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  • Trekking Annapurna Base Camp: Giorni 1 e 2
  • Nel viaggio in Nepal: Giorni 5 e 6
  • Date: 30/11/13 e 01/12/13
  • Percorso: Pokhara – Nayapul – Kimche – Ghandruk – Komrong – Chhomrong – Sinuwa
Trekking Annapurna

Tappa 1 del trekking Annapurna Base Camp: da Pokhara e Nayapul fino a Sinuwa, passando per Ghandruk e Chhomrong.

Dopo i giorni passati tra Kathmandu e Pokhara, il viaggio cambia completamente ritmo.

Fino a quel momento il Nepal era stato traffico, templi, polvere, agenzie, guesthouse, ristoranti, birre, contrattazioni e lunghe chiacchierate per capire come organizzare il trekking. Da questa mattina, invece, non contano più bus, taxi o programmi scritti su un foglio.

Da qui in poi contano le gambe.

Contano il fiato, lo zaino, i gradini, il sudore e quella voglia un po’ testarda di arrivare più in alto possibile, fino all’Annapurna Base Camp.

Siamo a Pokhara, nel Lakeside, ancora circondati da negozi di trekking, locali, ristoranti e vista sul lago Phewa. Poche ore dopo saremo su un sentiero, con lo zaino sulle spalle e la prima salita vera davanti.

La mattina della partenza ci svegliamo con quella sensazione strana che precede sempre le cose importanti: entusiasmo, curiosità e una discreta dose di incoscienza.

Dimitri va a comprare i bastoncini da trekking, io sistemo le ultime cose, facciamo colazione e alle 10:30 ci ritroviamo alla guesthouse.

Lì conosciamo Babu, la nostra guida.

Ha 25 anni, un sorriso aperto e quell’aria tranquilla di chi sa perfettamente dove sta andando. Noi, invece, siamo molto più carichi che preparati.

Abbiamo uno zaino grande da circa 15 kg e uno piccolo da un paio di chili. Ripensandoci oggi, viene quasi da ridere. Uno zaino da 15 kg sui sentieri dell’Annapurna non è un bagaglio: è una piccola punizione auto-inflitta.

Alle 11 partiamo in taxi da Pokhara e verso mezzogiorno arriviamo a Nayapul.

Da Pokhara a Nayapul sono circa 40 km di strada. Il tempo cambia secondo traffico, condizioni della strada e mezzo scelto, ma considerate più o meno un’ora, un’ora e mezza. Il prezzo va sempre contrattato prima di partire, come spesso succede in Nepal.

Da Nayapul inizia davvero il trekking verso l’Annapurna Base Camp.

Giorno 1 trekking – da Pokhara a Nayapul e salita verso Ghandruk

  • 30/11/13 – Giorno 1 del trekking
  • Percorso: Pokhara 826 m – Nayapul 1.070 m – Kimche 1.640 m – Ghandruk 1.940 m
  • Mezzo iniziale: taxi da Pokhara a Nayapul
  • Tempo taxi: circa 1 ora / 1 ora e 30
  • Cammino: circa 10/11 km
  • Tempo di cammino: circa 4/5 ore
  • Quota finale: Ghandruk 1.940 m

Nayapul, a circa 1.070 metri, è uno dei punti classici di partenza per i trekking nella zona dell’Annapurna.

Non è un posto romantico. È più un villaggio di passaggio, con qualche ristorante, piccoli negozi, chioschi, generi alimentari, farmaci, agenzie semplici e il centro per il controllo dei permessi.

Da qui partono viaggiatori diretti verso Ghandruk, Poon Hill, Chhomrong, Annapurna Base Camp e altri percorsi della zona.

Noi abbiamo una sola idea in testa: arrivare al campo base.

Il tempo è perfetto. C’è il sole, fa caldo, non c’è una nuvola. Partiamo in pantaloncini corti e maglietta, convinti, carichi, quasi leggeri, quasi.

Perché dopo pochi passi lo zaino ricorda subito chi comanda.

Prima di entrare davvero nel trekking bisogna sistemare permessi e controlli lungo il percorso.

Da Nayapul a Kimche

Il primo tratto è abbastanza semplice.

