Top

Mescalina Backpacker

Di Valeria Bernardi
Foto Chiara Dalmaviva

L’ascolto della colonna sonora di Profondo Rosso è consigliata per la lettura. Anche per la passeggiata.CLICCA QUI PER SENTIRLA.

 

Nell’immaginario collettivo Torino viene spesso pensata come una città industriale, grigia, a volte tetra.

Forse, quando Dario Argento, nel 1975, decise di girare parte del suo film “Profondo Rosso”, pensava proprio a queste caratteristiche, per inscrivere la lugubre vicenda del bambino urlante in quella città immaginaria e straniante, frutto della sua fantasia.

Ed è proprio in una giornata di soffuso grigiore che, insieme a Chiara con la sua macchina fotografica e a Lemmy con la sua coda gialla, decido di andare alla ricerca di Villa Scott, la villa in cui si celano tutti i segreti più violenti della pellicola.

Credits foto Chiara Dalmaviva – Gran Madre

Ci diamo appuntamento alla Gran Madre, che come una vecchia signora seduta su una poltrona troppo stretta, straborda ai piedi della collina, grigia e arcigna.

Perfetto punto di partenza per una passeggiata tratteggiata dal mistero.

La colonna sonora del film (Goblin e Giorgio Gaslini) sembra essenziale per caratterizzare i nostri passi che velocemente corrono in salita, via dalla Gran Madre verso la collina.

Camminiamo con il cane e ci immergiamo nell’ascolto della musica, che contrariamente a quello che si pensa, ha slanci ritmici di grande apertura.

Spinge il passo verso l’alto, e allo stesso tempo, dona la giusta nota di colore che aumenta il ritmo del nostro battito cardiaco: il grigio.

Di sicuro aiuta a cambiare il punto di vista sulle cose: le ville, i palazzi, gli scorci che si aprono verso la collina perdono la giocosità degli scherzi in stile Liberty e assumono un aspetto più tetro, appesantito, pauroso.

Infatti il Liberty torinese si mescola ad uno stile Eclettico e assume forme più rigide.

Credits foto Chiara Dalmaviva

Non svetta leggero e floreale ma si radica alla collina, confermando il messaggio della borghesia che lo commissionò.

Una borghesia industriale, che potente ribadiva alla città che il frutto di quell’opulenza era il lavoro.

Ed è proprio in mezzo all’ostentazione di quel codice linguistico che ci imbattiamo nella divertentissima e sfacciatamente irriverente Casa dell’Obelisco.

Credits foto Chiara Dalmaviva

Gli architetti Jaretti e Luzi negli anni ‘50 si fanno beffa della borghesia progettando questo palazzo che si distacca nettamente dallo stile del quartiere inserendo, proprio nel crocevia tra città e collina, un palazzone bianchissimo dalle linee curve, che si richiama a Gaudì e Lloyd Writhg.

Mi piace immaginare lo scandalo e la disapprovazione dei vicini di casa affacciati alle finestre il giorno dell’inaugurazione.

Su queste mura il grigio si sfascia nell’accostamento mediterraneo di bianco e azzurro: se si trattava di uno scherzo, direi che è perfettamente riuscito.

Da Palazzo dell’Obelisco quindi ci addentriamo nel quartiere di Borgo Po, e lasciando sempre più lontano il fiume dai piedi, ci lasciamo inspirare dalle numerose ville dei primi del novecento, con i loro terrazzini fuori luogo, i giardini, le torri, i leziosi dettagli.

Credits foto Chiara Dalmaviva

Quando cammino, ovunque io sia, trovo un certo piacere voyeuristico nel lanciare uno sguardo dentro le finestre.

Immagino la vita che si conduce in case con personalità così forti: una gigantesca libreria in noce, la tenda drappeggiata alla finestra, il battere dei tasti su un vecchio pianoforte. Un’atmosfera tutt’altro che casalinga, inquietante piuttosto, come Argento e i Goblin mi suggeriscono.

Credits foto Chiara Dalmaviva – Dettaglio di Villa Scott

Via gatti si impenna un pochino, qui le ville hanno uno stile Liberty un po’ montanaro.

E’ uno stile che riconosco, e che si ritrova anche nelle valli vicino a Torino, come le Valli di Lanzo. Diventa marrone e un po’ kitsch, adatto al clima autunnale, al tema della passeggiata e alle montagne che sempre sono sullo sfondo, qui a Torino.

Corso Lanza, sta su due piani, e a quello superiore, ovviamente, si trova Villa Scott.

Spettrale, esagerata, fredda, meravigliosa.

VIlla Scott

Credits foto Chiara Dalmaviva – Villa Scott

La villa fu realizzata nel 1902 su progetto degli ingegneri Fenoglio e Gussoni, su commissione di Alfonso Scott, all’epoca amministratore delegato della Rapid, un’azienda automobilistica torinese.

Credits Chiara Dalmaviva – Villa Scott

Dopo la morte di Scott, la casa fu la residenza delle Suore della Redenzione e fu adibita a collegio femminile, che Dario Argento mandò in vacanza a Rimini durante il tempo delle riprese del film.

Questo aneddoto mi fa sorridere, immagino le suore in spiaggia a Rimini mentre nella loro casa scorrono litri di sangue finto.

