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  • Trekking Annapurna Base Camp: Giorno 3
  • Nel viaggio in Nepal: Giorno 7
  • Data: 02/12/13
  • Percorso: Sinuwa – Bamboo – Dobhan – Himalaya – Deurali
Da Sinuwa a Deurali – Giorno 3 del trekking Annapurna

Da Sinuwa a Deurali – Giorno 3 del trekking Annapurna Base Camp

Dopo la giornata durissima da Ghandruk a Sinuwa, ci svegliamo con una certezza: oggi dobbiamo partire prima.

Il giorno precedente siamo arrivati completamente zuppi di sudore, con le gambe tremanti e lo zaino che sembrava pesare il doppio rispetto alla mattina. Così decidiamo di anticipare la partenza di un’ora, per camminare il più possibile con il fresco ed evitare di scioglierci sotto il sole come due turisti poco furbi.

Ci svegliamo alle 6:30 e alle 7 siamo già pronti.

Fuori l’aria è fresca, ma non fredda. Anche questa mattina partiamo in pantaloncini corti e maglietta. Siamo a 2.360 metri, ma nelle prime ore il clima è ancora piacevole.

La tappa di oggi ci porterà da Sinuwa a Deurali, passando per Bamboo, Dobhan e Himalaya.

Sulla carta non sembra una giornata impossibile. In realtà è una tappa molto importante, perché il trekking cambia completamente atmosfera. Si lasciano sempre più indietro i villaggi abitati, i terrazzamenti e la vita rurale della parte bassa. Da qui in poi si entra in una valle più stretta, più umida, più silenziosa e molto più himalayana.

Nepal: da Sinuwa a Deurali – Giorno 3 del trekking Annapurna

Giorno 3 trekking – da Sinuwa a Deurali

  • 02/12/13 – Giorno 3 del trekking
  • Percorso: Sinuwa 2.360 m – Bamboo 2.310 m – Dobhan 2.520 m – Himalaya 2.920 m – Deurali 3.200 m
  • Cammino: circa 10/12 km
  • Tempo di cammino: circa 5/6 ore, secondo passo e pause
  • Quota finale: Deurali 3.200 m
  • Difficoltà: media, con salita progressiva e quota che inizia a farsi sentire

Il primo obiettivo della giornata è Bamboo.

Secondo i tempi indicativi del trekking, da Sinuwa a Bamboo si potrebbe impiegare anche un paio d’ore. Noi ce ne mettiamo circa una, andando abbastanza spediti.

Il sentiero attraversa la foresta. Rispetto ai giorni precedenti ci sono meno gradoni continui e più tratti naturali, con salite e discese più graduali. Dopo due giorni di scalinate nepalesi, sembra quasi una gentile concessione.

Il terreno però è umido, a tratti scivoloso. Si cammina tra radici, pietre, ruscelli, piccoli ponti e alberi che rendono l’atmosfera completamente diversa rispetto alla salita verso Ghandruk.

Non siamo ancora nell’alta montagna vera, ma qualcosa è cambiato.

I villaggi locali iniziano a scomparire. Al loro posto compaiono soprattutto lodge, tea house e piccoli punti di sosta costruiti intorno al passaggio dei trekkers.

È come se il trekking, dopo i primi due giorni di riscaldamento brutale, entrasse finalmente nel suo corridoio naturale verso l’Annapurna Base Camp.

Nepal: da Sinuwa a Deurali – Giorno 3 del trekking Annapurna

Da Sinuwa verso Bamboo il percorso diventa più boscoso e meno abitato.

Da Bamboo a Dobhan

Bamboo è una tappa di passaggio molto conosciuta sul trekking dell’Annapurna Base Camp.

Non è un villaggio nel senso classico. È più un gruppo di lodge immersi nel verde, utile per chi sale verso Deurali o per chi scende dopo aver raggiunto l’ABC.

Noi ci fermiamo poco e proseguiamo verso Dobhan.

Il sentiero sale in mezzo alla foresta, senza troppi gradini. Questa cosa, dopo i giorni precedenti, ci sembra quasi un lusso. La salita è costante, ma più regolare, e il corpo inizia a trovare un ritmo.

Intorno c’è sempre più acqua.

Cascate, ruscelli, tratti bagnati, rumore continuo del fiume e delle pareti umide. La valle si stringe poco alla volta e la vegetazione diventa più fitta.

Fisicamente stiamo bene. Lo zaino pesa, certo, ma le gambe girano. L’altitudine per ora non dà problemi. Niente mal di testa, niente nausea, niente stanchezza strana.

Solo la fatica normale di chi cammina da giorni e inizia a capire che il trekking non è fatto di singole tappe, ma di stanchezza accumulata.

La valle si stringe e il percorso inizia a diventare più selvaggio.

Portatori, carichi e vita del sentiero

In questa parte del trekking incontriamo sempre più portatori e gente del posto che trasporta merci.

E qui il Nepal ti entra addosso in modo diverso.

