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Diario Birmania – Tappa 5

Abbiamo davanti una delle tappe che aspettavo di più: da Yangon a Bagan in treno, 20 ore no stop attraverso la Birmania.

Dopo essere passati a vedere il porto sull’Irrawaddy, facciamo un’ultima sosta alla guesthouse per recuperare gli zaini.

Nel frattempo, in una sala d’aspetto strapiena, stanno trasmettendo la partita Juve-Verona giocata la domenica prima.

Una scena surreale, ma perfettamente in linea con questo viaggio.

Alle 16:00, puntuali, arriviamo alla stazione di Yangon. Un’avventura dentro l’avventura.

La stazione di Yangon ci sorprende subito.

Da Yangon a Bagan in treno

Da Yangon a Bagan in treno

Anche qui c’è molta calma, molta tranquillità. Niente a che vedere con il caos, la confusione, la sporcizia e il bordello che avevamo visto nelle ferrovie indiane.

Però capire da quale binario partirà il nostro treno è un’altra storia.

I tabelloni sono praticamente incomprensibili, il personale non parla inglese e, dopo vari tentativi, ci fanno capire a gesti di aspettare nella sala principale.

Così aspettiamo, senza capire troppo.

Senza sapere bene se siamo nel posto giusto.

Ma, in fondo, anche questo fa parte del viaggio.

Parte il treno da Yangon a Bagan

Dopo circa un’ora e mezza di ritardo, finalmente arriva il treno.

Saliamo sulla carrozza letto e ci dicono subito una cosa che ci fa sorridere: in tutta la carrozza siamo solo noi due.

Solo noi.

Su un treno notturno birmano.

Direzione Bagan.

A quel punto penso: perfetto, inizia l’avventura.

Gli scompartimenti hanno quattro cuccette ciascuno.

Sono vecchi, sporchi, consumati dal tempo. C’è un ventilatore al soffitto e i finestrini sono talmente sporchi che, per riuscire a vedere fuori, bisogna aprirli completamente.

Insomma, proprio quello che piace a me.

Niente lusso, niente comfort, niente esperienza turistica confezionata.

Solo ferro, polvere, rumore e binari.

Ci mettiamo quasi due ore solo per uscire dalla città.

Per un tratto percorriamo buona parte della Circle Line, la linea ferroviaria che attraversa Yangon fino alla periferia, passando tra quartieri, mercati, case, stazioni e vita quotidiana.

Attraversiamo diverse piccole stazioni senza fermarci.

Sui marciapiedi ci sono centinaia di persone normali: chi aspetta il treno locale per andare al lavoro, chi torna a casa, chi sta seduto senza fretta, chi guarda passare il nostro convoglio come se fosse una cosa qualsiasi.

E invece, per noi, è già spettacolo.

Da Yangon a Bagan in treno

Da Yangon a Bagan in treno

L’illusione del viaggio romantico

Usciti dalla città, mi immagino già la scena perfetta.

Io sdraiato sulla cuccetta, finestrino aperto, aria calda sulla faccia, stelle sopra la testa e paesaggi birmani che scorrono lentamente nel buio.

Una cosa romantica, poetica, quasi da film.

Purtroppo, la mia euforia dura pochissimo.

Giusto il tempo di capire che fino all’arrivo sarà tutto uno sballottamento continuo.

Lo sballottamento infinito

Un po’ per la linea ferroviaria, un po’ per le carrozze vecchie di decenni, il treno inizia a muoversi come se fosse posseduto.

Sobbalziamo in avanti e indietro.

A destra e a sinistra, su e giù.

Tutto insieme.

Non è un viaggio in treno.

È una centrifuga su rotaia.

Ogni dieci minuti il ragazzo della carrozza ristorante passa gentilmente a chiederci se vogliamo mangiare o bere qualcosa.

Mangiare? Neanche per sogno.

Con quell’andamento avrei vomitato anche i pensieri.

Così, dopo un po’, decido almeno di andare a bere una birra, errore.

