Nepal: Kathmandu, Pashupatinath e Thamel – Giorni 2, 3 e 4
Arriviamo in Nepal al piccolo aeroporto internazionale di Kathmandu con quella sensazione strana che accompagna certi atterraggi: sai di essere arrivato in un posto importante ancora prima di uscire dall’aereo.
27/11/13 – Giorno 2 – Tappa 2 – Doha – Kathmandu
28/11/13 – Giorno 3 – Tappa 3 – Kathmandu
29/11/13 – Giorno 4 – Tappa 4 – Kathmandu – Pokhara
Il Nepal, nell’immaginario di chi viaggia zaino in spalla, non è mai stato un Paese qualsiasi, è Himalaya, trekking, monasteri, templi, polvere, incenso, montagne, spiritualità, vecchie rotte hippy e racconti di viaggiatori che sembrano sempre un po’ sospesi tra realtà e leggenda e Kathmandu è la porta d’ingresso di tutto questo.

Arrivo all’aeroporto di Kathmandu, con il cartello della guesthouse ad aspettarci.
Arrivo a Kathmandu
Sbrighiamo le pratiche del visto direttamente in aeroporto, recuperiamo i bagagli quasi subito e usciamo.
Dai racconti letti prima di partire mi aspettavo orde di tassisti, procacciatori di clienti, confusione, urla e assalti turistici in stile grande aeroporto asiatico.
Invece niente di tutto questo.
Fuori ci sono solo una ventina di ragazzi, ordinati e composti, con i fogli in mano e i nomi dei viaggiatori scritti sopra. Tra quei cartelli troviamo anche il nostro.
Saliamo in macchina e iniziamo il primo vero attraversamento di Kathmandu.
Il traffico è lento, polveroso, disordinato. Le strade sembrano sempre sul punto di bloccarsi, ma in qualche modo tutto continua a muoversi. Motorini, taxi, piccoli bus, pedoni, cavi elettrici, negozi, insegne, polvere e clacson costruiscono subito il primo impatto con la capitale nepalese.
Dopo circa un’ora arriviamo all’Annapurna Guesthouse, prenotata via internet prima di partire.
Il prezzo era di circa 35 dollari per due persone, per due notti, con bagno in camera, colazione, trasferimento gratuito dall’aeroporto e posizione centrale nel quartiere di Thamel.
Niente di memorabile, ma perfetta per cominciare.
Kathmandu, primo impatto con il Nepal
Appena posati gli zaini, usciamo subito.
Non abbiamo voglia di riposare. Siamo appena arrivati in Nepal e Kathmandu ci chiama fuori, con tutto il suo disordine, le sue strade strette, i negozi di trekking, le agenzie, i cartelli, le moto, i ristoranti, i colori e quell’aria da città-frontiera prima dell’Himalaya.
Il nostro obiettivo principale è andare a Pokhara e organizzare il trekking verso l’Annapurna Base Camp.
Prima, però, mi entra in testa un’altra idea: provare a capire se esiste un modo per arrivare in Tibet.
Sapevamo già che non sarebbe stato semplice. L’unica possibilità realistica era aggregarsi a un viaggio organizzato. Così iniziamo a entrare in agenzia dopo agenzia, chiedendo informazioni su Tibet, Bhutan, trekking e spostamenti.