Da Ghandruk in poi, tutto quello che trovi nei lodge arriva con la fatica di qualcuno. Riso, verdure, bombole del gas, birra, Coca-Cola, legno, tubi, coperte, materiali da costruzione.

Qualunque cosa.

Noi facciamo fatica con uno zaino da trekking. Loro salgono con carichi enormi, spesso legati con una fascia sulla fronte, camminando con un passo costante, silenzioso, quasi impossibile da imitare.

Non è una scena da guardare con pietà è una scena da guardare con rispetto.

Per noi il trekking è un’esperienza, una sfida, un viaggio. Per loro quei sentieri sono lavoro, quotidianità, famiglia, soldi, vita.

Ogni tè caldo bevuto in un lodge, ogni birra trovata in quota, ogni piatto di dal bhat mangiato a 3.000 metri racconta anche questa fatica invisibile.

Dopo Sinuwa il sentiero entra in una zona più verde, umida e selvaggia.

Da Dobhan a Himalaya

Da Dobhan si continua verso Himalaya.

Il nome già da solo fa un certo effetto. Non è ancora l’Himalaya da cartolina, quello delle grandi pareti bianche e del campo base, ma il paesaggio sta diventando sempre più serio.

Si sale tra bosco, rocce, acqua e pareti che sembrano chiudersi intorno al sentiero. La vegetazione è ancora presente, ma l’ambiente è più duro, più umido, più montano.

Il rumore delle cascate diventa sempre più frequente.

In alcuni tratti il sentiero è bagnato, in altri bisogna fare attenzione alle pietre e alle radici. Non c’è niente di tecnicamente difficile, ma bisogna camminare concentrati.

Verso le 11 ci fermiamo per pranzo.

Inizia a uscire il sole e ce lo godiamo come se fosse una benedizione. In montagna il sole cambia tutto: scalda il corpo, migliora l’umore e fa sembrare più facile anche quello che fino a cinque minuti prima sembrava pesante.

Mangiamo qualcosa di caldo, beviamo, ci riposiamo e poi ripartiamo verso Deurali.

Da Himalaya a Deurali

L’ultimo tratto verso Deurali è il più impegnativo della giornata.

La salita continua, l’aria cambia e la quota inizia a farsi più presente. Non in modo drammatico, ma si sente che stiamo lasciando la parte bassa del trekking.

Gli alberi diventano meno fitti, il paesaggio si apre e il freddo comincia a fare capolino.

Siamo diretti a Deurali, a circa 3.200 metri.

Arriviamo intorno alle 14:00, molto prima rispetto alla tabella di marcia prevista. Stanchi, sudati, affaticati, ma senza nessun problema fisico.

Anzi, siamo ancora pieni di energia forse anche troppa.

Deurali non è un posto particolarmente grande. È una tappa di quota, essenziale, strategica, quasi sospesa dentro la valle. Qui non si arriva per fare vita da villaggio: si arriva per dormire, mangiare qualcosa, scaldarsi e prepararsi al giorno successivo.

Da qui, il trekking verso l’Annapurna Base Camp cambia davvero livello.

Verso Deurali il paesaggio diventa più aspro e la quota inizia a farsi sentire.

Pomeriggio a Deurali

Appena arrivati ci facciamo subito una doccia bollente.

Una di quelle docce che, dopo una giornata di cammino, valgono più di una camera a cinque stelle. Poi rimaniamo un paio d’ore al sole, senza vento e senza nuvole, quasi nudi, a far asciugare corpo, vestiti e pensieri.

Per un attimo sembra tutto perfetto.

Siamo a 3.200 metri, stanchi ma in forma, il cielo è limpido e la salita verso l’Annapurna Base Camp sembra ormai vicina.

Poi il sole sparisce e con lui sparisce anche l’illusione del caldo.

A Deurali, appena il sole se ne va, arriva il freddo, veloce, netto, senza tante spiegazioni.

Ci spostiamo dentro la sala comune del lodge, ordiniamo tè caldo e tiriamo fuori la nostra bottiglia di rum locale. Sul tavolo srotoliamo la cartina e iniziamo a ragionare sulla tappa del giorno dopo.

Secondo il programma avremmo dovuto salire al Machapuchare Base Camp, poi all’Annapurna Base Camp, dormire in quota e scendere il giorno successivo.

Ma mentre guardiamo la mappa, ci viene in mente un’idea, una di quelle idee che all’inizio sembrano furbe, poi, magari, diventano una faticaccia.

Deurali

Tra Dobhan e Himalaya il sentiero segue una valle umida, verde e piena d’acqua.

La decisione di accorciare il trekking

Ci guardiamo e quasi insieme diciamo la stessa cosa: e se domani salissimo all’Annapurna Base Camp e poi scendessimo subito, il più possibile?

L’idea nasce da più motivi.

Vogliamo avere un giorno in più a Pokhara, dove ci siamo trovati benissimo. Abbiamo ancora energie, ma iniziamo a sentire la stanchezza accumulata. Non abbiamo libri, non abbiamo molto da fare e l’idea di passare un’intera giornata fermi al freddo, in quota, non ci entusiasma.