La carrozza ristorante

Solo attraversare lo spazio tra due carrozze è un’impresa.

I due montanti di ferro oscillano di continuo e, ogni pochi secondi, si apre un buco di mezzo metro tra una carrozza e l’altra.

Non proprio la passeggiata più rilassante della mia vita.

Arrivo comunque alla carrozza ristorante, ordino una birra e mi siedo.

Con me, nella carrozza, c’è solo il personale del treno.

Otto persone divise in tre tavolini, che mangiano cibo portato da casa: chili di riso, verdure, birra e una fiaschetta di whisky a testa.

Una scena bellissima.

Io pensavo di sedermi tranquillo, bere una birra, fumare una sigaretta e magari leggere qualcosa, visto che il viaggio era lungo e lei stava dormendo.

Invece il treno comincia a prendere velocità.

Diciamo “velocità” per modo di dire: probabilmente non supererà mai i 50 chilometri orari.

Però gli sballottamenti aumentano.

E lì inizia la lotta con la birra.

Più che berla, me la verso addosso.

Un po’ mi cade sulla maglietta, un po’ sul tavolo, un po’ sul pavimento. Quella che riesco davvero a bere è forse la minoranza.

A guardare bene, però, anche agli altri non va molto meglio.

Dal punto in cui sono seduto riesco a vedere la carrozza di prima classe, con sedili di legno disposti a due.

Ogni sedile ha una persona sopra, e non riesco proprio a capire come faranno ad arrivare a destinazione con tutte le capocciate che stanno prendendo.

A quel punto rinuncio alla seconda birra e torno in camera.

Da Yangon a Bagan in treno

Da Yangon a Bagan in treno

Romanzo Criminale sul treno birmano

Per fortuna, lei la prende a ridere.

E questa cosa salva il viaggio.

Ci sistemiamo come possiamo e ci guardiamo tre episodi di Romanzo Criminale sul tablet, mentre il treno continua a saltare, ondeggiare, tremare e cigolare.

A un certo punto penso davvero che non arriverò alla mattina.

Penso che mi sentirò male.

Che scenderò.

Che quel viaggio sarà infinito.

Invece, verso mezzanotte, l’andatura diminuisce un po’ e finalmente riesco a dormire.

Non so bene come, ma dormo.

Il risveglio nella campagna birmana

La mattina mi sveglio frastornato.

Però ho dormito.

E questa è già una vittoria enorme.

Apro il finestrino e mi metto ad ammirare il paesaggio.

Qui il viaggio cambia completamente.

Fuori non c’è più il buio, non ci sono più soltanto rumori e sobbalzi. C’è la Birmania rurale, lenta, bellissima.

È un continuo susseguirsi di piccoli villaggi con case di legno e paglia, campi coltivati a riso, donne accovacciate che raccolgono, uomini a torso nudo che spingono l’aratro, bufali, bambini che salutano e pagode.

Pagode ovunque.

A quel punto capisco perché volevo fare questo viaggio in treno.

Perché è scomodo, certo.

È lento, stancante e anche un po’ folle.

Però ti fa vedere un pezzo di paese che in aereo non vedresti mai.

Arrivo a Bagan

Siamo in ritardo di un paio d’ore.

Ormai non ci stupisce più.

Alla fine, dopo circa 20 ore di dondolamento continuo, arriviamo a Bagan intorno alle 13:00.

Scendiamo dal treno stanchi, un po’ distrutti, con addosso la polvere, il caldo e quella sensazione strana che hanno solo certi viaggi lunghi.

Quelli che mentre li fai ti chiedi: “Ma chi me l’ha fatto fare?”

E poi, appena finiscono, diventano subito uno dei ricordi più belli.

Il treno da Yangon a Bagan è stato esattamente questo.

Un viaggio scomodo, lento, assurdo.

Per chi ama i viaggi lenti e vuole approfondire le tratte ferroviarie del paese, può essere utile anche questa guida dedicata a viaggiare in treno in Myanmar.

Ma anche una delle esperienze più vere della nostra Birmania.

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