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11/10/12 – Giorno 10 – Tappa 10 – Jaipur – Goa – Arambol
12/10/12 – Giorno 11 – Tappa 11 – Arambol
13/10/12 – Giorno 12 – Tappa 12 – Arambol – Mapusa – Hampi

Dopo il caldo, il traffico e la fatica di Jaipur, cambiamo completamente scenario.

La mattina lasciamo la città rosa e prendiamo il volo interno verso Goa. Fino al giorno prima il programma era continuare il Rajasthan, magari Udaipur, Jodhpur, Jaisalmer, deserto e poi rientro verso Delhi.

Poi, in dieci secondi, avevamo cambiato tutto.

Arriviamo verso le 15 all’aeroporto di Dabolim, a Goa, ancora indecisi su dove andare.

Avevamo due possibilità: scendere verso sud, alle spiagge di Patnem e Palolem, oppure puntare a nord, ad Arambol, un villaggio che mi aveva consigliato un amico che ci era stato una decina di anni prima.

Alla fine vince la curiosità, andiamo ad Arambol.

Usciti dall’aeroporto troviamo un taxi collettivo e dopo circa un’ora di strada arriviamo all’inizio del villaggio. Il taxi ci lascia sulla via principale e da lì iniziamo a camminare verso il mare, con gli zaini addosso e quella sensazione strana di essere passati, nel giro di poche ore, dal Rajasthan al mondo costiero di Goa.

Dopo il Nord India, il Gange, i treni, le stazioni, il Taj Mahal, Khajuraho e Jaipur, arrivare qui è quasi uno shock.

Palme, mare, case basse, motorini, turisti occidentali, ritmi più lenti.

È ancora India, certo, ma sembra un’altra India.

Arrivo ad Arambol

Camminando verso la spiaggia ci fermiamo a vedere un paio di guesthouse lungo la strada. Alla fine scegliamo il Dalwin’s Ark, proprio sulla spiaggia, a una cinquantina di metri dal mare.

La posizione è perfetta; sci e sei praticamente sulla sabbia, dopo giorni di spostamenti continui, solo questa cosa ci sembra già un lusso.

Avevamo letto che Arambol era una delle località balneari più belle dell’India, con uno dei mari più puliti e spiagge quasi caraibiche.

La realtà, almeno per come l’abbiamo trovata noi, è stata un po’ diversa.

La spiaggia è grande, larga, lunga, piacevole per camminare, ma la sabbia non è così diversa da tante spiagge italiane. Il mare è torbido, non particolarmente bello, e in alcuni punti si vedono rifiuti e qualche scarico a cielo aperto.

Bisogna anche dire che era appena finita la stagione delle piogge, quindi probabilmente non era il momento migliore per giudicare Goa.

La cosa bella, però, è il cambio di ritmo, il tramonto sul mare, il rumore delle onde.

La possibilità di camminare senza dover attraversare ogni dieci secondi un incrocio infernale, la sensazione di poter rallentare.

Dopo giorni passati a rincorrere treni, templi, città e stazioni, Arambol diventa una specie di pausa mentale.

Anche sulla spiaggia di Arambol, Goa resta India: un bue cammina tranquillo sulla sabbia.

Goa e il mito hippy

Sulla spiaggia di Arambol ci sono molti locali, ristoranti semplici, bar, guesthouse e una quantità infinita di viaggiatori.

La zona è piena di ex hippy, figli dei fiori, ragazzi europei, gente arrivata qui per fermarsi qualche settimana e magari rimasta molto di più.

Si respira ancora il mito di Goa, quello delle generazioni hippy, delle feste, della musica, della libertà, del “peace and love”, delle serate sulla spiaggia e di una certa idea di India alternativa.

Passeggiando nei dintorni del villaggio è facile sentire musica techno a palla uscire da qualche casa affittata da occidentali. Vedi persone ballare, ridere, scherzare, vivere scalze e spostarsi in motorino senza casco, in due, in tre, a volte anche in quattro.