La montagna ci piace, ci emoziona e ci mette rispetto.

Però stare fermi al freddo tutto il giorno non è esattamente il nostro sogno più grande.

Chiamiamo Babu e gli chiediamo se secondo lui è possibile.

Lui ci dice che sì, si può fare. Partire presto, salire all’ABC, restare un po’ lassù, poi scendere fino a dove arrivano le gambe. L’unica attenzione vera è ascoltare il corpo: se dovessero arrivare mal di testa forte, nausea o sintomi strani, ci si ferma e si scende con calma.

Decidiamo così.

Il giorno dopo sarà il giorno dell’Annapurna Base Camp.

E sarà anche una giornata lunghissima.

La sera nel lodge

Ceniamo presto, verso le 18.

Nel lodge incontriamo anche una coppia di tedeschi che è stata in Bhutan. Parliamo un po’, facciamo domande, ascoltiamo racconti e per qualche minuto il viaggio si allarga oltre il Nepal, verso un altro Paese che ci incuriosisce tantissimo.

Poi giochiamo con Babu a battaglia navale.

Siamo a Deurali, a 3.200 metri, circondati dalle montagne, con il freddo fuori dalla porta e una mappa sul tavolo.

La scena, vista da fuori, deve sembrare abbastanza assurda, alle 20 decidiamo di andare a dormire.

Babu ci trova una coperta extra. Prima di rientrare in camera usciamo dalla sala ristorante e lì arriva uno dei momenti più belli di tutto il trekking.

La nebbia si è dissolta, le nuvole sono sparite, fuori è buio totale e sopra di noi ci sono le stelle.

Non un cielo stellato normale. Un cielo enorme, profondo, vicino. Le stelle sembrano quasi a portata di mano, così grandi e luminose che per qualche secondo ti dimentichi anche del freddo.

Mi era capitato poche volte nella vita di vedere un cielo così. Nel Sahara, sulle Ande e ora qui, in Nepal, nel cuore della valle dell’Annapurna.

Forse più delle montagne, aspettavo proprio questo: il cielo dell’Himalaya.

Deurali

Le serate nei lodge sono fatte di tè caldo, mappe sul tavolo e freddo fuori dalla porta.

Una curiosità: niente fuoco nei lodge

Una cosa che ci colpisce lungo il trekking è l’assenza quasi totale di fuochi.

Siamo in montagna, in mezzo a boschi e vallate dove la legna non sembra mancare. Eppure non si vedono camini accesi, non si sentono odori di legna bruciata, non ci sono stufe come quelle a cui siamo abituati in tanti rifugi europei.

Tutto viene cucinato con bombole a gas e anche quelle, ovviamente, devono essere trasportate fin quassù.

È una di quelle informazioni piccole, quasi invisibili, ma che raccontano molto del trekking. Ti fanno capire quanto ogni cosa, anche la più banale, abbia un peso logistico enorme.

Una bottiglia di birra, una bombola, una cassa di Coca-Cola, un sacco di riso.

Tutto deve salire e qualcuno deve portarlo.

Consigli pratici per questa tappa

La tappa da Sinuwa a Deurali non è la più dura dal punto di vista tecnico, ma è una delle più importanti del trekking.

Qui si entra nella parte più interna della valle e si sale fino a circa 3.200 metri. Il corpo inizia ad avvicinarsi alla quota vera e il freddo, soprattutto appena tramonta il sole, diventa molto più evidente.

Meglio partire presto, perché il sentiero è più piacevole con il fresco e perché arrivare a Deurali nel primo pomeriggio permette di riposarsi prima della salita verso MBC e ABC.

Lungo il percorso si trovano lodge e punti ristoro a Bamboo, Dobhan, Himalaya e Deurali. Non serve portare grandi scorte di cibo, ma conviene avere sempre acqua, qualche snack, contanti e uno strato caldo facilmente raggiungibile nello zaino.

Il terreno può essere umido, quindi scarpe buone e già rodate sono fondamentali.

A Deurali la sera fa freddo. Meglio tenere pronta una maglia termica, un pile, un piumino leggero, guanti e cappello. Dopo una giornata di sole si può essere tentati di sottovalutarlo, ma appena cala la luce cambia tutto.

Deurali

Io che mi riposo durante la pausa pranzo

Considerazioni finali sul Giorno 3 del trekking

Il giorno da Sinuwa a Deurali è quello in cui il trekking cambia volto.

I villaggi diventano più rari, la foresta prende il posto dei terrazzamenti, l’acqua accompagna il sentiero e la valle si stringe sempre di più.

Non è ancora il giorno più spettacolare, non è ancora l’arrivo all’Annapurna Base Camp.

Però è la tappa in cui inizi a sentire che stai entrando davvero nel cuore dell’Himalaya.

A Deurali, con il freddo addosso, il tè caldo in mano, la cartina aperta e il cielo pieno di stelle, la meta sembra finalmente vicina.

Il giorno dopo saliremo all’Annapurna Base Camp e il trekking, da quel momento, non sarà più solo fatica.

Diventerà emozione pura.

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