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La mattina ci svegliamo nella Renacer Guesthouse di Villa de Leyva con la sensazione di aver dormito per un giorno intero.

In realtà sono appena le 6:00.

Il fuso orario continua a farsi sentire: in Italia sono già le 13:00 e, nonostante la stanchezza accumulata durante il viaggio, non riusciamo più a riprendere sonno.

Il giorno precedente avevamo affrontato due voli, uno scalo a Madrid, un taxi, un autobus da Bogotá a Tunja e infine un minibus per Villa de Leyva.

Eravamo arrivati distrutti, dopo oltre ventiquattro ore di viaggio, ma la prima passeggiata notturna nella piazza centrale ci aveva già fatto capire che ne era valsa la pena.

Ci alziamo, usciamo dalla guesthouse e iniziamo a scendere verso il centro: Villa de Leyva è ancora quasi completamente addormentata.

Le strade sono vuote, i negozi chiusi e sulla grande Plaza Mayor si incontrano soltanto poche persone.

È probabilmente il momento migliore per visitarla, prima dell’arrivo dei turisti e prima che la vita quotidiana inizi a riempire le vie del centro.

Villa de Leyva

La mappa di Villa de Leyva con il centro storico, Plaza Mayor, il terminal degli autobus e la Renacer Guesthouse.

Villa de Leyva, nel cuore delle Ande colombiane

Villa de Leyva si trova a circa 2.100 metri di altitudine, nel dipartimento di Boyacá, sulla Cordigliera Orientale delle Ande colombiane.

È una piccola città circondata da montagne, campagne, villaggi e paesaggi rurali.

Boyacá, insieme al vicino Santander, rappresenta uno dei cuori storici della Colombia.

Questa è la regione attraversata da Simón Bolívar durante la lotta per l’indipendenza dalla Spagna. Poco distante da Tunja si combatté nel 1819 la battaglia di Boyacá, uno degli avvenimenti decisivi della storia colombiana.

Villa de Leyva venne fondata dagli spagnoli nel 1572 con il nome di Villa de Santa María de Leyva.

Nei secoli successivi perse parte della propria importanza economica e rimase relativamente isolata dalle grandi trasformazioni urbane del Paese.

Proprio questo isolamento contribuì a conservarne l’aspetto coloniale, oggi, insieme a Barichara, è considerata una delle città coloniali meglio conservate della Colombia e di tutta l’America Latina.

Una città rimasta ferma nel tempo

Camminare per Villa de Leyva significa entrare in un piccolo mondo rimasto quasi immutato nel corso dei secoli.

Il centro è formato da edifici bassi, dipinti di bianco e coperti da tetti in tegole di terracotta.

Porte, finestre e balconi sono quasi sempre in legno scuro. Dietro i grandi portoni si nascondono cortili fioriti, piccoli hotel, ristoranti, laboratori artigianali e abitazioni private.

Le strade sono completamente lastricate con grandi pietre irregolari.

Sono bellissime da vedere, molto meno da percorrere con gli zaini sulle spalle.

Villa de Leyva

Le strade acciottolate e le case coloniali bianche di Villa de Leyva.

Il paese è romantico, tranquillo e quasi sonnolento.

In alcuni momenti sembra davvero di essere entrati in uno dei vecchi film di Zorro: case bianche, portici, grandi portoni, piazze silenziose e montagne sullo sfondo.

Il tempo sembra essersi fermato diversi secoli fa.

Villa de Leyva è stata dichiarata monumento nazionale e il suo centro storico è stato restaurato cercando di rispettarne il più possibile l’aspetto originale.

Non ci sono grandi palazzi moderni o costruzioni capaci di spezzare l’armonia del centro.

È proprio questa uniformità a renderla così affascinante.

Plaza Mayor, il cuore di Villa de Leyva

Il fiore all’occhiello della città è la sua enorme Plaza Mayor.

La piazza misura circa 120 metri per lato ed è considerata una delle più grandi del Sud America.

Quando si arriva al centro, la prima impressione è quella di trovarsi davanti a uno spazio quasi sproporzionato rispetto alle dimensioni del paese.

Il pavimento è interamente coperto da grandi pietre e al centro si trova soltanto una piccola fontana.

Su uno dei lati sorge la chiesa di Nuestra Señora del Rosario, mentre tutt’intorno si affacciano edifici coloniali bianchi con balconi, porticati, ristoranti e piccole attività.

Villa de Leyva

La grande Plaza Mayor di Villa de Leyva, una delle piazze più estese del Sud America.

Non ci sono grandi monumenti né decorazioni spettacolari.

La bellezza della Plaza Mayor sta proprio nella sua semplicità e nelle sue dimensioni.

È il luogo attorno al quale ruota gran parte della vita della città.

La sera si riempie di persone che passeggiano, mangiano nei ristoranti o si fermano semplicemente a osservare le facciate illuminate.