Ci sono molti spagnoli, italiani, nord europei e anche parecchi over 50, qualcuno sembra appena arrivato, qualcun altro sembra non essersene mai andato.

Arambol è molto turistica, molto europea, molto “Goa style”. Il villaggio che dalla strada principale arriva fino alla spiaggia sembra costruito proprio intorno a questo mondo di viaggiatori, ristorantini, negozietti, scooter, guesthouse e locali sul mare.

Nonostante tutto, il posto è tranquillo, sporco in alcuni punti, sì, non paradisiaco come ce lo aspettavamo, anche, però rilassante.

Specialmente il pomeriggio, quando il villaggio si svuota un po’, il caldo rallenta tutti e sembra che ognuno si metta in modalità siesta.

E poi, anche qui, l’India riesce sempre a ricordarti dove sei.

Una spiaggia, il mare, i turisti, le palme e poi un bue che cammina sulla sabbia come se fosse la cosa più normale del mondo.

In fondo, anche Goa resta India, solo con un ritmo diverso.

Un giorno di pausa ad Arambol

Il giorno dopo lo dedichiamo quasi completamente al mare e al riposo, era quello che ci serviva.

Dopo Delhi, Varanasi, Khajuraho, Agra e Jaipur avevamo bisogno di fermarci. Non per forza in un paradiso tropicale, ma in un posto dove poter respirare, camminare lentamente, mangiare con calma e non avere subito un treno da prendere.

Arambol è stata questo, una pausa, non la spiaggia più bella del mondo, non il mare più limpido, non il luogo magico che forse avevamo immaginato leggendo o ascoltando racconti di chi c’era stato anni prima.

Però è stata una parentesi utile.

La sera, per mangiare del buon pesce fresco a un prezzo accettabile, ci spostiamo verso la parte destra della spiaggia, sopra una piccola scogliera. Lì l’atmosfera è più piacevole, il mare si vede meglio e la cena ha finalmente quel sapore di pausa che cercavamo.

Nei dintorni ci sarebbero anche altri posti da vedere: Anjuna, famosa per il mercato del mercoledì, Vagator, Chapora e altri villaggi costieri legati alla vecchia anima portoghese e hippy di Goa. Con uno scooter si potrebbe girare facilmente tutta la zona.

Ma noi restiamo abbastanza fermi, forse per stanchezza, forse perché il tempo è spesso coperto, forse perché Arambol non ci prende fino in fondo.

Dovevamo fermarci qualche giorno in più, ma dopo due notti capiamo che è il momento di ripartire.

Da Arambol verso Hampi

La mattina prendiamo la decisione definitiva: lasciamo Goa e andiamo verso Hampi.

Ancora una volta cambia tutto, dal mare alle rovine, dalla spiaggia alle pietre, dall’India rilassata di Goa a uno dei luoghi più incredibili dell’India del Sud.

Entriamo in un’agenzia, compriamo il biglietto per Hampi e ci organizziamo per raggiungere Mapusa, da dove parte l’autobus notturno.

Lasciamo Arambol con una sensazione mista, da una parte ci aveva fatto bene.

Avevamo rallentato, dormito, camminato sulla spiaggia e respirato un po’ dopo giorni molto intensi.

Dall’altra, forse, ce l’aspettavamo diversa, più selvaggia, più bella, più autentica: magari dieci anni prima lo era davvero.

Magari se fossimo arrivati con il sole pieno, con più tempo e meno stanchezza, l’avremmo vissuta in un altro modo.

Certo è che, se fossi venuto qui qualche anno prima, forse sarei rimasto molto più a lungo, forse addirittura sarei ancora qua.

Invece saliamo su un bus locale verso Mapusa e poi sull’autobus notturno per Hampi, il viaggio riparte e l’India cambia faccia un’altra volta.

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