Nepal: relax a Pokhara e ultimo giorno a Kathmandu – Giorni 10, 11, 12, 13 e 14
05/12/13 – Giorno 10 – Hot Spring – Nayapul – Pokhara
06/12/13 – Giorno 11 – Pokhara
07/12/13 – Giorno 12 – Pokhara – Kathmandu
08/12/13 – Giorno 13 – Kathmandu – Doha
09/12/13 – Giorno 14 – Doha – Roma
Dopo giorni di cammino, gradini, freddo, sudore, tea house, zaini sulle spalle e montagne immense davanti agli occhi, il trekking all’Annapurna Base Camp era ormai finito.
Ci restava addosso quella stanchezza bella, quella che non è solo fatica, ma anche soddisfazione. Una specie di peso leggero sulle gambe e nella testa. Avevamo camminato davvero, avevamo dormito in villaggi sperduti, avevamo raggiunto il campo base dell’Annapurna e poi eravamo tornati giù, lentamente, fino alle hot spring.
Ora bisognava rientrare a Pokhara e sinceramente, non vedevamo l’ora.
05/12/13 – Giorno 10 – Da Hot Spring a Nayapul e ritorno a Pokhara
L’ultimo giorno di trekking ha sempre un sapore strano.
Da una parte sei contento perché sai che tra poche ore ti aspettano una doccia vera, un letto comodo, vestiti puliti e magari una birra fredda. Dall’altra ti dispiace, perché capisci che quella piccola vita fatta solo di sentieri, zaino, tea house e montagne sta finendo.
Partiamo da Hot Spring con calma, ma con la testa già un po’ a Pokhara.
Il percorso verso Nayapul non è più la parte spettacolare del trekking, quella delle grandi montagne e dei paesaggi gelati, però ha comunque il suo senso. È il rientro alla vita normale. Piano piano ricompaiono più case, più persone, più rumori, più strade. Le montagne restano alle spalle, ma per qualche ora continuano ancora a farsi sentire nelle gambe.
Il tratto finale verso Nayapul sembra quasi una lunga uscita dal mondo dell’Annapurna. Non è difficile come i giorni precedenti, ma dopo tutta la fatica accumulata ogni passo pesa un po’ di più. In compenso c’è quella soddisfazione particolare che ti fa camminare anche quando il corpo vorrebbe solo sedersi da qualche parte e non alzarsi più.
Arrivati a Nayapul, il trekking vero e proprio finisce.
Da lì rientriamo a Pokhara su strada, lasciandoci definitivamente alle spalle sentieri, gradini, ponti sospesi, villaggi Gurung e tea house. Il viaggio in macchina o in bus sembra quasi irreale dopo giorni passati a misurare tutto con il passo lento delle gambe.
Pokhara ci accoglie come una piccola ricompensa.
Non è solo una città dove dormire dopo il trekking. È il posto perfetto per riprendersi, respirare, lavarsi, mangiare, guardare il lago e realizzare finalmente quello che si è appena fatto.
La scelta migliore: non fare più nulla
In teoria, con un giorno in più, avremmo potuto allungare ancora il trekking, dormire una notte in più in quota o prendercela diversamente lungo il percorso. Alla fine, però, abbiamo rinunciato a quel giorno extra in montagna e lo abbiamo tenuto per Pokhara.
A malincuore? Un po’ sì, ma il giorno dopo abbiamo capito subito che non era stata una cattiva idea.
Pokhara è piena di attività. Si può fare parapendio, rafting, canyoning, canoa, bungee jumping, escursioni, giri in bici, visite alla Pagoda della Pace e mille altre cose.
Noi invece decidiamo di fare una sola attività, niente, o meglio: relax completo.
Dopo l’Annapurna Base Camp, era probabilmente la cosa più intelligente che potessimo fare.
06/12/13 – Giorno 11 – Pokhara, lago Phewa e riposo totale
Ci svegliamo con calma, senza sveglia, senza zaino da preparare in fretta, senza partenza all’alba e senza la solita domanda: “quante ore di cammino ci aspettano oggi?”.
