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13/06/17 e 14/06/17 – Santiago del Cile / Roma

Oggi purtroppo si torna a casa, la frase peggiore di ogni viaggio.

Quella che arriva sempre troppo presto, anche quando sei stanco, anche quando hai dormito poco, anche quando hai preso bus, voli, traghetti, taxi, metro, camminato chilometri e cambiato letto quasi ogni sera.

Quando arriva il giorno del ritorno, tutto cambia sapore, lo zaino sembra più pesante, la colazione ha un’aria diversa.

Anche la città fuori dall’ostello, che fino al giorno prima era un posto da scoprire, diventa improvvisamente il luogo da cui devi partire.

Siamo ancora a Santiago del Cile, al La Chimba Hostel, nel Barrio Bellavista, il viaggio è praticamente finito.

Manca solo il trasferimento in aeroporto, il volo, l’attesa, le ore infinite sopra l’Atlantico e l’arrivo a Roma Fiumicino il giorno dopo.

Ultima mattina a Santiago

Facciamo colazione verso le 7. Niente grandi programmi, niente mercati, niente cerros, niente musei, solo zaini, controlli, documenti, aeroporto e ritorno.

È sempre strano l’ultimo giorno, fino alla sera prima eri ancora dentro il viaggio.

A Santiago avevamo camminato più di 20 km, visto l’università, la Estación Central, La Moneda, Plaza de Armas, la Cattedrale, il Mercado Central, il Rio Mapocho, il Cerro Santa Lucía e il Barrio Bellavista.

Ora, poche ore dopo, siamo già nella modalità opposta, non più scoprire ma chiudere, controllare di non aver dimenticato nulla, rimettere tutto nello zaino, salutare l’ostello, guardare per l’ultima volta il quartiere.

Pensare che ieri sera eravamo ancora in giro tra locali, birre e luci di Bellavista, mentre oggi siamo già proiettati verso l’Italia.

Transfer verso l’aeroporto

Dall’ostello prendiamo il servizio transfer, un minibus organizzato direttamente dalla struttura, costo: circa 20€.

Come tutti i taxi e i trasferimenti a Santiago, anche questo non è proprio economicissimo.

Però la mattina della partenza non abbiamo voglia di complicarci la vita, meglio pagare, caricare gli zaini e arrivare senza stress in aeroporto.

Per fortuna non c’è traffico, in circa 40 minuti siamo all’aeroporto internazionale di Santiago.

L’aeroporto, in un viaggio, ha sempre un’atmosfera sospesa, non sei più davvero nel Paese che stai lasciando, non sei ancora nel posto dove stai tornando.

Sei in mezzo, con lo zaino accanto, il biglietto in mano, il telefono che cerca il Wi-Fi, gli ultimi pesos da spendere e quella sensazione un po’ malinconica di fine corsa.

Santiago – Roma

Il nostro volo parte da Santiago alle 10:50, volo diretto Alitalia, più di 14 ore sopra il mondo, arriveremo a Roma Fiumicino alle 7 del mattino del giorno dopo.

Quattordici ore sono tante.

Hai tutto il tempo per dormire male, guardare film, ripensare al viaggio, sistemare appunti, riguardare foto, mangiare cibo da aereo, svegliarti, riaddormentarti, perdere completamente il senso dell’orario e chiederti perché il ritorno sembri sempre più lungo dell’andata.

All’andata hai l’adrenalina, al ritorno hai solo nostalgia e stanchezza.

Il Cile, dal finestrino dell’aereo, sparisce piano.

Cile zaino in spalla

Ultima immagine dall’aeroporto di Santiago prima del volo verso l’Italia, prima Santiago, poi le Ande, poi il continente, poi oceano.

E poi, ore e ore dopo, Europa.

Un viaggio corto, forse troppo corto

Il viaggio in Cile è stato corto., forse cortissimo, 14 giorni compresi i due dei voli sono pochi, tanto pochi, forse troppo pochi.

Il Cile è un Paese lunghissimo, enorme, verticale, fatto di mondi completamente diversi.

Nel nord c’è il deserto di Atacama, al centro ci sono Santiago, Valparaíso, le valli del vino, la costa, asud iniziano i laghi, i vulcani, Chiloé, la Patagonia.

