Colombia: storia, origini e breve riassunto
La storia della Colombia, o perlomeno quella della presenza umana nel suo territorio, comincia migliaia di anni prima dell’arrivo degli europei.
La posizione geografica del Paese ha sempre avuto un’importanza fondamentale. La Colombia si trova infatti nel punto in cui il Sud America incontra l’America Centrale, tra il Mar dei Caraibi, l’Oceano Pacifico, le Ande e la foresta amazzonica.
Per secoli il suo territorio è stato un corridoio naturale e un luogo d’incontro tra popolazioni andine, caraibiche e amazzoniche. Allo stesso tempo, montagne, foreste, fiumi e vallate hanno reso difficili gli spostamenti e favorito la nascita di culture molto diverse tra loro.
Le popolazioni prima degli spagnoli
Prima dell’arrivo degli europei, la Colombia non era una nazione unitaria, ma un mosaico di popolazioni, lingue e tradizioni.
Tra le civiltà più importanti c’erano i Muisca, che vivevano negli altopiani delle Ande orientali, soprattutto nei territori che oggi circondano Bogotá e Tunja.
I Muisca erano organizzati in una società complessa, basata sull’agricoltura, sul commercio del sale e sulla lavorazione dell’oro. Non possedevano immense città dorate, come immaginarono successivamente gli spagnoli, ma realizzavano oggetti rituali, offerte e ornamenti di straordinaria bellezza.
Nella Sierra Nevada de Santa Marta vivevano invece i Tairona, abili costruttori di villaggi, terrazze, strade in pietra e sistemi agricoli adattati alle montagne.
Nel sud e nell’ovest si svilupparono altre importanti culture, tra cui San Agustín, Tierradentro, Quimbaya e Calima, che hanno lasciato statue, tombe, ceramiche e meravigliosi oggetti d’oro.

Alcuni degli oggetti d’oro realizzati dalle popolazioni precolombiane della Colombia.
Il mito di El Dorado
Una delle leggende più conosciute della storia colombiana è quella di El Dorado.
In origine El Dorado non indicava una città interamente costruita d’oro, ma probabilmente un rituale praticato dai Muisca nella Laguna di Guatavita.
Secondo la leggenda, il nuovo capo si ricopriva il corpo di polvere d’oro, saliva su una zattera e raggiungeva il centro della laguna, dove offriva oggetti preziosi agli dèi.
Con il tempo, gli europei trasformarono il racconto dell’“uomo dorato” nella storia di una città, di una valle o addirittura di un regno pieno di ricchezze.
Per secoli esploratori e conquistadores attraversarono montagne, fiumi e foreste alla ricerca di un luogo che probabilmente non era mai esistito.
Il mito di El Dorado contribuì però ad alimentare la conquista e il saccheggio delle popolazioni indigene.
L’arrivo dei conquistadores
Alla fine del XV secolo la storia della Colombia cambiò radicalmente.
Nel 1499 Alonso de Ojeda esplorò una parte della costa settentrionale dell’attuale territorio colombiano. Negli anni successivi arrivarono soldati, conquistadores, missionari e avventurieri alla ricerca di oro, terre e potere.
Santa Marta venne fondata nel 1525, mentre Cartagena de Indias nacque nel 1533.
Cartagena divenne presto uno dei porti più importanti dell’Impero spagnolo nei Caraibi. Da qui partivano oro, merci e altre ricchezze dirette in Europa, mentre arrivavano soldati, coloni e schiavi deportati dall’Africa.
La città fu attaccata più volte da corsari e flotte delle potenze nemiche della Spagna e venne protetta con mura, bastioni e imponenti fortificazioni.
Nel 1538 Gonzalo Jiménez de Quesada conquistò i territori dei Muisca e fondò Santa Fe de Bogotá.
Malattie portate dagli europei, guerre, sfruttamento e lavoro forzato provocarono un crollo drammatico della popolazione indigena.

Cartagena, antico porto coloniale e oggi una delle città più moderne e visitate della Colombia.
La Nuova Granada e la schiavitù
I territori conquistati vennero progressivamente incorporati nell’Impero spagnolo.