Da Nayapul si cammina su una strada sterrata, larga, leggermente in salita, dove passano ancora mezzi, jeep, camion e persone del posto. Non è ancora il trekking spettacolare che uno immagina guardando le foto dell’Himalaya, ma serve per entrare nel ritmo.

Si sale piano, tra case, campi, animali, bambini, piccoli negozi e polvere.

L’Annapurna è ancora lontano, quasi nascosto, ma si sente già che il viaggio sta cambiando, dopo circa un’ora e mezza arriviamo a Kimche, intorno ai 1.640 metri, e ci fermiamo a pranzo.

Kimche è uno degli ultimi villaggi raggiungibili dai mezzi. Da qui in poi il sentiero diventa più vero, più stretto, più fisico, finisce la parte comoda, iniziano i gradini.

Da Kimche a Ghandruk: primo impatto con i gradini nepalesi

Dopo Kimche il trekking comincia davvero.

Il sentiero sale deciso verso Ghandruk. Gradini su gradini, gradoni su gradoni. Ogni tanto si scende, poi si risale, poi si riscende e si risale ancora.

In Nepal la pianura sembra quasi una leggenda inventata per illudere i viaggiatori.

All’inizio la prendiamo bene. Siamo curiosi, gasati, pieni di energia. Poi il sole inizia a farsi sentire, lo zaino pesa sempre di più, la maglietta si incolla alla schiena e le gambe capiscono che la parte rilassante del viaggio è ufficialmente finita.

Il primo impatto con il trekking non è epico, è fisico.

Gradini, polvere, sudore e quella sensazione immediata che qui le distanze non si misurano solo in chilometri, ma in metri di dislivello, pazienza e testardaggine.

Lungo il percorso incontriamo pochi turisti, ma tanta gente del posto.

Ci sono case, campi terrazzati, piccoli lodge, negozietti, bufali, bambini, persone che salgono e scendono con una naturalezza che noi non avremo mai.

Ogni tanto, tra una curva e l’altra, si intravedono le montagne, non ancora in modo spettacolare, non ancora come nei giorni successivi, ma abbastanza per ricordarci perché siamo lì.

Arrivo a Ghandruk

Arriviamo a Ghandruk verso le 16:30, completamente zuppi di sudore, non sudati; zuppi: magliette, calzini, pantaloncini, tutto da strizzare.

Ghandruk si trova a circa 1.940 metri ed è uno dei villaggi più belli del percorso. È un villaggio gurung, con case di pietra, lodge, terrazze, viste sulle montagne e una posizione perfetta per la prima notte del trekking.

Appena arrivati, però, pensiamo soprattutto a toglierci scarpe e zaini.

Qui succede anche il primo piccolo dramma: Dimitri si rende conto che le sue scarpe gli stanno piccole. Ci scambiamo le scarpe e io mi innervosisco parecchio, perché era una delle poche cose su cui mi ero raccomandato prima di partire.

Le scarpe, in un trekking, non sono un dettaglio, sono praticamente la tua casa, una scarpa sbagliata può rovinare tutto.

Dopo aver sistemato come possiamo la situazione, mettiamo ad asciugare i vestiti fradici, facciamo una doccia fredda e ci sediamo fuori ad ammirare il paesaggio con due birre ghiacciate.

A quel punto arriva il momento bello, il sole scende, l’aria si raffredda, le gambe smettono per un attimo di protestare e davanti a noi compaiono le montagne.

Il Gurung Cottage

Il trekking è iniziato davvero.

A Ghandruk dormiamo al Gurung Cottage, una sistemazione semplice ma piacevole, con ristorante, tavolini all’aperto, bella vista e atmosfera tranquilla.

Le camere sono essenziali, ma per la prima notte vanno benissimo.

L’acqua calda non sempre è garantita, il Wi-Fi può essere a pagamento e le comodità sono quelle di un lodge di montagna. Però dopo il primo giorno di cammino bastano un letto, una coperta e qualcosa di caldo da mangiare per essere felici.

Verso le 17 il sole sparisce e il freddo arriva in fretta.

Ci spostiamo nella sala ristorante, prendiamo una bottiglietta di rum locale, ceniamo presto e alle 21 siamo già a letto.

Nel trekking non serve molto per chiudere bene una giornata: una zuppa, una coperta, le gambe stanche e la consapevolezza di aver fatto il primo passo verso l’Annapurna.

