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Diario Birmania – Tappa 9

La gita in barca sul Lago Inle è una di quelle cose che fanno praticamente tutti durante un viaggio in Birmania.

E quando una cosa la fanno tutti, di solito io parto già un po’ prevenuto.

Troppo turistica, organizzata e da cartolina?

Forse un po’ sì. Però, in questo caso, bisogna arrendersi: il Lago Inle visto dall’acqua è davvero uno spettacolo.

Partiamo alle nove del mattino dal porticciolo di Nyaungshwe. L’escursione ci costa 20 dollari, anche se probabilmente contrattando si poteva anche abbassare un po’ il prezzo.

Saliamo su una barca lunga e stretta, una specie di gondola di legno a motore, insieme alla nostra guida. Si chiama Sal, è un signore tranquillo e sorridente, ma non parla praticamente una parola d’inglese.

Poco male. Ci sono posti dove le spiegazioni servono. E posti dove, per fortuna, basta guardare.

Dal canale di Nyaungshwe al Lago Inle

Nyaungshwe non si trova proprio sul lago.

Per arrivarci bisogna percorrere un lungo canale, e già questo primo tratto è bellissimo. Si passa tra case basse, piccoli pontili, barche ormeggiate, orti, persone che lavorano, bambini che guardano l’acqua e qualche cane che sembra saperne più di noi.

Piano piano il canale si allarga.

La barca prende velocità, l’aria diventa più fresca, le montagne compaiono sullo sfondo e finalmente si apre il Lago Inle.

Ed è lì che capiamo perché tutti vengono fin qui. Acqua, cielo, barche, pescatori, palafitte e silenzio. Un microcosmo un po’ surreale, un po’ incantato.

I pescatori Intha

La prima immagine forte sono loro: i pescatori Intha.

Stanno in piedi sulle barche, in equilibrio perfetto, con il remo bloccato tra la gamba e il piede. Remano così, con un movimento elegante e stranissimo, mentre con le mani gestiscono reti e nasse.

Visti dal vivo fanno un certo effetto.

È una tecnica famosa in tutto il mondo, ormai diventata il simbolo del Lago Inle e anche una delle immagini più riconoscibili della Birmania. Alcuni pescatori oggi posano per i turisti, questo è evidente. Però il gesto resta potente.

C’è qualcosa di antico, preciso, quasi poetico nel modo in cui si muovono sull’acqua.

Lago Inle in barca

I giardini galleggianti

Dopo i pescatori ci spostiamo verso i famosi giardini galleggianti.

All’inizio non capiamo bene cosa stiamo guardando. Sembrano campi coltivati, ma siamo in mezzo al lago.

In realtà sono strisce di terra, fango, alghe e vegetali pressati, fissati al fondo con lunghi pali di bambù. Sopra queste specie di aiuole artificiali gli abitanti coltivano soprattutto pomodori.

I contadini si muovono in barca tra i filari, come se stessero camminando in un normale orto di campagna. Solo che qui, al posto della strada, c’è l’acqua.

La cosa incredibile è proprio questa: il lago non viene solo attraversato, viene coltivato.

Villaggi su palafitte

Poi arrivano i villaggi su palafitte. Questa, per me, è una delle parti più belle della giornata.

Le case sono costruite sull’acqua, sorrette da pali di legno. Sotto passano le barche, sopra si cucina, si dorme, si lavora, si vive.

Vediamo bambini che giocano, donne che fanno il bucato, ragazze che si lavano i capelli, uomini che sistemano barche e anziani seduti fuori casa a guardare il lago.

Ogni tanto passa una barca carica di merci. Un’altra porta i bambini a scuola. Un’altra ancora è piena di frutta, verdura, pesce, sacchi, legna, roba che da noi finirebbe su un furgone e qui invece viaggia sull’acqua.

È una vita completamente diversa dalla nostra, ma non sembra strana per chi la vive. Siamo noi, semmai, a guardarla con gli occhi spalancati.

Lago Inle in barca

Lago Inle in barca

Laboratori artigianali sul lago

A un certo punto inizia la parte più turistica del giro.

La barca si ferma in vari laboratori su palafitte: seta, sigari birmani, argento, ferro, legno, ceramica. Si capisce subito che sono tappe pensate anche per far comprare qualcosa ai viaggiatori.

Però non bisogna fare troppo gli snob.

Alcune cose sono davvero interessanti, soprattutto quando si può vedere il lavoro manuale da vicino. In un laboratorio osserviamo una famiglia che lavora al telaio, con movimenti lenti, precisi, ripetuti mille volte.

Fili, legno, mani, pazienza. Non sarà la parte più selvaggia del viaggio, ma racconta comunque un pezzo di vita del lago.

A pranzo ci fermiamo in un ristorante su palafitte.

Io, naturalmente, non riesco a fare la persona sobria e mi faccio portare un bel repertorio di piatti di pesce cucinati in vari modi. Dopotutto siamo su un lago, quindi sarebbe quasi maleducazione non provarlo.

Mangiare sull’acqua, con le barche che passano e le montagne intorno, rende tutto più buono.

Anche se magari, a mente fredda, il ristorante era più turistico di quanto volessi ammettere.

Monasteri, pagode e pioggia

Dopo pranzo andiamo verso il monastero Nga Hpe Lyaung, costruito anch’esso in mezzo al lago e famoso, almeno all’epoca, per i suoi gatti addestrati.

Al di là di questa curiosità, il monastero è un posto piacevole. Silenzioso, fresco, perfetto per fermarsi un po’.

Il programma iniziale prevedeva anche altre tappe, tra cui Shwe Inn Thein Paya, con i suoi antichi zedi. Però il destino, dopo averci regalato una mattinata di sole, decide che può bastare così.

Inizia a piovere, prima piano, poi sempre più forte.

Restiamo un paio d’ore nel monastero ad aspettare che il tempo migliori. In realtà, più che aspettare, ci adattiamo. C’è chi guarda fuori, chi si riposa, chi si gode semplicemente il silenzio.

Nei monasteri, bisogna dirlo, si dorme benissimo.

Ritorno a Nyaungshwe sotto l’acqua

Quando finalmente smette di piovere, il cielo non promette niente di buono.

All’orizzonte si vede altra acqua in arrivo, così decidiamo di rinunciare alle ultime tappe e tornare verso Nyaungshwe. Lo fanno anche gli altri pochi turisti presenti, quindi non ci sentiamo nemmeno troppo codardi.

Ripassiamo tra pescatori, contadini, palafitte e giardini galleggianti. Solo che ora il lago ha cambiato faccia.

È più scuro, più freddo, più malinconico. La barca va lenta, l’acqua schizza, noi siamo sempre più bagnati e alla fine arriviamo al villaggio zuppi dalla testa ai piedi.

Sono circa le cinque del pomeriggio. Il temporale continuerà fino a mezzanotte.

Siamo un po’ dispiaciuti per le cose che non siamo riusciti a vedere.

Però, alla fine, la giornata è stata bellissima lo stesso. Anzi, forse proprio la pioggia l’ha resa ancora più vera.

Vedere il Lago Inle in barca non è solo la cartolina perfetta del pescatore al tramonto. È anche temporale, freddo, vestiti bagnati, programmi saltati e rientri lenti verso il villaggio.

Doccia, birretta, cena e alle dieci tutti a ninna. A Nyaungshwe, a una certa ora, sembra che qualcuno spenga il paese. E dopo una giornata così, va benissimo.

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