Il Vicereame della Nuova Granada fu istituito nel XVIII secolo e comprendeva, con confini variabili, gli attuali territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama.
Bogotá ne divenne il principale centro politico e amministrativo, mentre Cartagena mantenne un ruolo fondamentale come porto commerciale e militare.
La società coloniale era rigidamente divisa.
Al vertice c’erano gli spagnoli nati in Europa, seguiti dai creoli, discendenti degli europei nati in America. Più in basso si trovavano meticci, popolazioni indigene e africani ridotti in schiavitù.
Cartagena fu uno dei principali porti americani della tratta atlantica. Migliaia di uomini e donne vennero deportati dall’Africa e impiegati nelle miniere, nelle piantagioni, nei porti e nei lavori domestici.
Molti schiavi riuscirono però a fuggire e fondarono comunità indipendenti chiamate palenques. La più famosa è San Basilio de Palenque, vicino Cartagena.
L’eredità africana è ancora oggi fondamentale nella musica, nella cucina, nelle feste e nella cultura delle regioni caraibiche e pacifiche.
Simón Bolívar e l’indipendenza
All’inizio del XIX secolo iniziarono i movimenti per l’indipendenza dalla Spagna.
Nel 1810 diverse città formarono governi autonomi, ma gli anni successivi furono segnati da divisioni interne e dalla riconquista spagnola.
La svolta arrivò nel 1819, quando l’esercito guidato da Simón Bolívar attraversò le Ande e sconfisse le forze spagnole nella battaglia di Boyacá.
Il successo aprì la strada alla liberazione di Bogotá e alla nascita della Repubblica di Colombia, successivamente conosciuta come Gran Colombia.
Il progetto di Bolívar era ambizioso: creare una grande repubblica formata dagli attuali territori di Colombia, Venezuela, Ecuador e Panama.
La Gran Colombia ebbe però vita breve.
Le distanze, le differenze regionali e i contrasti tra centralisti e federalisti portarono alla sua dissoluzione tra il 1830 e il 1831.
Liberali, conservatori e guerre civili
Per gran parte del XIX secolo la Colombia fu attraversata dallo scontro tra liberali e conservatori.
I conservatori difendevano generalmente il governo centrale, il ruolo della Chiesa cattolica e gli interessi dei grandi proprietari terrieri.
I liberali sostenevano maggiormente il federalismo, il libero commercio, la separazione tra Stato e Chiesa e alcune riforme sociali.
Queste differenze provocarono numerose guerre civili. Nel corso del secolo il Paese cambiò più volte nome e organizzazione politica, passando dalla Nuova Granada alla Confederazione Granadina, agli Stati Uniti di Colombia e infine, dal 1886, alla Repubblica di Colombia.
Il conflitto più devastante fu la Guerra dei Mille Giorni, combattuta tra il 1899 e il 1902. La guerra causò decine di migliaia di morti e lasciò il Paese economicamente distrutto.
Pochi mesi dopo, nel 1903, Panama dichiarò la propria indipendenza con il sostegno degli Stati Uniti, interessati alla costruzione e al controllo del futuro canale.
La Violencia e la nascita della guerriglia
Nel 1948 l’assassinio del leader liberale Jorge Eliécer Gaitán provocò una gigantesca rivolta a Bogotá, conosciuta come Bogotazo.
Da quel momento si intensificò il periodo chiamato La Violencia, una sanguinosa lotta tra liberali e conservatori che provocò centinaia di migliaia di vittime.
Nel 1953 il generale Gustavo Rojas Pinilla prese il potere con un colpo di Stato.
Dopo la fine del regime militare, liberali e conservatori crearono il Fronte Nazionale, un accordo per alternarsi alla presidenza e dividersi gli incarichi pubblici.
La soluzione ridusse lo scontro tra i due partiti, ma escluse molte altre forze politiche e non risolse la povertà e la distribuzione diseguale delle terre.
Negli anni Sessanta nacquero diversi gruppi guerriglieri, tra cui le FARC, Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia, e l’ELN, Esercito di Liberazione Nazionale.
Successivamente comparve anche l’M-19.