Trekking Annapurna

Giorno 2 trekking – da Ghandruk a Sinuwa

  • 01/12/13 – Giorno 2 del trekking
  • Percorso: Ghandruk 1.940 m – Komrong – Kimrongkhola – Taulung – Chhomrong – Sinuwa 2.360 m
  • Cammino: circa 12/14 km
  • Tempo di cammino: circa 6/7 ore
  • Quota finale: Sinuwa 2.360 m
  • Difficoltà: giornata molto faticosa, tanti saliscendi e gradini
Trekking Annapurna

Tappa 1 del trekking Annapurna Base Camp: da Pokhara e Nayapul fino a Sinuwa, passando per Ghandruk e Chhomrong.

Ci svegliamo alle 7, facciamo colazione e alle 8 siamo già pronti a partire.

C’è il sole, non una nuvola, aria fresca ma piacevole. Anche oggi partiamo in pantaloncini corti e maglietta.

Sulla carta la giornata sembra gestibile, nella realtà sarà una bella mazzata.

Da Ghandruk saliamo per circa un’ora fino a Komrong. Poi scendiamo verso Kimrongkhola, attraversiamo un ponte di ferro e iniziamo a risalire verso Taulung.

La parola chiave del giorno è una sola: saliscendi.

Non c’è ritmo, non c’è tregua, non c’è quella salita continua che, almeno mentalmente, riesci a gestire, qui perdi quota, la riconquisti, la perdi di nuovo e poi risali ancora.

Il sentiero non è pericoloso, ma è faticoso, molto.

Il secondo giorno è un continuo salire e scendere tra villaggi, ponti e gradini.

Da Komrong a Taulung

Dopo Komrong scendiamo verso Kimrongkhola e attraversiamo il fiume.

Da lì si risale verso Taulung, dove ci fermiamo a pranzo. Compriamo anche una bottiglia di rum da un litro, scelta forse discutibile dal punto di vista sportivo, ma molto utile per lo spirito.

In giro c’è molta calma.

I turisti iniziano a essere più numerosi rispetto al giorno prima, ma non c’è confusione. Incontriamo gruppi con guida, persone con portatori e qualche viaggiatore più indipendente.

Molti sono sudcoreani, spesso accompagnati da sherpa o portatori che trasportano carichi impressionanti.

Noi continuiamo con lo zaino sulle spalle, un po’ per scelta, un po’ per orgoglio, un po’ perché ormai è andata così.

Il dal bhat, più che un piatto, durante il trekking diventa una specie di carburante ufficiale: riso, lenticchie, verdure e spesso refill. Semplice, caldo, economico e perfetto dopo ore di gradini.

Verso Chhomrong

Da Taulung a Chhomrong il sentiero continua con il suo gioco crudele: sali, scendi, risali.

Chhomrong è uno dei villaggi più importanti del trekking all’Annapurna Base Camp. Si trova in una posizione strategica e rappresenta una specie di porta d’ingresso verso la parte più interna del percorso.

Qui molti si fermano a dormire, ma noi proseguiamo verso Sinuwa.

Con il senno di poi, fermarsi a Chhomrong sarebbe stata una scelta più tranquilla. Però avevamo pochi giorni e un programma abbastanza serrato.

Così continuiamo.

Da Chhomrong a Sinuwa: l’ultimo pezzo che distrugge

Il tratto da Chhomrong a Sinuwa è quello che ci dà il colpo finale.

Si scende, si attraversa il fiume, poi si risale, ancora gradini, ancora salita, ancora sudore.

Arriviamo a Sinuwa verso le 14:30, stanchi morti.

Le gambe tremano, le magliette sono di nuovo bagnate, lo zaino sembra più pesante della mattina. Il secondo giorno, per noi, è stato uno dei più duri di tutto il trekking, forse più del giorno dell’Annapurna Base Camp.

Non per la quota e nemmeno per difficoltà tecniche, per la somma di tutto: dislivello, gradini, caldo, zaino, continui saliscendi e ritmo alto.

L’arrivo a Sinuwa chiude una delle giornate più faticose del trekking.

Sinuwa, tè caldo e mappe sul tavolo

A Sinuwa finalmente ci fermiamo.

Il panorama comincia a farsi più potente. Ogni tanto l’Himalaya si mostra tra le nuvole e le montagne iniziano a sembrare più vicine.