Facciamo una colazione abbondante, una di quelle lente, quasi esagerate, con la sensazione di potersi finalmente sedere senza dover ripartire subito.
Poi andiamo verso il lago Phewa.
Anche oggi il tempo è fantastico. Sole pieno, cielo pulito, caldo piacevole. Fa quasi strano pensare che pochi giorni prima eravamo circondati da neve, ghiaccio e pareti enormi, mentre ora siamo in pantaloncini corti e maglietta, con il lago davanti e le montagne lontane.
Noleggiamo una barca per un paio d’ore e usciamo sul lago.
Il Phewa Lake è uno di quei posti che non ti travolgono, ma ti mettono lentamente in pace. L’acqua, le barche colorate, le colline intorno, i locali sul lungolago, le montagne che nelle giornate limpide si intravedono sullo sfondo. Dopo giorni di trekking, tutto sembra più morbido.
Facciamo un giro sul lago e passiamo anche nei pressi del piccolo tempio che si trova sull’isola al centro dell’acqua, il Tal Barahi Temple. È una visita semplice, veloce, ma molto caratteristica. Non serve costruirci sopra chissà quale esperienza spirituale: ci si arriva in barca, si scende, si guarda un po’ il tempio e poi si torna a galleggiare sul lago.
Dopo il giro in barca, scegliamo un locale sul lungolago con sdraie e ombrelloni.
Sembra quasi di stare al mare, solo che al posto della spiaggia c’è il lago e dietro, da qualche parte, c’è l’Himalaya.
Passiamo lì quasi tutto il pomeriggio. Prendiamo il sole, leggiamo, scriviamo appunti, beviamo qualcosa, mangiamo un po’ di tutto e parliamo con altri viaggiatori. Nessuna fretta, nessun programma, nessuna ansia di dover vedere per forza tutto.
Ogni tanto, in viaggio, bisogna anche saper stare fermi, Pokhara è perfetta per questo.

Massaggi, cena e ultima sera a Pokhara
Verso sera, appena il sole comincia a scendere, cambia tutto.
Il caldo del giorno se ne va in fretta e arriva quel fresco tipico delle zone di montagna. Così lasciamo il lago e decidiamo di regalarci un massaggio.
Dopo i giorni di trekking, era praticamente obbligatorio.
Un’ora di massaggio, gambe distrutte comprese, è stata la vera chiusura fisica dell’Annapurna Base Camp. Più che un lusso, sembrava una specie di manutenzione minima per riuscire a tornare a camminare come persone normali.
La sera ci fermiamo a cena in uno dei tanti ristoranti della via principale di Pokhara. La zona turistica è piena di locali, guesthouse, agenzie, negozi, bar con musica dal vivo e ristoranti pensati per chi arriva o torna dai trekking.
Dopo cena ci beviamo anche un paio di birre in un locale con musica live rock-blues, poi basta, a dormire, il giorno dopo ci aspetta il rientro a Kathmandu.

07/12/13 – Giorno 12 – Da Pokhara a Kathmandu in autobus
La mattina partiamo da Pokhara in autobus.
Il viaggio dura circa otto ore. Non è una tratta breve, ma fa parte dell’esperienza nepalese. Le strade sono lente, il traffico può essere pesante e i tempi non vanno mai presi troppo alla lettera.
- Tratta: Pokhara – Kathmandu
- Mezzo: autobus turistico
- Orario indicativo: partenza 07:00 – arrivo 15:00
- Durata: circa 7–8 ore, variabile in base a traffico e condizioni della strada
Dopo la parentesi in montagna, tornare verso Kathmandu è quasi uno shock.
A Pokhara tutto sembrava più lento: lago, colline, locali tranquilli, aria da fine trekking. Kathmandu invece è un’altra cosa. Più confusione, più traffico, più rumore, più caos, più vita addosso.
Arriviamo abbastanza stanchi. La vacanza è stata breve, ma intensa. In pochi giorni siamo passati dalla capitale al trekking, dal caldo di Pokhara al freddo dell’Annapurna Base Camp, dai villaggi di montagna al casino del Thamel.
