina sospesa tra porto e colline.
Eppure anche così Valparaiso funziona, forse persino di più, la foschia le aggiunge quel velo malinconico che le sta benissimo.
La città verticale
Il primo impatto con Valparaiso è fortissimo: è una città verticale.
Costruita su colline, picchi, pendii e strade ripidissime, sembra un enorme anfiteatro urbano che scende verso il mare.
Ogni direzione è una salita o una discesa, scale, gradini, rampe, curve, passaggi stretti, terrazze, muri dipinti, campetti, botteghe, vecchi edifici, balconi, lamiere, fili elettrici, case colorate una sopra l’altra.

Scale colorate, ciottoli, salite e case dipinte: Valparaiso è una città completamente verticale.
In certi momenti sembra più ripida di San Francisco, solo che qui tutto è meno ordinato, meno patinato, più vissuto.
Valparaiso non si mette in posa, ti viene addosso.
La città non si capisce camminando in piano. Bisogna salire, scendere, sbagliare strada, guardare i muri, fermarsi a metà scalinata, girarsi verso il porto e capire che la sua bellezza non è classica.
Sta nell’accumulo, nel caos, nella stratificazione.
Nelle case che sembrano appoggiate una sopra l’altra, nella street art che invade tutto, nel rapporto continuo tra mare e collina.

Una casa consumata dal tempo, fili elettrici ovunque e una bici dipinta sul muro: Valparaiso è fatta anche di questi dettagli.
Una città costruita senza regole
Valparaiso, vista nel suo insieme, sembra un grande ammassamento senza regole.
Alla fine dell’Ottocento, in pieno boom economico e demografico, la città è cresciuta in fretta, senza un vero piano regolatore e urbanistico. Il risultato è questo mostro meraviglioso e sgangherato, dove tutto convive con tutto.
Palazzotti residenziali, ville, edifici coloniali, palazzi decorati, case popolari, lamiere, colori, scale, chiese, terrazze, ciottoli, stradine strette e ripide.
Il centro storico è un dedalo di vie, strade, stradine, viuzze, salite e discese.
Le case sono spesso rivestite con resti delle navi del XIX secolo e colorate con le vernici avanzate. Anche da qui nasce quell’aspetto unico, un po’ povero e un po’ geniale, un po’ marinaro e un po’ artistico.
Valparaiso è un mostro ecologico.
Ma è un mostro bellissimo.
Uno di quei posti dove il disordine non è solo degrado, ma diventa identità.
Gli ascensori di Valparaiso
Essendo una città tutta in pendenza, Valparaiso ha dovuto inventarsi un modo per collegare la parte bassa con i quartieri alti.
Così sono nati i suoi famosi ascensori, costruiti dagli immigrati inglesi.
Un tempo erano 26, oggi ne restano in funzione solo alcuni, ma continuano a essere uno dei simboli più belli e particolari della città.
Si chiamano ascensori, ma in realtà sembrano piccole funicolari ripidissime, lente, vecchie, rumorose, perfette per Valparaiso.
In pochi secondi passi dal caos della parte bassa alla vista dall’alto sui tetti, sui cerros, sul porto e sull’oceano.
Sono mezzi semplici, quasi fuori dal tempo.
E raccontano benissimo questa città verticale, nata tra mare e collina.
Barrio Bellavista e i murales
Valparaiso è famosa soprattutto per i suoi murales e graffiti.
La street art qui non è decorazione, è linguaggio urbano.
Racconto, protesta, identità, poesia, rabbia, memoria.
Gran parte delle case e dei palazzi è coperta di colori. Si cammina e si ha la sensazione di essere dentro un enorme museo all’aperto, senza biglietto, senza sale, senza percorso obbligato.
Il nostro giro attraversa soprattutto la zona del Barrio Bellavista, uno dei quartieri più conosciuti per i murales.
Case colorate, scale dipinte, graffiti, muri enormi, angoli improvvisi, porte decorate, facciate rovinate e poi salvate dal colore.

Nel Barrio Bellavista le case diventano tele enormi, coperte di volti, colori e murales.
Non devi cercare “il murales famoso”, ne trovi ovunque, quasi a ogni angolo.
Molti murales furono creati e dipinti dagli studenti tra il 1969 e il 1976, in un periodo di grande fermento politico e culturale. Tanti furono poi cancellati durante il governo di Pinochet, ma lo spirito artistico della città non è mai sparito.
Anzi, oggi è forse la cosa più forte che Valparaiso mostra a chi arriva, una street art allo stato puro.
Un museo a cielo aperto che parte da Plaza Anibal Pinto e arriva fino al Barrio Bellavista, tra muri colorati, scale, terrazze e case arrampicate sui cerros.
Valparaiso è una delle città più colorate al mondo, ma il colore non la rende finta, la rende ancora più vera.
Il centro storico e il porto
Nel 2003 il quartiere storico della città portuale di Valparaiso è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, soprattutto per il suo valore legato alla storia marittima, commerciale e urbana del Pacifico.
E guardandola lo capisci, Valparaiso non è solo una città colorata.
È stata porto, scalo, snodo, ricchezza, migrazione, traffico marittimo, connessione tra oceani, arrivo e partenza.
Prima dell’apertura del Canale di Panama, il suo porto era uno dei più importanti dell’Oceano Pacifico e tra i più importanti del Sud America.
Oggi molte cose sono cambiate, ma la memoria portuale resta incollata alla città.
Scendendo verso il basso, Valparaiso torna a essere città di mare.
Navi, banchine, gru, barche, foschia, acqua grigia, rumori metallici e aria salmastra.

