Tuscia Home Backpackers

About Me

Tappa 1 – Giorno 1 – 02/10/12 – Roma – Delhi

Partiamo da Roma con il volo internazionale diretto verso Delhi.

È il primo giorno del nostro viaggio in India zaino in spalla, quello in cui non sei ancora davvero partito con la testa, ma sai già che stai andando incontro a qualcosa di enorme.

Zaino pronto, documenti controllati, un po’ di agitazione addosso e quella sensazione strana che arriva solo prima dei viaggi importanti.

L’India era lì, da anni, un po’ sogno, un po’ paura, un po’ richiamo e adesso, finalmente, stavamo andando.

India zaino in spalla: l’inizio del viaggio

Ed eccoci.

Là dove misticismo, religione, spiritualità, povertà, corruzione e poesia si uniscono in un intreccio che dà forma a una delle nazioni più famose, complicate e magnetiche del mondo.

Benvenuti nel racconto del nostro viaggio in India zaino in spalla.

Chi c’è stato te lo dice sempre con quella faccia strana, come se stesse ancora cercando le parole giuste.

Ti dice che non esiste un posto più magico, più enigmatico, più duro, più faticoso.

Poi aggiunge sempre la stessa cosa: l’India o la odi o la ami. Ma se quell’amore ti prende davvero, non ti lascia più.

All’apparenza ti annienta.

Fa caldo. La gente sta ovunque. C’è casino, smog, sporcizia, rifiuti, escrementi, mucche, clacson, polvere, traffico, odori forti, corpi, mani, sguardi, richieste, venditori, bambini, mendicanti, risciò, cani, templi, moschee, altari, fumo, incenso e vita che ti arriva addosso senza chiedere permesso.

Se finisci in uno slum senza essere pronto, qualcosa dentro ti si sposta, se arrivi su un ghat nel momento sbagliato, o forse in quello giusto, rischi di rimanere scioccato per mesi.

C’è delinquenza, certo, c’è gente che appena vede un turista ti si attacca dietro per ore.

C’è la fatica continua di dover capire, contrattare, difenderti, scegliere, fidarti e non fidarti.

Difficile trovare un’altra nazione con tutte queste cose insieme, tutte così accentuate, tutte così sfacciate.

Eppure, eppure poi arrivano quei paesaggi color pastello da poesia pura.

Arrivano gli occhi delle persone, così caldi che ti entrano dentro e ti sciolgono qualcosa che non sapevi nemmeno di avere.

Arriva quel contrasto assurdo, dolce e salato, bellissimo e insopportabile, sacro e sporco, tenero e violento, che a me fa impazzire.

L’India è questo. Un pugno e una carezza nello stesso momento.

La spiritualità dell’India: mito o realtà?

Forse è anche per questo che, nonostante tutto quello che si dice, i turisti che arrivano qui sono molti meno di quelli che scelgono destinazioni più facili, più comode, più pulite, più rassicuranti.

Chi viene in India spesso cerca qualcosa.

Qualcuno cerca il Nord, le montagne, i monasteri, l’Himalaya, qualcuno cerca gli ashram dorati, magari nati dal sogno di qualche ex hippy americano o europeo, qualcuno fa il classico viaggio tra Varanasi, Agra e Rajasthan, qualcuno arriva per il Taj Mahal e poi si ritrova in mezzo a molto più di quanto immaginava.

E poi c’è la famosa spiritualità indiana, quella di cui parlano tutti.

A volte mi sono chiesto se fosse reale o se fosse solo un grande mito costruito dagli hippy degli anni Cinquanta e Sessanta.

Forse c’era e non c’è più, forse c’è ancora, ma noi non sappiamo più vederla, forse alcuni viaggiatori arrivavano qui con la testa talmente piena di charas, oppio, eroina e sogni occidentali da vedere spiritualità ovunque, anche dove non c’era.

È una mia ipotesi, probabilmente sbagliata.

Poi però penso al nord dell’India, alle montagne, ai monasteri, a mondi che sembrano appartenere a un’altra dimensione.

Penso a Varanasi, la leggendaria Benares, che da sola basterebbe a riempire di spiritualità tutta l’India e forse mezzo mondo.

Penso ai sadhu e ai guru che puoi incontrare per strada, scalzi, vestiti di niente o coperti solo da una tunica, persi nella loro ricerca, vera o presunta, di una liberazione che noi occidentali proviamo appena a nominare.

Ma sopratutto a tutte le religioni che convivono, si sfiorano, si scontrano e si mescolano: induisti, musulmani, buddisti, cristiani, sikh, giainisti, ebrei, atei, animisti.

Tutto insieme, xcome quasi da nessun’altra parte.

E allora sì, penso che se esiste un posto magico, spirituale, divino e allo stesso tempo completamente terreno, sporco, rumoroso e contraddittorio, quel posto è l’India.

L’India non si spiega in una frase

Poi però, appena ti convinci di questo, vedi una macchina fermarsi vicino a un ponte sul Gange.

Qualcuno scende, apre il portabagagli, prende sacchi di rifiuti e li butta nel fiume.

Così. Senza esitazione. Nel luogo più sacro di tutti. In mezzo all’indifferenza generale.

E lì l’India ti rimette subito al tuo posto.

Ti ricorda che non puoi capirla con una frase. Non puoi spiegarla con una fotografia ne  puoi ridurla a spiritualità, né a povertà, né a caos, né a bellezza.

L’India è tutto e spesso è tutto nello stesso istante, questo è l’inizio del nostro viaggio in India zaino in spalla.

Un viaggio che non sapevamo ancora quanto ci avrebbe stancato, confuso, irritato, emozionato e cambiato.

Sapevamo solo che stavamo partendo e che, in qualche modo, l’India ci stava già aspettando.

0

post a comment