Maldive: addio a Hangnaameedhoo, ultima tappa a Malé e ritorno a casa – Giorni 9 – 10
La mattina del nono giorno ci svegliammo sapendo che il viaggio stava per finire.
Gli zaini erano pronti e la guesthouse non era più soltanto il posto in cui avevamo dormito. Per quasi una settimana era stata la nostra casa alle Maldive.
Fuori, Hangnaameedhoo continuava a vivere come ogni altro giorno.
Le persone si muovevano tra le strade di sabbia, le barche erano ferme vicino al porto e dalla moschea arrivavano i suoni che avevano accompagnato tutto il nostro soggiorno.
Per noi, però, quella mattina era diversa.
Era il momento di partire.
Giorno 9 – L’addio a Hangnaameedhoo
Alle 8:00 lasciammo l’isola.
Portammo i nostri piccoli zaini verso il porto e salutammo le persone che avevano reso possibile quel viaggio.
Imadh ci aveva accolto quando non sapevamo quasi nulla di Hangnaameedhoo. Aveva organizzato il soggiorno, i pasti, i trasferimenti e le escursioni verso le isole deserte.
Lati aveva condiviso con noi le giornate in barca e una parte della vita dell’atollo.
All’inizio erano soltanto due nomi sconosciuti.
Alla fine del viaggio erano diventati due dei ricordi più importanti delle Maldive.
Non ci furono grandi cerimonie.
Qualche saluto, poche parole e la sensazione che il tempo fosse passato troppo velocemente.
Poi salimmo sulla barca.

Io e Imadh, il ragazzo che gestiva la struttura ricettiva
L’isola che diventava sempre più piccola
Il porto si allontanò lentamente.
Dalla barca osservammo Hangnaameedhoo diventare una sottile linea verde sull’oceano.
Riconoscevamo l’antenna, la vegetazione, la costa e il punto in cui si trovava il villaggio.
Quando eravamo arrivati, quell’isola non rappresentava nulla per noi.
Era soltanto un nome pronunciato da Mohamed fuori dall’aeroporto.
Adesso, mentre scompariva dietro di noi, sembrava impossibile pensare che fino a pochi giorni prima non ne conoscessimo nemmeno l’esistenza.
Il viaggio di ritorno durò circa tre ore.
Ancora una volta attraversammo lagune, atolli e piccole isole disperse nell’Oceano Indiano.
Questa volta, però, non stavamo andando verso qualcosa di sconosciuto.
Stavamo lasciando qualcosa che avremmo voluto continuare a conoscere.

Hangnaameedhoo si allontana dietro di noi durante il viaggio di ritorno verso Malé.
Un ultimo viaggio tra gli atolli
Durante la navigazione continuammo a incontrare isole, lagune e barriere coralline.
Pochi giorni prima guardavamo tutto con la curiosità di chi non aveva mai visto le Maldive da vicino.
Adesso iniziavamo già a sentirne la mancanza.

Le lagune dell’Atollo di Ari Sud viste dalla barca durante il viaggio di ritorno verso Malé.
Il ritorno nella zona dell’aeroporto
Arrivammo nella zona dell’aeroporto intorno alle 11:00.
Il nostro volo sarebbe partito soltanto alle 20:25, quindi avevamo quasi tutta la giornata a disposizione.
Lasciammo temporaneamente gli zaini e prendemmo il traghetto verso Malé.
Dopo una settimana trascorsa su Hangnaameedhoo, la capitale sembrò immediatamente enorme e caotica.
In realtà Malé è una città piccola e molto compatta, ma il confronto con le strade di sabbia dell’isola locale era impressionante.
C’erano motorini, automobili, negozi, edifici alti, barche, mercati e persone ovunque.
Eravamo ancora alle Maldive.
Ma sembrava di essere arrivati in un altro Paese.
Malé, la capitale delle Maldive
Le immagini più conosciute delle Maldive mostrano atolli quasi vuoti e isole circondate dal mare.
Malé era l’esatto contrario.
Ogni spazio disponibile sembrava occupato da edifici, strade e attività commerciali.
Camminammo senza un programma preciso.
Non avevamo molto tempo e non volevamo trasformare quelle ultime ore in una corsa tra monumenti.
Ci interessava soprattutto osservare la parte urbana del Paese, completamente diversa dalle isole deserte e da Hangnaameedhoo.

Malé e i principali luoghi attraversati durante le nostre ultime ore alle Maldive.
Il mercato del pesce
Uno dei luoghi più interessanti fu il mercato del pesce.
La pesca era una delle attività principali delle Maldive e il tonno era presente praticamente in ogni pasto che avevamo consumato durante il viaggio.
Nel mercato potevamo finalmente vedere dove arrivava una parte del pesce pescato nell’arcipelago.
I pescatori scaricavano il pescato, i venditori pulivano i tonni e i clienti si muovevano tra i banchi.
L’ambiente era rumoroso, affollato e molto lontano dall’immagine elegante dei ristoranti dei resort.
Era una parte concreta della vita economica del Paese.

