Maldive: Hangnaameedhoo, il paradiso oltre i resort – Giorni 3–4
(foto in copertina: Hangnaameedhoo dal mare: una sottile isola verde nell’Atollo di Ari Sud)
La sera prima eravamo arrivati alle Maldive senza avere prenotato nulla.
Dopo una lunga trattativa fuori dall’aeroporto con Mohamed, avevamo accettato una proposta per trascorrere sei notti su un’isola locale chiamata Hangnaameedhoo.
Non avevamo mai sentito quel nome, non avevamo visto fotografie della guesthouse e non sapevamo esattamente chi ci avrebbe aspettato.
Avevamo soltanto due piccoli zaini, un accordo e un appuntamento per la mattina seguente.
Giorno 3 – Da Hulhumalé a Hangnaameedhoo
Alle 8:00 tornammo nella zona dell’aeroporto e salimmo su un motoscafo diretto verso l’Atollo di Ari Sud.
Il passaggio era stato organizzato approfittando di una barca che doveva compiere comunque quella tratta.
Lasciammo Hulhumalé e cominciammo ad attraversare l’arcipelago.

Il trasferimento in motoscafo dall’aeroporto di Malé a Hangnaameedhoo durò circa tre ore, con partenza alle 8:00 e arrivo intorno alle 11:00.
Per circa tre ore davanti a noi ci furono soltanto mare, cielo e piccole isole. Passavamo vicino ad atolli circondati da lagune turchesi, lingue di sabbia e macchie verdi che sembravano galleggiare nell’Oceano Indiano.
Alcune isole ospitavano resort, altre erano abitate e altre ancora apparivano completamente deserte.
Da lontano era quasi impossibile distinguerle.
Erano tutte piccole, piatte e circondate da colori che fino a quel momento avevamo visto soltanto nelle fotografie.
L’arrivo a Hangnaameedhoo
Intorno alle 11:00 apparve Hangnaameedhoo.
Vista dal mare sembrava una sottile striscia verde coperta di palme, con una spiaggia chiara e un’alta antenna che spuntava sopra la vegetazione.
Non c’erano bungalow sull’acqua, pontili eleganti o personale in divisa ad aspettarci.
Davanti a noi c’era un’isola abitata.
Al porto incontrammo Imadh Adham, il ragazzo che gestiva la guesthouse e organizzava le attività turistiche sull’isola.
Aveva circa ventotto anni, parlava bene inglese e aveva studiato fuori dalle Maldive, tra Sri Lanka, India e Pakistan.
Era una persona curiosa, intraprendente e piena di idee. Voleva sviluppare sull’isola un turismo diverso da quello dei grandi resort: piccole guesthouse, escursioni organizzate con gli abitanti e un rapporto più diretto con la vita locale.
Nel 2013 tutto questo era ancora agli inizi.
Durante il nostro soggiorno eravamo gli unici turisti presenti sull’isola.
La nostra guesthouse
Imadh ci accompagnò nella guesthouse.
Era una struttura piccola e semplice, con soltanto poche camere. La nostra aveva bagno privato e aria condizionata.
C’era anche una sala comune con divani, televisione, computer e frigorifero, oltre a un piccolo spazio esterno con tavolo e sedie.
La camera era pulita e più comoda di quanto ci aspettassimo.
Sul letto avevano preparato asciugamani piegati e decorazioni con foglie e fiori. Un’accoglienza quasi da luna di miele, decisamente diversa dallo spirito con cui eravamo partiti.
Dopo tutte le incertezze dell’arrivo, finalmente avevamo un posto in cui dormire.
E soprattutto avevamo la conferma che Hangnaameedhoo esisteva davvero.

Mappa illustrativa di Hangnaameedhoo con il porto, il villaggio, la guesthouse e la zona della spiaggia.
Il primo impatto con l’isola
Lasciati gli zaini, uscimmo per una prima passeggiata.
Hangnaameedhoo era lunga meno di un chilometro e larga poche centinaia di metri. Le strade erano di sabbia e attraversavano un piccolo villaggio formato da case basse, cortili, muri consumati dal clima, palme da cocco e alberi del pane.
Non c’erano grandi edifici e quasi nessun traffico.
Si vedevano biciclette, qualche motorino, barche da pesca e persone sedute all’ombra. In pochi minuti si poteva raggiungere qualsiasi punto dell’isola.
Il primo impatto fu molto diverso dall’immagine classica delle Maldive.
Non c’erano piscine, buffet, lettini o animazione. C’erano il porto, una scuola, una moschea, alcuni negozi, un piccolo centro sanitario e un campo da calcio.
Era un luogo vissuto, non costruito per i turisti.