Cerchiamo un ostello consigliato su Hostelworld, ma è pieno, poco male, troviamo un albergo lì vicino e ci sistemiamo.
Avremmo ancora il pomeriggio e buona parte del giorno dopo per visitare qualcosa, ma la verità è che non abbiamo più voglia di fare i turisti seri.
Niente programma, niente lista di monumenti: solo Thamel.
Ritorno nel Thamel
Il Thamel è uno di quei quartieri che o ami o detesti. Forse entrambe le cose insieme.
È turistico, rumoroso, pieno di negozi, agenzie, ristoranti, cambiavalute, insegne, clacson, venditori, backpacker, guide, taxi, motorini e vetrine cariche di roba da trekking.
Però ha anche un’energia incredibile.
Ci perdiamo tra le vie senza una meta precisa, come spesso ci piace fare in viaggio. Ogni tanto entriamo in un negozio, poi usciamo, poi contrattiamo, poi cambiamo strada, poi ci fermiamo a guardare qualcosa che non ci serve assolutamente ma che in quel momento sembra indispensabile.
Dopo la montagna, il Thamel sembra quasi un parco giochi per viaggiatori.
08/12/13 – Giorno 13 – Shopping nel Thamel e ultime ore in Nepal
Il giorno dopo ci svegliamo presto.
Lasciamo i bagagli alla reception e usciamo per l’ultima passeggiata a Kathmandu. Abbiamo ancora qualche ora prima del volo serale per Doha e decidiamo di dedicarle quasi tutte allo shopping.
Il Thamel è pieno di negozi che vendono attrezzatura da trekking, alpinismo e outdoor. Ci sono prodotti originali, negozi ufficiali, copie fatte bene, copie fatte male e una quantità infinita di materiale contraffatto.
Da fuori, molte cose sembrano identiche ai grandi marchi. Giacche, piumini, zaini, scarpe, sacchi a pelo, guanti, pile, occhiali. Tutto colorato, tutto esposto, tutto trattabile.
La qualità però cambia tantissimo.

Alcune copie possono andare bene per un uso tranquillo o per togliersi uno sfizio. Altre sono davvero scarse. Per un trekking serio, soprattutto in quota, io non mi fiderei mai di materiale tecnico comprato a caso solo perché costa poco. Una cosa è comprare una maglietta, un pile leggero o un souvenir. Un’altra è affidare il proprio freddo, la propria sicurezza o i propri piedi a un prodotto di qualità incerta.
In qualche negozio ci mostrano anche i retrobottega, dove vengono prodotti o sistemati alcuni capi. È interessante, ma fa anche capire bene il livello artigianale e improvvisato di molti prodotti.
Però il Thamel è anche questo, una trattativa continua.
Si entra in un negozio, si chiede il prezzo, si fa una faccia scandalizzata, si rilancia, si ride, si esce, si viene richiamati dentro, si ricomincia. All’inizio è divertente. Dopo la ventesima volta un po’ meno. Dopo la centesima vorresti solo sederti e mangiare qualcosa.
Alla fine riusciamo a portare via un po’ di cose: scarpe, zaino, piumini, occhiali e altri pezzi da viaggio. Spendiamo poco, contrattiamo tanto e usciamo con quella sensazione tipica del Thamel: non sai mai se hai fatto un affare o se ti hanno fregato comunque, solo un po’ meno del prezzo iniziale.
A un certo punto, dopo aver girato mezza Kathmandu turistica e dopo aver quasi finito tutti i soldi, decidiamo che può bastare.
Ci resta giusto il necessario per mangiare qualcosa e pagare il taxi per l’aeroporto, perfetto, è il modo più onesto per chiudere un viaggio zaino in spalla.
Ultima mangiata, taxi e partenza da Kathmandu
Prima di andare in aeroporto ci concediamo l’ultima mangiata nepalese.
Non è un pranzo elegante, non è una cena memorabile da guida gastronomica, ma ha quel sapore delle ultime ore. Quando sai che il viaggio sta finendo, anche un piatto semplice diventa più importante.