Guerriglia, esercito, gruppi paramilitari e proprietari terrieri finirono per scontrarsi in un conflitto sempre più difficile da comprendere e controllare.
Il narcotraffico e Pablo Escobar
Negli anni Settanta e Ottanta la Colombia diventò uno dei principali centri mondiali del commercio della cocaina.
Nacquero i grandi cartelli di Medellín e Cali.
Il personaggio più conosciuto fu Pablo Escobar, che in pochi anni accumulò un patrimonio enorme e arrivò a controllare una parte importante del traffico di cocaina verso gli Stati Uniti.
Escobar finanziò abitazioni e campi sportivi nei quartieri poveri, costruendosi l’immagine di benefattore.
Dietro quella facciata si nascondeva però una struttura criminale responsabile di omicidi, sequestri, attentati e corruzione.
Giudici, giornalisti, poliziotti e candidati alla presidenza vennero assassinati. La guerra tra i cartelli e lo Stato trasformò la Colombia in una delle nazioni più violente del mondo.
Escobar morì nel 1993, ma la sua morte non cancellò il narcotraffico. I grandi cartelli vennero sostituiti da organizzazioni più piccole e meno visibili.
L’accordo con le FARC
Dall’inizio degli anni Duemila lo Stato colombiano avviò una forte controffensiva contro la guerriglia.
La sicurezza migliorò nelle grandi città e sulle principali strade, ma continuarono violazioni dei diritti umani e violenze contro le popolazioni rurali.
Nel 2012 il governo del presidente Juan Manuel Santos iniziò i negoziati con le FARC.
Il 24 novembre 2016 venne firmato l’Accordo finale per la fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura. Le FARC accettarono il cessate il fuoco, la consegna delle armi e la trasformazione in partito politico.
L’accordo mise fine allo scontro con la principale guerriglia colombiana, ma non cancellò completamente la violenza. Dissidenti, ELN e organizzazioni criminali continuano a essere presenti in alcune aree del Paese.
La Colombia oggi
La Colombia che abbiamo incontrato durante il viaggio era lontana anni luce dall’immagine raccontata per decenni dalla televisione italiana.
Non abbiamo trovato soltanto il Paese di Pablo Escobar, della cocaina, dei sequestri e delle FARC.
Abbiamo visto una nazione giovane, dinamica e moderna.
Autobus nuovi, aeroporti, università, studenti anche nei piccoli centri, internet quasi ovunque, infrastrutture migliori di quanto immaginassimo e tanti ragazzi convinti di poter costruire il proprio futuro.

Una libreria colombiana: cultura, studenti e voglia di costruire una nuova immagine del Paese.
La Colombia possiede una delle economie più grandi dell’America Latina ed è classificata dalla Banca Mondiale tra i Paesi a reddito medio-alto. Nel 2025 il PIL era stimato in circa 457 miliardi di dollari, con una crescita reale del 2,6%.
Petrolio, carbone, caffè, fiori, banane, oro e smeraldi sono tra le sue principali risorse.
Rimangono però enormi differenze tra città e campagne, regioni sviluppate e territori nei quali la presenza dello Stato è ancora debole.
Una nazione difficile da raccontare
La Colombia è una nazione piena di contraddizioni.
Moderna e rurale.
Ricca di risorse e segnata dalla povertà.
Democratica, ma attraversata per decenni da guerre e violenze politiche.
Capace di guardare al futuro, ma ancora costretta a confrontarsi con narcotraffico, corruzione, disuguaglianze e gruppi armati.
La storia della Colombia non può essere ridotta a Pablo Escobar e alla cocaina.
È la storia delle civiltà precolombiane, di El Dorado, della conquista spagnola, degli schiavi africani, di Simón Bolívar, delle guerre civili, della guerriglia e di una popolazione che continua a cercare una strada verso il futuro.
Non sta a me stabilire se la Colombia abbia perso il famoso treno che avrebbe dovuto portarla allo stesso livello dei Paesi europei.
Posso soltanto raccontare ciò che abbiamo visto.
Una nazione viva, giovane, orgogliosa e molto diversa da come continuiamo a immaginarla.
E per comprenderla veramente esiste probabilmente una sola soluzione: prendere lo zaino e partire.