Villa Scott

Credits foto Chiara Dalmaviva – Villa Scott

Villa Scott appare come un mix tra Liberty e Neobarocco.

E’ un vero trionfo di logge, decorazioni, bow windows, che si sommano in altezza a partire dalla famosa scalinata di ingresso che, sinuosa ma spaventosa, introduce alla casa enorme, distribuita in lungo e in largo sul giardino un po’ trasandato.

La villa ora appartiene a privati, ormai scocciati dai fans del film che vanno a fare fotografie o a suonare il campanello.

Villa Scott

Credits foto Chiara Dalmaviva – Villa Scott

A dare testimonianza attiva, oltre che sonora, del fatto che non desiderano visitatori, due pastori tedeschi abbaiano tremendi contro la nostra, comunque discreta, osservazione della meravigliosa villa.

Lemmy per quanto santo, dopo un po’ non riesce più a sopportare gli insulti canini e decidiamo di proseguire verso il vicinissimo Monte dei Cappuccini.

Scendiamo le scalette che collegano il piano alto del Corso ai piani inferiori.

Da qui sotto la villa si può vedere meglio nel suo insieme, senza latrati sullo sfondo.

Prendiamo aria.

La vista sulla città si apre immensamente.

Con questa luce piatta Torino appare come una sagoma ritagliata su un cartoncino, dal quale spuntano tre movimenti in verticale: la Mole, il grattacielo fascista di Piazza Castello e il grattacielo di vetro della San Paolo.

Al Museo della Montagna c’è una bella mostra, come spesso ce ne sono.

Ci prendiamo il tempo di visitarla. Appagate e rinfrescate dall’arietta della collina scendiamo attraversando il parco. Riportiamo i piedi vicino al fiume.

È uscito anche il sole.

Villa Scott

Credits foto Chiara Dalmaviva

 

CONSIGLI PRATICI

Ascoltate l’album Profondo Rosso di Goblin: il mio pezzo preferito è Mad Puppet 

Se avete ancora voglia di camminare vi suggerisco tre deviazioni.

  1. Da Via gatti proseguite dritti e riscendete da Via del Righino anziché Via della Villa Quiete, ci saranno meno ville da osservare (anche se ci sono alcune chicche) ma vi sembrerà di essere quasi in campagna
  2. Oppure dal Monte dei Cappuccini potete proseguire verso La Villa della Regina. Al momento non è visitabile, sperando in una riapertura a breve ecco il link
  3. Se avete voglia invece di camminare per un po’ lungo il fiume, una volta arrivati alla Gran Madre proseguite verso L’ex Zoo, dove, in mezzo al verde, troverete altri bizzarri, decadenti, selvaggi, edifici che una volta erano le prigioni degli animali dello zoo. Parlando di film dell’orrore questa mi pare una buona suggestione
Villa Scott

Credits foto Chiara Dalmaviva – Museo della montagna

In realtà il lungo fiume è molto bello, luogo ideale per passeggiare con il cane e lasciarlo fare il bagno nel Po.

Spesso non troverete marciapiedi, oppure in alcuni punti le strade sono percorse da parecchie automobili. Se avete cani o bambini, tenete in considerazione questa cosa.

RISTORANTI – DOVE MANGIARE

Purtroppo, nonostante la splendida posizione e la qualità del ristorante, vi sconsiglio di andare “Al Monte dei Cappuccini”, semplicemente perché con noi tre sono stati piuttosto antipatici e scostanti. Per cui, almeno io, non ci tornerei.

Invece, visto che il nostro giro è stato un viaggio tra il Liberty, l’Ecclettismo, e la “folie” dei primi novecento, vi propongo una possibile antitesi: Il ristorante Giapponese. Se finite la passeggiata verso sera passate da Miyabi 

Qui troverete la gentilezza che far star bene e potrete mangiare veramente giapponese, come raramente capita.

Se invece avete il portafoglio più magrolino, di fronte all’Ex Zoo potreste trovare aperto il chioschetto Fuori dallo Zoo  e mangiare degli ottimi panini, oppure provare la pizza al tegamino alla storica pizzeria Cit Ma Bon dall’altra parte di Corso Casale.

MAPPA DEL PERCORSO

Villa Scott

I CONSIGLI DI MESCALINABACKPACKER PER DORMIRE A TORINO

LINK PER APPROFONDIRE L’ARTICOLO:

INFORMAZIONI SULLE AUTRICI DELL’ARTICOLO:

  • Valeria Bernardi
Valeria Bernardi

Valeria Bernardi

 Sono Valeria, quando posso amo viaggiare da sola o Con i miei figli. Yuri di 7 anni e Tito di 4. Vivo con loro e i nostri cani a Torino. Sono un’istruttore cinofila e faccio anche molte altre cose per arrotondare. Spesso Progetto di trasferirmi in Indonesia prima o poi. Intanto sono qui e comunque mi piace

  • Chiara Dalmaviva
Chiara Dalmaviva

Chiara Dalmaviva

Sono Chiara Dalmaviva e lavoro in ambito commerciale creando immagini di personal branding per il web e per progetti editoriali. Amo camminare, la montagna, i concerti con meno di mille persone, i gatti e i ritratti iconici.

SE VI SONO PIACIUTE LE FOTO DI CHIARA VISITATE IL SUO SITOWEB CLICCANDO QUI

Chiara Dalmaviva