Ancora più giù arrivano il vento, i ghiacciai, il Paine, Puerto Natales, Punta Arenas, la Terra del Fuoco.

Pensare di vedere davvero il Cile in 14 giorni è impossibile, noi lo sapevamo, però non ci importava.

Come sempre, siamo comuni lavoratori, dobbiamo fare i conti con le ferie, con i soldi, con il tempo disponibile e con la vita normale che aspetta a casa, è questo è il nostro modo di viaggiare.

Quando possiamo, partiamo, quando abbiamo pochi giorni, li usiamo ,quando un Paese è troppo grande, scegliamo una parte, quando non si può vedere tutto, vediamo quello che riusciamo.

Quello che volevamo vedere nel viaggio in zaino in spalla in Cile

Volevamo vedere il Cile e ci siamo venuti, volevamo mettere piede nella Terra del Fuoco, volevamo arrivare al Parco Nazionale Torres del Paine, vedere Valparaíso, la città di Allende, Pinochet, Neruda, dei murales, delle salite e delle case colorate.

Sognavamo di camminare per Santiago del Cile, dormire in un ostello backpacker, mangiare pesce al Mercado Central, salire al Cerro Santa Lucía e capire un po’ la capitale.

Non abbiamo visto tutto, non potevamo, non abbiamo fatto il W Circuit, non siamo andati ad Atacama, non abbiamo visto il nord, non siamo arrivati in Bolivia, non abbiamo avuto tempo per Chiloé, per i laghi, per un viaggio lento lungo tutto il Paese.

Ma non importa, un viaggio non è mai solo quello che riesci a vedere è anche quello che ti rimane da desiderare.

La Patagonia addosso

La parte più forte del viaggio resta la Patagonia, su questo non ho dubbi: Puerto Natales, il vento, il freddo, il Paine, la Base Torres, i laghi turchesi, le nuvole basse, il ghiaccio, la strada verso Punta Arenas, il traghetto per Porvenir, la Terra del Fuoco.

Quella sensazione di essere davvero in fondo al mondo, non un modo di dire.

Un luogo geografico, mentale, fisico, la Patagonia non è solo bella èpotente.

Ti entra addosso in un modo diverso rispetto a una città, a un monumento o a una spiaggia, ti fa sentire piccolo, ti fa venire voglia di tornare, ti fa capire che certi posti non basta vederli una volta.

Valparaíso e Santiago

Valparaíso, invece, è stata la sorpresa urbana.

Una città strana, storta, verticale, colorata, malinconica, piena di murales, scale, case, fili, salite, discese, porto e poesia, una città che o ami o odi.

Io l’ho amata forse perché mi ha ricordato Napoli, disordinata che non cercava di essere perfetta.

Santiago è stata diversa, meno poetica, più grande, moderna, metropolitana.

Però mi ha fatto venire un pensiero che non mi capita in tutte le città: qui potrei vivere per un po’, non per sempre, forse.

Ma abbastanza da avere un bar preferito a Bellavista, imparare la metro, camminare lungo il Mapocho, salire ogni tanto al Cerro Santa Lucía e guardare le Ande al mattino.

Arrivo a Roma

Dopo più di 14 ore di volo diretto arriviamo a Roma Fiumicino alle 7 del mattino del giorno dopo, fine, omeglio, fine del viaggio fisico.

Perché poi inizia l’altra parte, quella delle foto da sistemare, degli appunti da rileggere, degli articoli da scrivere, dei ricordi che tornano fuori a caso.

Della domanda: “dove andiamo la prossima volta?” Il rientro è sempre un piccolo trauma.

Passi in poche ore da Santiago del Cile a Roma, da un ostello del Barrio Bellavista a casa, da pesos cileni ed empanadas a caffè italiano e routine.

Sembra quasi impossibile che il giorno prima eri dall’altra parte del mondo, poi però guardi lo zaino, le scarpe sporche, le foto, i biglietti.

E capisci che è successo davvero.

Torni al lavoro, passano pochi giorni e ricominci, pronti, prontissimi, per il prossimo viaggio.

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