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Era fine gennaio 2015.

Mio papà era appena morto. Volevo scappare. Dal dolore e dalla tristezza. Dal vento freddo che portava quell’inverno nel mio cuore e nella mia anima.

Calore.

Avevo bisogno di calore, sole, migliaia di kilometri dai luoghi che avevano visto gli ultimi giorni di mio padre.

Africa. Ho pensato.

Volevo l’Africa, ma non volevo un viaggio impegnativo. Ero troppo stanca.

Yuri aveva 2 anni e mezzo.

La mia amica Marzia un giorno mi ha chiamato: perché non vai a Zanzibar?

Era un posto al quale non avevo mai pensato. Sembrava il posto giusto.

Il posto ideale per una vacanza. In fondo si trattava più di una vacanza che di un viaggio. Avevo bisogno di recuperare, rilassarmi senza fare fatica.

Zanzibar. Un nome così esotico, accende nella mente rappresentazioni paradisiache di spiagge, mare e palme. Non ne sono stata delusa.

Michawmi Kae

Bimbi in spiaggia a Michawmi Kae

Come al solito ho cercato di capire quale fosse la zona più turistica e ho focalizzato le mie ricerche esattamente dal lato opposto.

A Zanzibar il turismo si concentra a nord dell’isola, dove oramai i villaggi turistici si susseguono ai resort senza soluzione di continuità.

Ho guardato a sud.

E ho travato la penisola di Michawmi Kae. Affacciata sull’oceano indiano.

E il Sagando Hostel.

Ciliegina sulla torta: Creedence, un mio caro amico, ha deciso di seguirmi in questa avventura. Perfetto.

Era la prima volta che viaggiavo con mio figlio in un posto lontano, così lontano.

Leggendo le recensioni dell’ostello, mi sono imbattuta in quella di Laura, che raccontava il suo soggiorno di 2 mesi con la sua bimba di 2 anni.

Ho provato a scriverle per avere qualche informazione o consiglio e ho scoperto che, dopo quella vacanza, Laura e la sua famiglia avevano comprato una capanna nel villaggio e avevano l’abitudine di passare tutto l’inverno lì.

Quindi avremmo anche avuto l’occasione di conoscerci.

Laura si è rivelata una persona estremamente solare e gentile.

E’ stata simpatia immediata anche tra i nostri figli, e la nostra vacanza è proseguita sempre in loro compagnia.

Michawmi Kae

Fiore, Matilda e Biscotto

Da quest’esperienza così positiva ho imparato, nell’organizzazione dei miei viaggi, a contattare le persone che hanno fatto viaggi simili a quello che sto organizzando.

In questa maniera sono entrata in contatto anche con Enrico di Mescalinabackpacker, che ora mi ospita nel suo blog, ed è anche grazie alle informazioni che ho ricevuto, che i miei viaggi sono stati pressoché perfetti.

Arrivare al Karume International Airport a febbraio è saltare a piè pari in un’altra dimensione.

Dal ghiaccio di Malpensa con le calzamaglia sotto i pantaloni, ai polverosi, coatici e sudati 40° dell’isola africana.

Passando dalla membrana pressurizzata del volo aereo: un percorso catartico.

Michawmi Kae

Michawmi Kae mi è sembrato subito quel luogo paradisiaco di cui avevo avuto il sentore.

La spiaggia ha la sabbia più bianca che abbia mai visto, il mare è blu, le palme e la giungla si piegano verso il mare.

Pochissime persone.

Un cane, da noi chiamato Biscotto, che immediatamente è diventato il nostro accompagnatore e amico per tutta la vacanza.

Laura e la sua famiglia erano ormai persone “del luogo”.

Il fatto di esserci piaciuti a prima vista ci ha spalancato le porte di questo mondo, facendoci sentire subito accolti e a nostro agio come se non fossimo semplici turisti.

In fretta abbiamo fatto amicizia.

Al Sagando passa molta gente: persone del luogo, molti rasta e qualche turista.

Si tratta di un ambiente amichevole e rilassato.

Michawmi Kae

Yuri e Matilda verso la spiaggia

Il nostro soggiorno a Michawmi Kae è trascorso quindi tra spiaggia e mare, riposini sulle amache, passeggiate nella giungla per arrivare al villaggio.

Pranzi frugali nelle capanne locali, in cui si cucinava su fuochi fatti nella sabbia.

Falò e tamburi.

Piedi nudi per tutto il giorno, bimbi liberi, mare caldo caratterizzato dalle basse maree kilometriche perfette per i loro giochi in tutta tranquillità.

Relax

Yuri spesso faceva gite in motorino con Samola.

Un rasta con il quale abbiamo stretto una bella amicizia.

Andavano nella giungla, a fare visita ai suoi amici, o li portava alla spiaggia quando eravamo troppo lontani e il sole troppo caldo.

Forse qualcuno potrebbe pensare che io sia stata una madre sconsiderata a lasciare un bimbo di due anni con un rasta in motorino per la giungla.

Beh forse lo sono stata.

Ma niente può ripagare il ricordo che ha Yuri di questo ragazzo e l’orgoglio con cui racconta le sue avventure.

Samola e i bimbi in moto

Creedence un giorno ha fatto un giro nella capitale, Stone Town, per prelevare dei soldi (allora l’unico posto nel quale si poteva trovare atm).

Io e i bimbi invece abbiamo preferito andare al Jozani Chwaka Bay National Park.

Con il Dalla Dalla, mezzo di trasporto locale, dista circa 40 minuti dal villaggio.

La riserva è bene organizzata, la giungla molto rigogliosa, le scimmie rosse e blu sono tantissime.

E dispettose. Yuri è stato derubato di un pezzo di torta direttamente dalle mani da un grosso esemplare di scimmia blu.

Quella scimmia è stata lo spavento più grosso della sua piccola vita.

Yuri al Jozani Park

L’arcipelago di Zanzibar è uno dei luoghi più rappresentativi della cultura swahili, nata dall’incontro delle popolazioni bantu dell’Africa centro-orientale con le civiltà del Medio Oriente e dell’Asia.

La maggior parte della popolazione è di fede musulmana.

Questa è una cosa di cui tenere conto per tarare i nostri comportamenti nel rispetto della gente del luogo, sia nelle spiagge che nelle città o nei villaggi.

Una cosa che devo riportare è la diffusa prostituzione maschile: spesso molte donne bianche di mezza età vengono qui per farsi accompagnare da giovani ragazzi.

Se si viaggia da sole è facile venire corteggiate con questo fine.

Ma devo dire che mai mi sono sentita in pericolo o sotto pressione. Personalmente mi è solo apparsa una cosa un po’ triste.

Tramonto a Michawmi Kae

Questa è la piccola storia di una vacanza.

Zanzibar è Africa. 

In Africa mi sento a casa. Sento le radici profonde emergere e aiutarmi a ricollocarmi nel mondo.

Ero partita con la morte nel cuore.

A marzo la vita mi ha risposto: aspettavo Tito, il mio secondo figlio.

La vita e la morte sono ciclici. Zanzibar ha messo miele e profumo di spezie in questo passaggio.

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