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Dopo quasi una settimana alle Maldive, Hangnaameedhoo non ci sembrava più un luogo sconosciuto.

Avevamo imparato a riconoscere le strade, il porto, il piccolo locale in cui mangiavamo e i ritmi della comunità. Gli abitanti avevano smesso di guardarci soltanto come due stranieri appena arrivati e noi iniziavamo a sentirci meno ospiti.

Il settimo giorno era prevista la nostra terza e ultima escursione verso un’isola deserta.

E proprio perché ormai sapevamo che il viaggio stava entrando nella sua parte finale, quella giornata ebbe un sapore diverso dalle precedenti.

Giorno 7 – L’ultima isola deserta

La mattina lasciammo ancora una volta il porto di Hangnaameedhoo.

Ormai conoscevamo quel rituale.

Salivamo sulla barca con asciugamani, acqua, qualcosa da mangiare, maschera e boccaglio. Poi il villaggio diventava sempre più piccolo, fino a scomparire dietro di noi.

Davanti rimanevano soltanto il mare, le lagune e le piccole isole dell’Atollo di Ari Sud.

Era la terza volta che percorrevamo quelle acque, ma la sensazione non era diventata meno sorprendente.

Ogni isola aveva una forma diversa, una vegetazione differente e colori che cambiavano in continuazione con la profondità dell’acqua e la posizione del sole.

isole deserte Maldive

In navigazione tra Hangnaameedhoo e le piccole isole dell’Atollo di Ari Sud durante una delle nostre ultime escursioni.

Con le persone di Hangnaameedhoo

Durante quei giorni avevamo iniziato a conoscere meglio anche le persone che ci accompagnavano.

Imadh era il nostro punto di riferimento sull’isola: organizzava le escursioni, ci aiutava a comunicare e aveva in mente di sviluppare un turismo diverso da quello dei resort.

Poi c’era Lati, uno degli abitanti con cui avevamo cominciato a condividere le giornate in mare.

Non sempre servivano grandi conversazioni.

L’inglese non era necessariamente perfetto da entrambe le parti, ma bastavano gesti, sorrisi e ore trascorse insieme sulla stessa barca.

Per noi quelle lagune erano qualcosa di straordinario.

Per loro erano semplicemente casa.

Ed era proprio questa differenza a rendere interessante stare con loro.

Un’altra isola tutta per noi

Quando raggiungemmo l’isola, davanti a noi apparve ancora una volta quella scena che ormai associavamo alle Maldive più di qualsiasi resort.

Sabbia chiarissima ,acqua turchese, qualche palma.

E praticamente nessuno.

Scaricammo il necessario dalla barca e scegliemmo il nostro posto.

Ormai sapevamo esattamente come funzionavano quelle giornate.

Non c’erano servizi, bar, ristoranti o lettini.

Portavamo tutto con noi.

Ed era più che sufficiente.

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La terza e ultima isola deserta raggiunta durante il nostro soggiorno nell’Atollo di Ari Sud.

Le Maldive senza resort

Quella giornata riassumeva perfettamente il viaggio che avevamo cercato.

Eravamo alle Maldive, ma lontani dall’immagine classica del resort.

Non avevamo una villa sull’acqua, un buffet internazionale o qualcuno pronto a organizzare ogni minuto della giornata.

Avevamo raggiunto l’isola con una barca locale e trascorrevamo il tempo insieme alle persone che vivevano nell’atollo.

Le isole deserte erano sicuramente il lato più spettacolare del viaggio.

Hangnaameedhoo, però, era ciò che dava un senso a tutto il resto.

Senza l’isola abitata, queste sarebbero state soltanto bellissime giornate al mare.

Vivendo nel villaggio, invece, ogni partenza e ogni ritorno facevano parte di qualcosa di molto più grande.

Non fare assolutamente nulla

Stendemmo gli asciugamani sulla sabbia e sistemammo l’ombrellone.

Poi iniziò il nostro programma preferito.

Niente

Facevamo il bagno, leggevamo, dormivamo.

Camminavamo lungo la spiaggia.

Ogni tanto prendevamo maschera e boccaglio e tornavamo in acqua.

Non c’era alcun bisogno di riempire il tempo.

Il luogo era già abbastanza.

Palme, sabbia e Oceano Indiano

In alcuni punti l’interno dell’isola era composto soltanto da vegetazione e alte palme da cocco.

Era l’immagine più semplice possibile delle Maldive.

E probabilmente anche quella che avevamo immaginato prima di partire.

Solo che adesso eravamo realmente lì.

Senza resort, senza folla e senza aver speso una fortuna.

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Palme da cocco, sabbia e Oceano Indiano su una delle piccole isole dell’Atollo di Ari Sud.

Le ore cominciavano a passare troppo velocemente

Durante le prime escursioni le giornate sembravano infinite.

Quella volta, invece, le ore passarono troppo velocemente.

Sapevamo che sarebbe stata l’ultima isola deserta del viaggio e iniziavamo già a guardare tutto con una certa nostalgia.

Il mare, la sabbia e persino i lunghi momenti trascorsi senza fare nulla cominciavano ad avere un sapore diverso.

Quando arrivò il momento di ripartire, avremmo voluto restare ancora.

