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Diario Birmania – Tappa 8

E così, un po’ a malincuore ma anche belli soddisfatti, andiamo da Bagan al Lago Inle, salutando la città dorata.

Ce ne andiamo tristi, perché Bagan è uno di quei posti che ti entra dentro senza chiedere permesso. Però partiamo anche felici, perché dopo giorni di templi, polvere, biciclette e pagode al tramonto, abbiamo la sensazione di aver vissuto qualcosa di enorme.

Alle otto del mattino vengono a prenderci direttamente alla guesthouse con un pick-up. Mezz’ora dopo siamo già sul bus, direzione Lago Inle, una delle tappe che aspettavamo di più di tutto il viaggio in Birmania.

Il Lago Inle, negli ultimi anni, era diventato uno dei luoghi turistici in più rapida crescita del Paese. Però, almeno nella nostra testa, continuava ad avere ancora quell’immagine un po’ remota, lenta, sospesa. Un posto di pescatori, palafitte, monasteri, orti galleggianti e montagne.

Insomma, non vedevamo l’ora di arrivarci.

Da Bagan al Lago Inle

La prima parte del viaggio non è memorabile.

Fino alla zona di Mandalay la strada è abbastanza pianeggiante, recente e un po’ anonima. Si attraversano villaggi, campi, pezzi di campagna, qualche tratto polveroso e lunghi momenti in cui non succede praticamente niente.

Poi, all’improvviso, cambia tutto.

Il bus comincia a salire, scendere, risalire e riscendere. Arrivano le curve, la nebbia, le montagne e quei panorami che ti fanno passare la voglia di lamentarti per il sedile scomodo.

La strada diventa molto più bella. In certi punti si apre sulla valle e, quando finalmente dall’alto si inizia a intravedere il lago, ci rendiamo conto che stiamo entrando in un’altra Birmania.

Non più la Birmania secca, polverosa e dorata di Bagan. Qui è tutto più verde, più fresco, più umido, più morbido.

Prime impressioni sul Lago Inle

Arriviamo nella zona del Lago Inle quando ormai il giorno sta finendo.

Il lago si trova nello Stato Shan, a circa 1000 metri di altitudine. È un lago d’acqua dolce circondato da montagne, risaie, villaggi e canali, famoso per i pescatori che remano con una gamba sola, per le case su palafitte e per i giardini galleggianti.

Ma la cosa che colpisce subito non è solo il paesaggio. È l’atmosfera.

C’è una calma diversa. Una lentezza che non sembra finta, una specie di silenzio acquatico che ti fa venire voglia di abbassare il tono della voce. Dopo il caos di certi spostamenti birmani e dopo l’intensità di Bagan, arrivare qui è come cambiare marcia.

La differenza tra Bagan e il Lago Inle è che quest’ultimo ha qualcosa di fatato, ammaliante, delicato. Non ti prende a schiaffi come Bagan. Ti frega piano piano.

Nyaungshwe, la base per visitare il lago

Il punto di partenza per visitare il Lago Inle è Nyaungshwe.

Il villaggio non si trova proprio sul lago, ma è collegato all’acqua da un lungo canale. Da qui partono le barche per le escursioni, si noleggiano le bici, si trovano guesthouse, ristoranti, agenzie e tutto quello che serve a un viaggiatore con lo zaino.

Nyaungshwe non è bellissima in senso classico, però è piacevole. Ha quell’aria da villaggio di passaggio, dove tutti arrivano un po’ stanchi, cercano un letto, prenotano una barca, mangiano qualcosa e poi il giorno dopo ripartono verso il lago.

Noi troviamo una guesthouse tranquilla e iniziamo subito a organizzare le giornate successive.

La proprietaria, molto gentile, ci spiega le varie possibilità: giro in barca sul lago, villaggi su palafitte, monasteri, risaie, sorgenti termali, giri in bici e perfino una cantina dove producono vino.

Sì, vino in Birmania. Ovviamente questa cosa ci incuriosisce subito.

Lago Inle

Lago Inle

Cosa ci aspetta nei prossimi giorni

Il Lago Inle non è un posto da vedere in mezz’ora.

Si può visitare in barca, certo, ed è la cosa più famosa. Però intorno al lago ci sono anche villaggi, risaie, monasteri, fattorie, strade sterrate, sorgenti termali e posti un po’ strani che non ti aspetteresti mai di trovare in Birmania.

Nei giorni successivi abbiamo in programma:

  • una gita in barca sul lago;
  • un giro in bici verso Khaung Daing;
  • una visita alle risaie;
  • una tappa in una fattoria dove fanno il tofu birmano;
  • un passaggio alle hot spring;
  • una camminata verso il monastero Shwe Yan Pyay;
  • una degustazione alla Red Mountain Estate.

Sulla carta sembra tanta roba. Dal vivo, sarà ancora meglio.

Gli Intha, i figli del lago

Gli abitanti del Lago Inle sono chiamati Intha, cioè “figli del lago”.

È un nome bellissimo, ma è anche molto concreto. Qui il lago non è solo un posto da fotografare. È strada, casa, lavoro, cibo, mercato, campo coltivato e luogo di preghiera.

Si vive sull’acqua, ci si sposta sull’acqua, si coltiva sull’acqua.

Da viaggiatori è facile rimanere incantati dalla parte romantica del posto. Barche, tramonti, pescatori e montagne. Però il Lago Inle è prima di tutto un luogo abitato, lavorato, vissuto ogni giorno.

Questa cosa si sente subito.

La prima sera a Nyaungshwe

La prima sera non facciamo niente di speciale.

Sistemiamo gli zaini, prenotiamo la barca per il giorno dopo, cerchiamo qualcosa da mangiare e iniziamo a respirare l’aria del posto.

Dopo il tramonto Nyaungshwe rallenta ancora di più. Qualche ristorante, poche luci, viaggiatori in giro, biciclette appoggiate ai muri, cani che dormono, botteghe che chiudono.

Non sappiamo ancora bene cosa ci aspetta, ma una cosa la capiamo subito: il Lago Inle ci piacerà parecchio.

Anzi, per essere precisi, già ci piace da morire.

Se state organizzando il viaggio, abbiamo raccolto tutte le informazioni pratiche nello Speciale Lago Inle: cosa vedere, quanti giorni restare, costi e consigli.

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