A Valparaiso la street art è ovunque: sui muri, sulle scale, negli angoli più normali della città.
Il porto è ancora oggi una parte fondamentale della sua identità, anche se il turismo tende spesso a raccontare solo i murales, i colori e i cerros.
Ma senza il porto Valparaiso non sarebbe Valparaiso, dall’alto i quartieri colorati guardano il Pacifico, in basso il porto continua a lavorare.
La capitale legislativa del Cile
Passando nella parte bassa vediamo anche la zona del Congresso Nazionale, trasferito qui durante la dittatura di Pinochet.
La cosa colpisce, per tutti Santiago è la capitale politica, economica e amministrativa del Cile, ma il Congresso si trova a Valparaiso.
È un dettaglio importante, perché racconta quanto questa città abbia avuto e continui ad avere un ruolo simbolico fortissimo nella storia cilena.
Valparaiso è stata anche la prima capitale dello Stato cileno, la prima città ad avere una stazione dei pompieri, tra l’altro italiana, la prima città cilena ad avere l’elettricità, il teatro e i quotidiani.
Non è solo una città bella da fotografare, è un pezzo enorme della storia del Cile.
La Napoli cilena
A Valparaiso si possono associare mille aggettivi.
Affascinante, malinconica, aristocratica, multiculturale, brillante, incredibile, vivace, vintage, cosmopolita.
Ma forse il paragone che la racconta meglio è quello con Napoli.
Perché anche Valparaiso è una città che divide, o la ami o la odi.
È una città d’arte, un mix tra moderno e coloniale, tra ricchezza passata e disordine presente, tra mare e salite, tra poesia e caos.
Non è pulita, non è facile, non è comoda, non è rassicurante, però ha carattere.
E quando una città ha carattere, tutto il resto passa in secondo piano.
Valparaiso e il pesce
Non bisogna poi dimenticare che Valparaiso è anche uno dei centri culinari più importanti del Cile.
Qui si mangia uno dei migliori pesci della nazione, soprattutto nella zona del mercato generale e nei ristoranti legati al porto.
D’altronde siamo in una città portuale, affacciata sul Pacifico, dove il mare non è solo panorama ma vita quotidiana.
Il pesce, il mercato, le barche, l’odore di salsedine, le banchine e il porto fanno parte della stessa identità.
Valparaiso non è solo da guardare, è anche da mangiare.

Poco tempo, troppa città
Noi restiamo a Valparaiso troppo poco.
Il tour organizzato ha i suoi vantaggi, soprattutto se hai un solo giorno da Santiago e vuoi vedere Valle di Casablanca, Valparaiso e Vina del Mar senza pensare a bus, coincidenze e orari.
Però Valparaiso non è una città da cronometro, meriterebbe almeno una giornata intera, meglio ancora una notte.
Bisognerebbe dormirci, vederla di sera, camminarla senza guida, prendere un ascensore, salire e scendere dai cerros, mangiare pesce, perdersi tra i murales, guardare il porto dalla collina, farsi fregare un po’ dal suo caos.
Noi ne vediamo solo un assaggio, ma basta, basta per capire che Valparaiso è uno dei luoghi più forti di tutto il viaggio in Cile.
Direzione Vina del Mar
Dal porto risaliamo sul pulmino e partiamo verso Vina del Mar, la distanza è breve, le due città sono praticamente attaccate e fanno parte della stessa grande area urbana costiera.
Ma l’atmosfera cambia in modo netto, Valparaiso è verticale, popolare, portuale, artistica, ruvida.
Vina del Mar è più ordinata, elegante, balneare, residenziale, dove Valparaiso sale sui cerros, Vina si stende verso il mare.
Dove Valparaiso mostra muri dipinti, case storte e salite impossibili, Vina propone spiagge, palazzi alti, casinò, lungomare, ristoranti e una faccia più turistica e borghese.
Non sono rivali, sono due anime opposte della stessa costa.
Ma se devo scegliere quella che resta più dentro, non ho dubbi: Valparaiso, la Napoli cilena, disordinata, colorata, malinconica e viva.

