Guatemala e Messico: un viaggio nato pazzo già prima di partire
Il viaggio in Guatemala e Messico è stato un viaggio pazzo.
Uno di quei viaggi che forse si fanno una volta nella vita e che, quando li racconti, sembrano quasi la trama di un film.
Non tanto per l’itinerario, per quello che abbiamo fatto o per i luoghi che abbiamo visto. È stato un viaggio pazzo soprattutto per il modo in cui è iniziato.
Erano anni che volevo conoscere la cultura centroamericana. Volevo vedere da vicino la vita messicana, il Mar dei Caraibi, le rovine Maya e soprattutto Tikal, uno di quei nomi che mi giravano in testa da tempo.
Ero curioso, anzi curiosissimo, di scoprire il ritmo della vita latina, le spiagge bianche, la barriera corallina, i colori, i mercati, la musica, la confusione, la gente.
Dovevo partire da solo.
Nella mia testa doveva essere un viaggio più interiore e pratico che di puro divertimento. Un viaggio per mettermi alla prova, per staccare, per capire qualcosa in più di me stesso e del mondo.
Un po’ ero spaventato, come succede sempre quando stai per partire da solo verso l’altra parte del mondo. Ma allo stesso tempo volevo andarci a ogni costo.
Volevo il Messico.
La nazione dei mille colori, dove si intrecciano storia, arte, cultura, vita di strada, divertimento e quella gente allegra e ospitale che ti fa sentire subito dentro qualcosa di vivo.
Poi, all’improvviso, tutto è cambiato.
A sole cinque ore dalla partenza, si è unito anche Gabriele.
E da quel momento il viaggio ha preso tutta un’altra strada.
Non era più il viaggio solitario che avevo immaginato.
Era diventata un’avventura improvvisata, istintiva, quasi folle. Una di quelle decisioni prese all’ultimo secondo che cambiano completamente il sapore di tutto quello che viene dopo.












































