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UZBEKISTAN 6° Bukhara diario del prino giorno – G°2/parte2

Bukhara diario viaggio

Bukhara diario di viaggio

Bukhara diario di viaggio

Rientriamo nella città vecchia fino ad arrivare alla piazza Lyab-i Hauz, dove ci concediamo un bel te all’ombra degli alberi su uno dei tanti tavolini lungo la vasca della piazza con la moschea e la madressa dietro le spalle.

Il posto è eccezionale, c’è un’atmosfera particolare quasi fiabesca e dopo esseri riposati un pò riprendiamo il giro turistico.

Nella piazza e al parco dove si trova la statua del pazzo con l’asino, vediamo:

Medressa di Nadir Divanbegi, un ex caravanserraglio con una facciata che raffigura due agnelli e due pavoni, rarità nel mondo islamico che vieta le raffigurazioni di figure viventi

Khanaka di Nadir Divanbegi, situata dall’altra parte della più famosa Madressa

Medressa di Kukeldash, quando fu costruita nel 1569 era la più grande scuola coranica dell’Asia centrale

bukhara viaggioIntorno alla piazza si sviluppa la città vecchia un labirinto lastricato con le case per lo più di color argilla e gesso bianco, fino a raggiungere il Char Minar, la cui foto è la copertina della Lonely dell’Asia centrale.

Bukhara diario di viaggio

Bukhara diario di viaggio

Decidiamo di lasciarci gli altri monumenti e siti per il giorno dopo, cosi torniamo alla guesthouse e ci riposiamo un pò.

Bukhara è la più misteriosa e fanatica tra le città carovaniere, in giro ci sono pochissimi turisti, anzi quasi nessuno ma si trovano tutte le varie facce della famosa mescolanza Uzbeka.

Si vedono e si incontrano persone con lineamenti turchi, iraniani o aquilini, una popolazione per lo più tagika, donne Tartare con i loro tradizionali abiti e denti d’oro e uomini con lo zucchato in testa.

Oltre alle tante moscee, madrasse, caravanserragli, mosaici, giardini, vasche, canali per convoglio delle acque, una delle cose che colpisce è che nel centro storico ci sono molte vasche ancora ben costruite, quasi tutte completamente nuove ma vuote.

Fino a un secolo erano più di 200 ed erano collegate tutte insieme con un sistema di canali di irrigazione che rifornivano d’acqua la città, punto di incontro e di riferimento per la maggior parte della popolazione che si riuniva qui per parlare, fumare e bere.

Una delle tante vasche di Bukhara ormai prosciugate

Una delle tante vasche di Bukhara ormai prosciugate

Purtroppo l’acqua nelle vasche era quasi sempre stagna e malsana cosi che era una delle fonti della maggior parte delle malattie che facevano si che agli inizi del 1900 l’età media della popolazione non fosse superiore ai 35 anni.

Solo con i Russi la situazione migliorò ed a oggi ne rimane solo 1, che fa, per me, il posto più bello di Bukhara, sto parlando della Piazza Lyaby-Hauz, dove ritorniamo anche a cena nel ristorante omonimo, elegante e strapieno di gente del posto.

Usciamo che sono le 23, è freddo, siamo stanchi e ce andiamo a dormire.

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