Finito il giro tra negozi, ristoranti e locali, torniamo in albergo, recuperiamo gli zaini e prendiamo un taxi, arriviamo in aeroporto giusti per il volo.
- Tratta: Kathmandu – Doha
- Mezzo: aereo
- Orario indicativo: partenza 20:50 – arrivo 23:45
Il Nepal finisce così: con gli zaini pieni, le gambe ancora un po’ stanche, qualche acquisto infilato alla meglio, pochi soldi rimasti e la testa ancora piena di montagne.
09/12/13 – Giorno 14 – Doha – Roma
Da Doha prendiamo il volo per Roma, la mattina arriviamo a Fiumicino, poi treno e rientro a casa.
In teoria il viaggio finisce lì, in pratica no.
Perché il Nepal è uno di quei posti che ti resta addosso. Non solo per le montagne, che sono enormi e bellissime, ma per tutto quello che succede intorno: i villaggi, i sentieri, le tea house, i sorrisi, il caos di Kathmandu, la calma di Pokhara, le contrattazioni nel Thamel, i bus infiniti, il dal bhat, il freddo della sera e quella sensazione di essere piccoli davanti all’Himalaya.
Il trekking all’Annapurna Base Camp è stato faticoso, più di quanto ci aspettassimo in alcuni momenti. Però è stato anche uno dei pezzi più belli del viaggio.
E chiuderlo con un giorno lento a Pokhara e un ultimo giro nel Thamel è stato perfetto, prima le montagne, poi il lago, infine Kathmandu.
Un finale semplice, senza grandi visite obbligate, ma molto vero.
Di quelli che ti fanno pensare, già mentre stai tornando a casa, che prima o poi in Nepal ci devi tornare.
Informazioni pratiche di questa parte del viaggio
Da Hot Spring a Nayapul e Pokhara
Da Hot Spring si rientra verso Nayapul seguendo il percorso di discesa del trekking, da Nayapul si prosegue poi su strada verso Pokhara con taxi, jeep o mezzi locali, in base a quello che si trova e agli accordi presi sul momento.
Indicativamente, il rientro può occupare buona parte della giornata, soprattutto se si parte con calma o se la strada non è in buone condizioni.
Cosa fare a Pokhara dopo il trekking
Pokhara è perfetta per recuperare dopo l’Annapurna Base Camp. Le attività possibili sono tante: barca sul lago Phewa, massaggi, parapendio, rafting, canyoning, gita alla World Peace Pagoda, passeggiata sul lungolago, locali e ristoranti.
Noi, dopo il trekking, abbiamo scelto semplicemente di riposare. Barca sul lago, pranzo lento, sdraio, sole, birra, massaggio e cena tranquilla. Col senno di poi, scelta perfetta.
Bus Pokhara – Kathmandu
Il bus turistico da Pokhara a Kathmandu parte di solito la mattina presto e impiega circa 7–8 ore, ma i tempi possono cambiare molto in base al traffico, alla stagione e alle condizioni della strada.
Conviene prenotarlo il giorno prima tramite guesthouse, agenzia locale o direttamente in zona Lakeside.
Shopping nel Thamel
Il Thamel è uno dei posti migliori di Kathmandu per comprare attrezzatura da trekking, souvenir, mappe, magliette, zaini, piumini e materiale outdoor.
Attenzione però alla qualità: molte cose sono contraffatte. Per oggetti non essenziali può anche andare bene, ma per attrezzatura tecnica importante è meglio non rischiare. Scarpe, sacchi a pelo, giacche pesanti e materiale da alta quota vanno scelti con più attenzione.
Consiglio personale
Dopo un trekking come l’Annapurna Base Camp, non riempire per forza gli ultimi giorni di visite. Un giorno lento a Pokhara e qualche ora libera a Kathmandu possono essere molto più belli di un programma troppo pieno.
A volte il modo migliore per chiudere un viaggio è semplicemente fermarsi, respirare e lasciarlo sedimentare.