Caricammo nuovamente le nostre cose sulla barca.

Poi tornammo verso Hangnaameedhoo.

Il ritorno verso Hangnaameedhoo

Durante il viaggio di ritorno il sole iniziò lentamente ad abbassarsi.

Davanti a noi comparivano piccole isole che diventavano quasi sagome nere contro la luce.

In quei momenti capimmo che il ricordo più forte delle Maldive non sarebbe stato soltanto il paesaggio.

Sarebbero state anche le persone.

Mohamed ci aveva spediti sull’isola quasi per caso.

Imadh ci aveva accolto.

Lati e gli altri abitanti avevano condiviso con noi una parte della loro quotidianità.

Eravamo partiti pensando soprattutto alle spiagge.

Stavamo tornando con dei volti da ricordare.

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Una piccola isola dell’atollo in controluce durante il viaggio di ritorno verso Hangnaameedhoo

Giorno 8 – L’ultima giornata a Hangnaameedhoo

Il giorno successivo non avevamo escursioni.

Era la nostra ultima giornata completa sull’isola.

E ormai non sentivamo più il bisogno di riempirla con qualcosa di particolare.

Camminammo ancora una volta tra le strade di sabbia, passammo dal porto e tornammo nei luoghi che durante la settimana erano diventati familiari.

Il piccolo villaggio non era cambiato.

Eravamo cambiati noi.

Le case dell’isola

Ripercorrendo Hangnaameedhoo passammo davanti alle case degli abitanti.

Erano abitazioni semplici, spesso colorate, con piccoli cortili rivolti verso le strade sabbiose.

I panni venivano lasciati ad asciugare all’aperto.

Quelle scene che il primo giorno ci sembravano completamente nuove ormai facevano parte della nostra quotidianità.

Sapevamo dove si trovavano la scuola, la moschea, il centro sanitario, il campo da calcio e il locale in cui mangiavamo.

Riconoscevamo alcune persone.

E alcune persone riconoscevano noi.

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Case semplici, cortili e bucato steso lungo le strade sabbiose di Hangnaameedhoo

Il tempo lento dell’isola

Uno degli aspetti che più avevamo imparato ad apprezzare era il ritmo di Hangnaameedhoo.

Non succedeva quasi niente.

E proprio per questo si vedeva tutto.

Le persone si incontravano all’aperto, chiacchieravano, riposavano all’ombra e osservavano le barche arrivare e partire.

A noi, abituati a organizzare ogni giornata di viaggio, quel ritmo all’inizio sembrava quasi incomprensibile.

Dopo una settimana avevamo iniziato a capirlo.

Un momento della vita quotidiana di Hangnaameedhoo: ombra, amache e il porto a pochi metri.

Gli ultimi pasti al porto

Mangiammo ancora una volta nel solito piccolo locale.

Il menu era sempre più o meno lo stesso: tonno, riso, uova, verdure, patatine e tè.

All’inizio quella ripetitività ci aveva fatto sorridere.

Adesso faceva parte del viaggio.

Ci sedemmo come avevamo fatto ogni giorno, osservando il movimento del porto e le persone dell’isola.

Non era un ristorante costruito per i visitatori.

Era un luogo della comunità in cui, per qualche giorno, avevano trovato posto anche due viaggiatori italiani.

Il tempo di salutare

Durante la giornata iniziammo a salutare le persone conosciute sull’isola.

Imadh era stato il nostro punto di riferimento fin dal primo momento.

Ci aveva accolto, spiegato le regole dell’isola, organizzato le escursioni e aiutato a entrare in contatto con gli abitanti.

Lati era diventato uno dei volti delle nostre giornate in mare.

Con entrambi il rapporto era nato in modo completamente casuale.

Eravamo arrivati senza prenotazione e senza sapere dove saremmo finiti.

Dopo pochi giorni stavamo lasciando un’isola in cui avevamo trovato persone che avremmo ricordato per molto tempo.

L’ultima sera senza resort

La sera scese lentamente su Hangnaameedhoo.

Non c’erano feste d’addio, spettacoli o cene organizzate.

Cenammo nel solito locale.

Facemmo ancora una passeggiata.

Poi tornammo alla guesthouse e iniziammo a preparare gli zaini.

Il nostro soggiorno era stato incredibilmente semplice.

Avevamo dormito in una piccola guesthouse, mangiato quasi sempre nello stesso posto, rispettato le regole di una comunità musulmana e trascorso intere giornate su isole disabitate.

Non avevamo vissuto le Maldive dei cataloghi.

Avevamo vissuto qualcosa che, per noi, valeva molto di più.

L’ultima notte a Hangnaameedhoo

Prima di dormire tornammo con la mente al modo in cui era cominciato tutto.

Cinque giorni prima della partenza avevamo comprato i voli.

Eravamo arrivati a Malé senza una camera prenotata e avevamo accettato la proposta di uno sconosciuto incontrato fuori dall’aeroporto.

Hangnaameedhoo avrebbe potuto essere un errore.

Era diventata invece la parte più importante del viaggio.

La mattina seguente avremmo lasciato l’isola per tornare a Malé.

La nostra sfida alla Lonely Planet era quasi conclusa.

E ormai iniziavamo a sapere quale sarebbe stata la risposta.

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