Tonni e pescatori nel mercato del pesce di Malé, una delle immagini più lontane dalle Maldive dei resort.
Il mercato della frutta e della verdura
Poco distante visitammo anche il mercato della frutta e della verdura.
Le Maldive hanno pochissimo terreno coltivabile e molti prodotti devono essere importati o trasportati dalle isole in cui è possibile coltivare qualcosa.
Tra i banchi trovammo banane, noci di cocco, frutta tropicale, verdure e prodotti provenienti da altre zone dell’arcipelago.
Dopo giorni trascorsi a mangiare riso, tonno, uova e patatine, quel mercato ci sembrò incredibilmente ricco.
Era anche un modo per capire quanto fosse complesso rifornire centinaia di piccole isole sparse nell’oceano.
Le strade di Malé
Continuammo a camminare tra le strade della capitale.
Passammo vicino alle moschee, agli edifici governativi e al lungomare.
La capitale mostrava una faccia delle Maldive che fino a quel momento avevamo visto pochissimo.
Sui muri comparivano manifesti, scritte politiche e graffiti.
Le Maldive che avevamo conosciuto sulle spiagge apparivano calme e lontane da tutto.
Malé mostrava invece un Paese con tensioni, problemi, discussioni politiche e una società molto più complessa di quella raccontata nei cataloghi turistici.
È molto forte e soprattutto mostra quella parte meno patinata delle Maldive che il testo sta raccontando.
In poche ore non potevamo comprendere davvero quella realtà.
Potevamo soltanto osservarne il contrasto.

Uno dei graffiti politici fotografati camminando per Malé nel giugno 2013.
Un ultimo pasto alle Maldive
Prima di tornare verso l’aeroporto cercammo qualcosa da mangiare.
Dopo una settimana di cucina locale avevamo voglia di qualcosa di diverso, anche se ormai il tonno, il riso e il tè dolce facevano parte del viaggio.
Mangiammo senza fretta, cercando di far passare le ultime ore.
Il volo serale segnava la fine definitiva dell’esperienza.
Fino a quel momento eravamo ancora in viaggio.
Una volta superati i controlli, saremmo tornati semplicemente passeggeri diretti verso casa.
Il ritorno all’aeroporto
Nel tardo pomeriggio riprendemmo il traghetto.
Intorno alle 18:00 eravamo nuovamente nella zona dell’aeroporto.
Recuperammo gli zaini e ci preparammo alla partenza.
Il nostro volo Etihad lasciò Malé alle 20:25.
Sotto di noi l’arcipelago continuava a comparire come una serie di piccole forme circondate dal mare.
Poche ore dopo, alle 23:40, atterrammo ad Abu Dhabi.
Giorno 10 – Da Abu Dhabi a Roma
Lo scalo fu breve.
Alle 2:00 del mattino ripartimmo verso l’Italia.
Eravamo stanchi, abbronzati e con due zaini quasi identici a quelli con cui eravamo partiti.
Non avevamo comprato quasi nulla.
Il viaggio, però, ci aveva lasciato molto più di quanto avessimo immaginato.
Alle 6:30 atterrammo a Roma Fiumicino.
Dieci giorni prima eravamo partiti con soltanto due biglietti aerei e l’idea di dimostrare che le Maldive non fossero riservate esclusivamente ai resort.
Tornavamo dopo aver dormito su un’isola locale, mangiato con i pescatori, conosciuto Imadh e Lati e trascorso tre giornate su isole deserte.
Avevamo vinto la nostra sfida
La Lonely Planet ci aveva fatto credere che un viaggio indipendente alle Maldive fosse complicato, costoso e forse poco sensato.
In parte aveva ragione.
Organizzare tutto sul posto richiedeva adattamento, pazienza e una certa dose di incoscienza.
Ma le Maldive che avevamo trovato erano molto più interessanti di quelle che avevamo immaginato.
Non avevamo vissuto il lusso dei resort.
Avevamo conosciuto un’isola vera, con una scuola, una moschea, pescatori, regole, problemi e persone che stavano cercando di aprirsi a un nuovo tipo di turismo.
Avevamo scoperto che il paradiso non era soltanto una villa sull’acqua.
Poteva essere una barca locale, una guesthouse semplice, un piatto di tonno mangiato vicino al porto e un’isola deserta raggiunta insieme a chi viveva nell’atollo.
La nostra sfida alla Lonely Planet era finita.
E avevamo avuto la risposta che cercavamo.
Le Maldive si potevano vivere anche così.