Ci facciamo una doccia calda, poi scendiamo nella sala ristorante.

Prendiamo tè bollente e ci aggiungiamo un po’ di rum. Dimitri si mette a studiare la cartina, calcola distanze, quote, metri che saliremo e metri che perderemo. Io, sinceramente, penso soprattutto a sedermi e non muovermi più.

Il giorno dopo arriveremo a Deurali, a circa 3.200 metri. Iniziamo a chiederci come reagirà il corpo alla quota.

Ne parliamo con Babu, lui ci guarda, ride e ci dice che possiamo arrivare anche a 6.000 metri senza problemi, perché siamo forti e camminiamo bene.

Noi ci fidiamo o almeno facciamo finta di fidarci.

Le sale comuni delle tea house diventano il cuore delle serate lungo il trekking.

Alleggerire lo zaino

Visto che al ritorno passeremo di nuovo da Sinuwa, decidiamo di lasciare qui qualche oggetto e qualche vestito inutile, è una delle decisioni migliori del trekking.

Dopo due giorni abbiamo già capito una cosa: ogni grammo nello zaino conta.

Quando si prepara lo zaino a casa sembra tutto indispensabile. Dopo due giorni di gradini, molte cose diventano improvvisamente superflue.

Lasciare qualche peso inutile è una piccola liberazione, se state organizzando questo trekking, il consiglio è semplice: partite leggeri.

Uno zaino tra 7 e 10 kg è già abbastanza. Sopra i 10 kg, se lo portate voi, ogni salita diventa più cattiva.

La notte a Sinuwa

La sera fa freddo.

Ordiniamo una zuppa calda e iniziamo a parlare con Babu, che ci racconta un po’ la sua vita: i suoi desideri, le sue speranze, i suoi amori, i suoi lati belli e quelli meno belli.

Alla fine, anche in un lodge del Nepal, a migliaia di chilometri da casa, certe storie si assomigliano sempre.

Verso le 19:30 andiamo a dormire.

Babu ci trova due coperte a testa. La camera è fredda, entrano spifferi da tutte le parti, ma dentro il sacco a pelo dormiamo benissimo.

Il trekking è appena iniziato, eppure sembra già di essere lontanissimi da tutto.

Tratto del primo giorno

Consigli pratici per questa tappa

Questa prima parte del trekking non va sottovalutata.

Il primo giorno, da Nayapul a Ghandruk, è un buon assaggio di quello che vi aspetta: caldo, gradini, zaino e prime salite. Il secondo giorno, da Ghandruk a Sinuwa, è molto più duro perché alterna continue discese e risalite.

Meglio partire presto, bere molto e non esagerare con il peso dello zaino.

Le scarpe devono essere già provate. Non partite con scarponi nuovi, stretti o appena comprati. Le vesciche, in un trekking di più giorni, possono diventare un incubo.

A Ghandruk e Chhomrong ci sono più lodge e più servizi. Sinuwa è già più semplice, ma perfetta per dormire prima di entrare nella parte più chiusa della valle.

Per mangiare non ci sono problemi: lungo il percorso si trovano lodge e ristoranti a intervalli abbastanza regolari. Dal bhat, zuppe, noodle, riso, tè e patate saranno i vostri migliori amici.

Portate contanti in rupie nepalesi, perché lungo il trekking non bisogna contare su bancomat o pagamenti elettronici.

Considerazioni finali sui primi due giorni di trekking

I primi due giorni del trekking verso l’Annapurna Base Camp servono a capire una cosa: questo percorso non è difficile perché pericoloso, ma perché è continuo.

Non ti mette davanti a grandi ostacoli tecnici, ti consuma piano piano.

Gradino dopo gradino, salita dopo salita, discesa dopo discesa.

Da Nayapul a Ghandruk si entra nel mondo del trekking. Da Ghandruk a Sinuwa si capisce che l’Annapurna va guadagnato.

La fatica è tanta, ma l’entusiasmo resta altissimo.

A Sinuwa il trekking sembra già cambiato. Pokhara è lontana, Nayapul ancora di più. Davanti a noi resta la valle, più stretta, più fredda, più seria.

Il cammino verso l’Annapurna Base Camp è iniziato davvero.

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