Le strade di Kathmandu in Nepal, tra caos, negozi e preparativi per il trekking.
Le risposte sono più o meno tutte uguali.
Per il Tibet, nei giorni successivi, non c’erano gruppi a cui unirsi. L’unica soluzione sarebbe stata macchina privata, guida e autista, con cifre altissime: qualcosa come 1500-2000 dollari a persona per dieci giorni.
Il Bhutan, invece, costava ancora di più: intorno ai 250-300 dollari al giorno.
Sogno affascinante, ma fuori portata.
Lo mettiamo da parte e torniamo con i piedi per terra: Nepal, Pokhara, Annapurna.
Organizzare il trekking
Dopo aver raccolto informazioni un po’ ovunque, entriamo in un internet bar per riorganizzare le idee.
Tra una birra e l’altra decidiamo il piano.
Il giorno successivo resteremo a Kathmandu, avevamo pensato a una specie di visita guidata, ma ci chiedono dai 35 ai 50 dollari a persona, biglietti esclusi. Troppo per il nostro budget e, sinceramente, anche poco nel nostro stile.
Quindi si va a piedi, con mia grande gioia.
Per il trekking, invece, le possibilità sono infinite: percorsi brevi, lunghi, facili, duri, economici, costosi, con guida, senza guida, verso l’Everest, il Langtang, l’Annapurna e mille altre varianti.
Noi però siamo venuti per l’Annapurna e lì vogliamo andare.
Decidiamo quindi di partire dopodomani mattina per Pokhara e organizzare il trekking direttamente da lì.
La sera restiamo a Thamel, tra locali con musica rock americana dal vivo, birre, agenzie, cambiavalute e viaggiatori di ogni tipo.
Cambiamo i soldi dopo aver contrattato con più cambi e compriamo il biglietto del bus per Pokhara: 600 rupie nepalesi, partenza alle 7:00 del mattino.
Verso mezzanotte torniamo alla guesthouse, in Italia sarebbero ancora le sette di sera, ma noi crolliamo dal sonno.
Pashupatinath, il luogo più sacro dell’induismo nepalese
Il secondo giorno a Kathmandu lo dedichiamo alla città.
L’idea iniziale era prendere una macchina con autista per vedere i luoghi principali, ma i prezzi non ci convincono. Senza Lonely Planet, dimenticata a casa, ci affidiamo alle informazioni prese in giro e alla nostra solita tecnica: chiedere, camminare e vedere dove si arriva.
Prima tappa: Pashupatinath, il tempio induista più importante del Nepal.
Dal quartiere di Thamel ci incamminiamo a piedi. Dopo una ventina di indicazioni chieste lungo la strada e circa tre quarti d’ora di cammino, arriviamo all’ingresso.

Le piattaforme di cremazione di Pashupatinath, lungo il Bagmati.
Pashupatinath è un luogo forte, non solo bello; forte.
Il complesso è attraversato dal fiume sacro Bagmati e, lungo i suoi ghat, avvengono le cremazioni. L’ingresso al tempio principale è consentito solo agli induisti, ma l’area esterna e i ghat sono visibili anche ai non induisti.
La prima cosa che colpisce è l’atmosfera.
Ci sono mucche, famiglie, sadhu, fedeli, turisti, piccoli templi, fumo, preghiere, offerte, silenzi e rituali. Tutto avviene senza isteria, senza urla, senza teatralità. La morte qui è parte della vita quotidiana, affrontata con una lucidità che per noi occidentali è difficile da comprendere subito.
Le cremazioni sul Bagmati
Ci sediamo lungo il fiume.
All’inizio sembra quasi impossibile credere che sopra quelle piattaforme, in mezzo alla legna, vengano cremate delle persone. Dopo pochi minuti arriva un corpo, trasportato dai parenti su una barella.
Il rituale si svolge davanti ai nostri occhi, il corpo viene preparato, avvolto in tessuti colorati, ricoperto di fiori, sistemato sulla legna e poi acceso.
Restiamo lì in silenzio, non è facile descrivere quello che si prova.
Non c’è curiosità morbosa. C’è piuttosto stupore, rispetto, disagio, attrazione e una sensazione quasi irreale. Pashupatinath non è un posto che si visita come un monumento. È un luogo che ti costringe a guardare qualcosa che normalmente, nella nostra vita, viene nascosto.
Passiamo un paio d’ore ad osservare il rituale, dentro un’atmosfera mistica e potentissima.
Poi continuiamo a camminare nell’area: tempietti, sculture falliche della fertilità, raffigurazioni tantriche, sadhu, eremiti e piccoli angoli sacri sparsi ovunque.
Senza accorgercene, ci passiamo quasi cinque ore.
Da Pashupatinath a Thamel
Finita la visita, prendiamo un taxi verso Durbar Square.
L’idea sarebbe continuare con il centro storico, l’ex palazzo reale e i templi della città vecchia. Però, dopo Pashupatinath, la testa non ha più molta voglia di assorbire nozioni, storia e architettura.
La scelta finale è molto più semplice: camminare senza meta e bere qualche birra, così torniamo verso Thamel.