Noi l’avevamo vista per la prima volta la notte precedente, stanchi e quasi incapaci di ragionare.

La mattina, con la piazza praticamente vuota e la luce che inizia a illuminare le case bianche, ci appare ancora più bella.

Le strade del centro storico

Dalla Plaza Mayor iniziamo a camminare senza seguire un percorso preciso.

Villa de Leyva è una città da visitare lentamente, entrando nei cortili, osservando le porte e lasciandosi guidare dalle strade acciottolate.

Il centro non è grande e non serve una vera mappa.

Ogni angolo sembra simile al precedente, ma possiede sempre qualche piccolo particolare diverso: un balcone pieno di fiori, una vecchia finestra, una targa, un cortile nascosto o un portone decorato.

Tra gli edifici più interessanti ci sono la Casa Museo Antonio Nariño, la Casa Museo Luis Alberto Acuña, il Museo del Carmen e la Real Fábrica de Licores.

Antonio Nariño fu uno dei protagonisti dell’indipendenza colombiana e trascorse gli ultimi anni della propria vita proprio a Villa de Leyva.

La città ospita anche conventi, chiese e residenze storiche, ma il vero piacere non è entrare in ogni museo.

È passeggiare.

Villa de Leyva è uno di quei luoghi in cui l’insieme conta più del singolo monumento.

Ristoranti, pasticcerie e atmosfera bohémien

Con il passare delle ore il paese comincia lentamente a svegliarsi.

Aprono i primi bar, le pasticcerie, i negozi di artigianato e le gallerie d’arte.

Villa de Leyva possiede un’atmosfera particolare, quasi bohémien.

Negli edifici coloniali sono stati ricavati piccoli ristoranti, caffè, hotel boutique e laboratori artistici.

Molti locali si nascondono all’interno di cortili che dall’esterno sembrano semplici abitazioni private.

Una volta entrati, ci si trova davanti a giardini, fontane, tavolini e ambienti restaurati con grande attenzione.

È una di quelle città dove, dopo aver visto gli alberghi e le guesthouse del centro, viene voglia di fermarsi qualche giorno in più.

Anche i negozi di artesanías sono numerosi.

Si vendono tessuti, ceramiche, gioielli, oggetti in legno e prodotti provenienti dalle comunità della regione.

Villa de Leyva è turistica, ma almeno durante il nostro viaggio non ci è sembrata trasformata in un parco tematico.

La vita locale continuava ancora a convivere con quella dei viaggiatori.

Una visita più breve del previsto

Prima di arrivare pensavamo di rimanere a Villa de Leyva per qualche giorno.

Il paese ci piace moltissimo e avrebbe meritato più tempo, soprattutto per visitare i dintorni.

Nella zona si possono fare escursioni a piedi, in bicicletta e a cavallo, attraversando campagne, colline, cascate, conventi e siti archeologici.

Nei dintorni sono stati inoltre ritrovati numerosi fossili marini. Milioni di anni fa questa parte delle Ande era coperta dal mare e ancora oggi si possono osservare ammoniti e resti di grandi rettili marini.

Noi, però, abbiamo soltanto tredici giorni a disposizione e un itinerario ancora da costruire giorno dopo giorno.

Intorno alle 10:00 abbiamo già percorso quasi tutto il centro storico.

Abbiamo visto la Plaza Mayor, le strade principali, le chiese, i cortili e gli edifici coloniali.

Ci rendiamo conto che, restando un’altra notte, rischieremmo di sacrificare una delle tappe successive.

Decidiamo quindi di cambiare programma.

Torniamo alla Renacer Guesthouse, recuperiamo gli zaini e raggiungiamo la piccola stazione degli autobus.

Entro sera vogliamo arrivare a San Gil.

Da Villa de Leyva a Sutamarchán

Dalla stazione prendiamo un autobus diretto a Chiquinquirá.

Il biglietto costa circa 1,30 euro e, dopo una mezz’ora, l’autista ci lascia lungo la strada principale di Sutamarchán.

La deviazione non è casuale.

Abbiamo deciso di fermarci qui per un motivo molto preciso: mangiare.

Sutamarchán si trova anch’essa a circa 2.100 metri di altitudine e conta poche migliaia di abitanti.

È una cittadina piccola, pulita e tranquilla, con la classica piazza centrale, una grande chiesa e case basse.

La piazza e la chiesa principale di Sutamarchán, nel dipartimento di Boyacá.

Anche qui sembra di essere finiti in uno di quei villaggi dei film di Zorro.

La città non è particolarmente turistica e non ci sono grandi monumenti da visitare.

Il motivo per cui siamo venuti è un altro.

Come avevamo letto sulla Lonely Planet, Sutamarchán è considerata la capitale colombiana della longaniza.

E noi, grandi amanti della carne di maiale, non potevamo certo passare da queste parti senza fermarci.

La longaniza di Sutamarchán

La longaniza è una salsiccia di maiale lunga generalmente una ventina di centimetri.

