Nepal: da Kathmandu a Pokhara, verso l’Annapurna – Giorni 4 e 5
29/11/13 – Giorno 4 – Tappa 4 – Kathmandu – Pokhara
30/11/13 – Giorno 5 – Tappa 5 – Pokhara – Nayapul – Ghandruk
Lasciamo Kathmandu la mattina presto, con gli zaini pronti e il biglietto del bus in mano.
La sveglia suona intorno alle 6:30, facciamo colazione e ci muoviamo a piedi verso la zona da cui partono quasi tutti i pullman diretti a Pokhara, a pochi minuti da Thamel.

Pokhara, almeno nella nostra testa, non era ancora una vera meta, era soprattutto il punto di partenza per il trekking, la città base.
Il posto dove organizzare l’Annapurna Base Camp e poi partire a camminare.
In realtà, già durante il viaggio da Kathmandu, iniziamo a capire che il Nepal non si misura solo in chilometri. Tra le due città ci sono poco più di 200 km, ma servono ore. Tante ore. La strada sale, scende, risale e riscende. Il bus frena, riparte, si infila tra buche, camion, curve, animali, villaggi e tratti in cui guardare fuori dal finestrino non è sempre rilassante.
Io, però, come spesso mi succede sui mezzi più assurdi, riesco anche a dormire.
Mi sveglio giusto per le soste, per mangiare qualcosa e per vedere la faccia molto felice di chi, invece, il viaggio in autobus lo ha vissuto decisamente peggio.
Dopo circa otto ore, verso le 14:00, arriviamo finalmente a Pokhara.
Arrivo a Pokhara
La stazione dei bus si trova un po’ distante dalla zona del lago, così prendiamo un taxi per raggiungere Lakeside, il quartiere più turistico e comodo della città.
Lakeside è il cuore pratico di Pokhara: guesthouse, ristoranti, pub, agenzie viaggio, negozi di trekking, bar con musica dal vivo e locali affacciati o vicini al lago Phewa.
Avevo mandato un’email alla Pushpa Guesthouse, trovata ben recensita su Hostelworld, ma quando arriviamo ci dicono che è tutto pieno.
A quel punto succede una di quelle cose che nei viaggi contano più di mille recensioni.
Il proprietario, Raj Ojha, ci ispira subito fiducia. Ha un modo allegro, diretto, pulito. Gli chiediamo se può aiutarci a trovare una stanza da qualche suo conoscente e, già che ci siamo, gli diciamo anche che vogliamo organizzare un trekking verso l’Annapurna Base Camp.
Pokhara, la città sul lago
Pokhara è la seconda città del Nepal, si trova a circa 900 metri di altitudine ed è famosa soprattutto per la sua posizione sul lago Phewa e per la vista sulla catena dell’Annapurna.
Non pensavo potesse piacermi così tanto.
Dopo Kathmandu, con il suo traffico, la sua polvere e la sua energia caotica, Pokhara sembra quasi un altro Paese. L’atmosfera è più morbida, più lenta, più ariosa. Il lago allarga lo sguardo, le montagne riempiono l’orizzonte e tutto sembra prepararti al trekking senza metterti fretta.
Il lago Phewa è il centro della vita turistica della città. Si può passeggiare, fermarsi a mangiare, prendere una barca, riposarsi, leggere, guardare le montagne riflesse nell’acqua o semplicemente non fare nulla.
Ed è proprio questa la sua forza.
Pokhara è turistica, certo, ma resta tranquilla. Non ha l’aggressività di certe località costruite solo per vendere qualcosa. Qui si può rallentare davvero.

