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Questa è brevemente un accenno della storia della Birmania, ogni Myanmar, stato dell’Indocina compreso tra India, Bangladesh, Cina, Laos e Thailandia.

Proprio con queste ultime due nazioni è famoso in tutto il mondo come vertice del Triangolo D’oro.

La storia più importante inizia nel 900 d.C. quando nella regione di Bagan si spostarono i monaci tibetani diffondendo il Buddismo del Theravada come religione predominante.

Birmania storia

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Intorno a Bagan, si sviluppò un impero che in breve tempo conquistò gran parte dell’Indocina.

E che costruì uno dei siti, per me, più affascinanti, enigmatici e allucinanti del mondo.

Facendo diventare il paese importante sotto il profilo strategico, commerciale e religioso.

Prima i Mongoli, poi le varie etnie di cui è composto il territorio, successivamente, portoghesi, francesi e cinesi, provarono a imporsi.

Ma furono solo gli inglesi, dal 1850 al 1937 ha conquistarla completamente e a farne una provincia delle Indie Britanniche.

Durante le due guerre mondiali entra in scena il personaggio tuttora più importante e famoso di tutta la storia, il generale Aung San.

Il quale, prima appoggiò il Giappone per cacciare gli Inglesi.

Ma poi vedendo che questi erano anche peggio, fece un accordo con gli Alleati.

Facendosi promettere che se avessero vinto la seconda guerra mondiale avrebbero reso libera e indipendente la nazione.

Vinta la guerra, gli Inglesi mantennero i patti, facendo uscire, come da richiesta del generale Aung San il paese anche dal Commonwealth.

La Birmania, fu l’unico paese delle ex colonie che ottenne questo privilegio.

Ma un anno prima di ottenere ufficialmente l’indipendenza, nel 1947, il generale fu assassinato.

Nel ’48 comunque la ottenne, e anche se è vero che si trovò divisa tra le varie etnie Chin, Kachin, Karen, Mon e Shan piano piano iniziò a trovare un’identità nazionale.

Nel 1961 l’allora presidente della Birmania alle Nazione Unite, Uthant, diventò il primo segretario generale, non europeo, dell’Onu.

L’anno seguente però cambiò tutto.

Nel 1962 ci fù un colpo di stato del generale Ne Win, allora comandante dell’esercito e colui che uccise Aung San.

In Birmania si istaurò un’oligarchia, comandata da un governo paramilitare dittatoriale, con il partito dello Slorc, autoproclamandosi restauratore dell’ordine.

Il generale con suoi scagnozzi rifiutò gli aiuti internazionali, confiscò tutte le terre private per nazionalizzarle sotto il suo comando, vietò tutte le pubblicazioni in lingua estera, giornali, televisioni e partiti politici.

Isolò il paese come in una bolla dove nessuno, tranne lui, anche a livello internazionale, poté fare affari.

Iniziarono anni di violenze, repressioni, arresti e uccisioni di tutti quelli che non la pensavano come lui.

Solo nel 1988, ci furono primi disordini e protese da parte dei monaci buddisti.

Vedendo che anche l’occidente, che in tutti questi anni era rimasto apparentemente impassibile, stava alla porta, pronto a intervenire per sfruttare l’immenso potenziale del sottosuolo, Ne Win si dimise, promettendo libere elezioni.

Entra così, in scena, la seconda figura più importante per la Birmania e forse la più famosa a livello internazionale, Aung San Suu Kyi.

Figlia del generale eroe della patria e dell’indipendenza.

Nel 1990, vinse con il suo partito, Lega Nazionale per la Democrazia, opposto a quello dei generali, le elezioni, ottenendone 90% dei voti.

Ma lo Slorc (partito dell’esercito), facendo qualche patto internazionale che è rimasto sempre segreto, non riconobbe le elezioni, rifece subito un alto Golpe e instaurò un’altra dittatura paramilitare.

Cambiando anche il nome da Birmania a Myanmar.

Arrestò Aung San Suu Kyi e tutti i membri del partito.

Molti furono uccisi, molti incarcerati e molti altri mandati ai lavori forzati.

Aung San Suu Kyi fu arresta e scarcerata in continuazione, come una barzelletta e visse per trenta anni agli arresti domiciliari a Yangon.

Ottenne la libertà solo nel 2012.

Proprio in quell’anno ci furono di nuovo delle libere elezioni che però distribuivano solo una piccola parte dei seggi.

Il partito di Aung San Suu Kyi ottenne 43 seggi su 45 disponibili.

Tuttora in Myanmar, nome cambiato da Ne Win, comanda l’esercito ed è, dopo 60 anni, ancora una dittatura paramilitare alla mercé di generali, dittatori, ribelli, trafficanti di oppio e imprenditori senza nessuno scrupolo.

Birmania Storia

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RELIGIONE Buddhismo Theravada
BIRMANIA Storia contemporanea
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