La carne non viene tritata finemente come accade in molte salsicce italiane, ma tagliata in piccoli pezzi e insaporita con spezie.

Viene poi fritta o cotta alla griglia e servita insieme ad altri prodotti tipici della cucina colombiana.

Noi prendiamo la missione molto seriamente.

Facciamo praticamente il giro dei tre locali più conosciuti del paese:

El Fogata, La Fábrica de Longaniza e Robertico.

Assaggiamo diverse versioni della longaniza e quasi tutta la carne di maiale disponibile.

Longaniza, salsicce e diversi tagli di carne di maiale pronti per essere cucinati.

Il pranzo da Robertico

Il locale che preferiamo è Robertico, ci sediamo a uno dei tavoli esterni.

Il locale è semplice, senza nessuna pretesa, esattamente come piace a noi.

Una sosta da Robertico, uno dei locali più conosciuti di Sutamarchán per mangiare la longaniza.

Ordiniamo un piatto misto di carne teoricamente pensato per una persona, ma abbastanza abbondante da soddisfare anche più di un viaggiatore affamato.

Nel piatto troviamo:

  • longaniza;
  • costolette di maiale;
  • una grande salsiccia scura;
  • banana fritta;
  • yuca;
  • arepas;
  • patate.

Tutto costa circa 5 euro, la birra non arriva nemmeno a un euro.

Dopo le ore trascorse a camminare per Villa de Leyva e con il viaggio verso San Gil ancora davanti, è esattamente quello che ci serviva.

Usciamo da Robertico completamente sazi e molto soddisfatti, sia per l’ottima mangiata sia per le prime impressioni raccolte sulla Colombia.

Da Sutamarchán a Chiquinquirá

Proprio davanti a Robertico fermiamo un minibus diretto a Chiquinquirá.

I mezzi passano frequentemente e il viaggio dura circa 45 minuti, il biglietto costa intorno ai 2 euro.

Arriviamo così al terminal degli autobus di Chiquinquirá.

La città è un importante centro religioso della Colombia, conosciuto soprattutto per la Basilica di Nuestra Señora del Rosario e per il culto della Vergine di Chiquinquirá.

Noi, però, non abbiamo tempo per visitarla, dobbiamo raggiungere San Gil entro sera e andiamo direttamente al terminal.

I terminal colombiani

Il terminal di Chiquinquirá è abbastanza grande, nuovo ed efficiente.

È una delle prime cose che iniziamo a notare durante il viaggio.

I terminal degli autobus colombiani sono quasi sempre ben organizzati.

Quelli delle città più grandi sono moderni, con biglietterie, sale d’attesa, negozi e partenze ordinate.

Quelli dei villaggi più piccoli possono essere spartani e un po’ retrò, ma raramente ci sembrano disorganizzati o completamente caotici.

Per un Paese in cui gli autobus rappresentano uno dei principali mezzi di trasporto, la rete dei terminal è fondamentale.

E, almeno lungo il nostro itinerario, funziona molto meglio di quanto immaginassimo prima della partenza.

Il bus per San Gil

Al terminal acquistiamo il biglietto con la compagnia Reina, il bus è nuovissimo.

Ha Wi-Fi, televisione e persino il bagno.

Dopo alcuni minibus e mezzi più semplici, ci sembra quasi di viaggiare su un autobus di lusso.

Il biglietto costa circa 8 euro, il tragitto dura intorno alle quattro ore e attraversa montagne e vallate dell’interno colombiano.

La strada è lunga e piena di curve, ma il paesaggio continua a cambiare.

Lasciamo il dipartimento di Boyacá e ci avviciniamo al Santander, una delle regioni più spettacolari del Paese.

Da Villa de Leyva a San Gil

In serata arriviamo finalmente a San Gil.

La nostra seconda giornata in Colombia si conclude così: una mattina tra le case bianche di Villa de Leyva, un pranzo gigantesco a Sutamarchán e diverse ore di autobus attraverso le Ande.

San Gil sarà la base per visitare Barichara, percorrere il Camino Real e conoscere quella che viene considerata la capitale colombiana degli sport estremi.

Ma questa è già la storia del giorno successivo.

Informazioni pratiche della giornata

  • Itinerario: Villa de Leyva – Sutamarchán – Chiquinquirá – San Gil
  • Autobus Villa de Leyva-Sutamarchán: circa 1,30 euro
  • Durata: circa 30 minuti
  • Pranzo a Sutamarchán: circa 5 euro
  • Birra: meno di 1 euro
  • Minibus Sutamarchán-Chiquinquirá: circa 2 euro
  • Durata: circa 45 minuti
  • Bus Chiquinquirá-San Gil: circa 8 euro
  • Durata: circa 4 ore
  • Compagnia utilizzata: Reina

Prezzi, orari e collegamenti si riferiscono al viaggio effettuato nel maggio 2016.

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