Thamel, il quartiere dei viaggiatori a Kathmandu, tra negozi, guesthouse e agenzie di trekking.
Thamel è la zona turistica per eccellenza di Kathmandu, il cuore backpacker della città e la base di partenza di quasi tutti i viaggiatori diretti verso l’Himalaya.
Qui si trova praticamente tutto: guesthouse, pub, ristoranti, agenzie viaggio, librerie, negozi di attrezzatura da trekking, cambiavalute, tappeti, artigianato, vestiti tecnici, zaini, piumini, scarponi, guide, procacciatori, venditori di ogni tipo e locali con musica dal vivo.
Un piccolo caos organizzato dentro stradine strette e trafficate, una specie di sorella himalayana di Khaosan Road a Bangkok, ma più fredda, più polverosa, più montanara.
Passiamo il pomeriggio e la sera così, quasi in trans, entrando e uscendo da negozi, pub e agenzie.
Kathmandu non è una città facile, non è pulita, non è silenziosa, non è ordinata.
Però ha un’energia particolare, una vibrazione da città di passaggio, da luogo dove tutti stanno per partire verso qualcosa: un trekking, una valle, un monastero, una montagna, un confine.
Noi il giorno dopo partiamo per Pokhara.
Il vero viaggio verso l’Annapurna sta per cominciare.
Kathmandu cosa vedere e fare
Kathmandu meriterebbe molto più tempo di quello che le abbiamo dedicato. Noi l’abbiamo vissuta soprattutto come punto di arrivo, organizzazione e partenza verso l’Annapurna, ma la città e la valle offrono tantissimo.
Pashupatinath
È il complesso induista più sacro del Nepal, famoso per il tempio principale dedicato a Shiva e per i ghat sul fiume Bagmati, dove avvengono le cremazioni. Il tempio non è accessibile ai non induisti, ma l’area dei ghat è visitabile.
Durbar Square
Cuore storico di Kathmandu e antica piazza reale, con palazzi, cortili e templi. Tra i luoghi più importanti c’è la casa della Kumari, la dea bambina vivente.
Swayambhunath
Conosciuto anche come il tempio delle scimmie, è uno dei luoghi più famosi della città. Dalla collina si gode una bella vista su Kathmandu.
Patan
Cittadina vicina a Kathmandu, famosa per la sua Durbar Square, i templi, l’architettura newari e l’atmosfera più raccolta rispetto alla capitale.
Boudhanath
Il grande stupa del quartiere tibetano, uno dei luoghi buddisti più importanti della valle di Kathmandu.
Freak Street
La vecchia via degli hippy, storica meta dei viaggiatori occidentali degli anni Sessanta e Settanta.
Thamel
Il quartiere turistico e backpacker per eccellenza. Perfetto per dormire, mangiare, cambiare soldi, organizzare trekking e comprare attrezzatura.

Kathmandu – Pokhara
La mattina seguente lasciamo Kathmandu, direzione Pokhara nel cuore del Nepal, il bus parte alle 7:00, con arrivo previsto verso le 14:00.
Pokhara è la città base per molti trekking nella zona dell’Annapurna. Dopo il caos e la polvere di Kathmandu, l’idea di arrivare in una città più rilassata, affacciata sul lago e vicina alle montagne, ci sembra perfetta.