Le barche colorate sul lago Phewa, una delle immagini più belle di Pokhara.
Cosa fare a Pokhara
Pokhara è una delle grandi basi del trekking in Nepal, soprattutto per i percorsi nella zona dell’Annapurna.
Da qui partono viaggiatori diretti verso l’Annapurna Base Camp, l’Annapurna Circuit, Poon Hill e molti altri itinerari.
Oltre al trekking, però, la città offre anche tantissime attività: canyoning, rafting, escursioni, canoa, parapendio, arrampicata, bungee jumping, mountain bike, voli panoramici, yoga, meditazione, visite ai villaggi tibetani e gite alla Pagoda della Pace.
Quasi tutto si può organizzare direttamente nelle agenzie di Lakeside.
La zona del lago è piena di ristoranti, guesthouse, negozi di abbigliamento tecnico e locali dove la sera si ascolta musica dal vivo. Dopo il caos di Kathmandu, passare da una birra a un pub, da una passeggiata sul lago a una cena tranquilla, ha quasi il sapore di una pausa regalata.
Noi eravamo arrivati pensando solo al trekking, invece Pokhara ci conquista subito.
Alla fine, anche se avevamo già pagato per un programma più lungo in montagna, preferiremo accorciare di un giorno il trekking per goderci meglio questa città, incastrata tra il lago e la dimora degli dei.
Organizzare l’Annapurna Base Camp
Il nostro obiettivo è chiaro: vogliamo arrivare all’Annapurna Base Camp.
Raj ci spiega subito che, con i giorni a disposizione, la soluzione più semplice sarebbe un trekking più breve, magari intorno alla valle, con quota massima sui 2800 metri.
Per noi, però, non basta, siamo venuti fin qui per il campo base.
Quando capisce quanto ci teniamo, ci sorride e ci dice più o meno: tranquilli, ci penso io.
Le possibilità sono due.
La prima è partire da soli: fare i permessi a Pokhara, prendere un taxi fino a Nayapul, camminare verso il campo base e tornare indietro in autonomia. Secondo lui è fattibile, sicuro e non troppo complicato, perché lungo il percorso ci sono villaggi dove dormire e mangiare.
L’altra opzione è affidarci completamente a lui: permessi, taxi, guesthouse, pasti, organizzazione del percorso e una guida.
La guida sarebbe Babu, il fratello della moglie, che lui presenta come una delle migliori giovani guide della zona.
Io, di testa, sarei tentato di partire senza guida, questa volta, però, l’istinto mi dice il contrario.
Non abbiamo con noi la Lonely Planet, siamo poco preparati sulle informazioni tecniche del trekking e, soprattutto, abbiamo pochi giorni. Un ritardo anche minimo potrebbe crearci problemi per il rientro a Kathmandu.
Certo, potremmo girare altre agenzie e contrattare altrove, qualcosa, però, negli occhi di Raj mi ispira fiducia, una fiducia immediata, quasi irrazionale.

A Pokhara organizziamo il trekking verso l’Annapurna Base Camp.
In cinque minuti ci mettiamo d’accordo, prezzo: 200 euro a testa per 7 giorni e 6 notti, tutto compreso, esclusi gli alcolici.
Permessi, taxi, guida, pernottamenti e pasti.
Per me sono tanti. Per il mio compagno di viaggio sono pochi. Alla fine accettiamo senza troppe storie.
Raj ci chiede anche se vogliamo un portatore, ma rifiutiamo, gli zaini li porteremo noi.
Ci trova una stanza nella guesthouse accanto alla sua e ci dà appuntamento per la mattina seguente alle 10:30.
Ultime ore prima del trekking
La sera ce la prendiamo con calma, Pokhara ha questa capacità: ti fa dimenticare per qualche ora che il giorno dopo inizierà la fatica.
Il lago, i locali, l’aria più pulita, le montagne sullo sfondo e quella sensazione da vigilia rendono tutto più bello.

Ultime ore di relax a Pokhara prima di iniziare il trekking.
Il giorno dopo entreremo davvero nel cuore del viaggio.
Da Pokhara raggiungeremo Nayapul e da lì inizieremo a camminare verso Ghandruk, primo villaggio del trekking ( Pokhara 826 m – Nayapul 1070 m – Ghandruk 1940 m)
Da questo momento in poi cambierà tutto, non conteranno più bus, taxi, città, agenzie e trattative.
Conteranno solo le gambe, il fiato, lo zaino, la salita.
E quella voglia, testarda e un po’ incosciente, di arrivare il più vicino possibile alla grande muraglia bianca dell’Annapurna.