Le strade di Hangnaameedhoo attraversavano il villaggio tra case basse, muri, palme e vegetazione tropicale.
Gli abitanti ci osservavano con curiosità, ma inizialmente mantenevano una certa distanza. Non erano ostili: semplicemente non erano ancora abituati a vedere viaggiatori occidentali passeggiare liberamente tra le loro case.
Anche noi dovevamo capire come comportarci.

La pesca era una delle attività centrali della vita quotidiana degli abitanti di Hangnaameedhoo.
Le regole di un’isola locale
Hangnaameedhoo era un’isola musulmana e la vita quotidiana seguiva regole molto diverse da quelle dei resort.
L’alcol non era disponibile e l’abbigliamento doveva rispettare la comunità locale.
Per me non cambiava molto. Per Valeria significava invece coprire spalle e ginocchia e non girare per l’isola in costume.
Anche per fare il bagno sulla spiaggia locale avrebbe dovuto indossare una maglietta e pantaloni abbastanza lunghi.
Andare alle Maldive e scoprire di dover entrare in mare vestita non era esattamente quello che si aspettava.
Ma avevamo scelto proprio questo: vivere su un’isola abitata, non in un mondo separato dal resto del Paese.
La prima sera a Hangnaameedhoo
Il resto della giornata trascorse lentamente.
Camminammo lungo le strade di sabbia, passammo vicino al porto e cercammo di orientarci. Tutto era vicino e, allo stesso tempo, completamente nuovo.
La sera cenammo nel piccolo locale della zona del porto, che nei giorni successivi sarebbe diventato il nostro punto fisso per colazione, pranzo e cena.
Poi tornammo alla guesthouse.
Eravamo stanchi per il viaggio in motoscafo, ma soprattutto curiosi di scoprire che cosa ci aspettava il giorno successivo.
Imadh ci aveva promesso la prima escursione su un’isola deserta.
Giorno 4 – La prima isola deserta
Alle 9:00 partimmo in barca.
Lasciammo Hangnaameedhoo e attraversammo ancora una volta il mare dell’Atollo di Ari Sud.

Mappa illustrativa delle tre escursioni in barca organizzate da Hangnaameedhoo verso le isole deserte dell’atollo.a destinazione era una piccola isola disabitata.
Da lontano appariva come una striscia di sabbia bianca circondata da acqua turchese, con qualche palma e una vegetazione molto bassa.
Quando arrivammo non c’era nessun altro.
Nessun resort, nessun ristorante, nessuna barca carica di turisti. Soltanto noi, il mare e una piccola costruzione utilizzata come riparo.
Era l’immagine delle Maldive che avevamo sempre immaginato, ma senza tutto quello che normalmente viene costruito intorno.

La prima delle tre isole deserte raggiunte durante il nostro soggiorno a Hangnaameedhoo.
Una giornata senza fare nulla
Scaricammo dalla barca l’ombrellone, gli asciugamani, l’acqua e qualcosa da mangiare.
Poi iniziò una delle giornate più semplici del viaggio.
Facemmo il bagno, camminammo sulla sabbia, leggemmo e dormimmo all’ombra.
Ogni tanto entravamo in acqua con maschera e boccaglio per osservare i pesci vicino alla barriera corallina.
Il mare era caldo e trasparente.
Non c’era un programma da seguire. Nessuno ci chiamava per il pranzo, non c’erano attività organizzate e non esistevano orari, oltre a quello della barca che sarebbe tornata a prenderci.
Per ore non facemmo praticamente nulla.
Ed era esattamente ciò di cui avevamo bisogno.
Sull’isola deserta Valeria poteva finalmente stare in costume, senza le regole richieste a Hangnaameedhoo.
Quel piccolo particolare mostrava chiaramente le due Maldive che stavamo iniziando a conoscere: le isole abitate, con la loro comunità e le loro regole, e gli angoli disabitati dell’atollo, dove esistevano soltanto mare, sabbia e silenzio.
Il ritorno a Hangnaameedhoo
Rimanemmo sull’isola fino al pomeriggio.
Intorno alle 17:00 caricammo nuovamente tutto sulla barca e tornammo a Hangnaameedhoo.
Durante il viaggio di ritorno il sole iniziava a scendere e le piccole isole diventavano sagome scure sull’acqua.
Dopo appena due giorni avevamo già incontrato due facce completamente diverse dello stesso arcipelago.
Da una parte Hangnaameedhoo, con le sue case, la moschea, le regole e la vita quotidiana degli abitanti.
Dall’altra una piccola isola deserta, dove per un’intera giornata eravamo rimasti quasi soli davanti al mare.
La sfida alla Lonely Planet stava andando decisamente bene.

