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Mescalina Backpacker

THIS IS THE BURMA

This is the Burma

This is the Burma

Anche se abbiamo dormito poco, riusciamo a svegliarci presto.

Alle 1630 abbiamo il treno per Bagan, cosi lasciamo i bagagli alla guesthouse e decidiamo di passeggiare senza meta per qualche ora per Yangon.

Le prime due cose che colpiscono sono il caldo afoso e umido, dopo mezz’ora ho la maglietta zuppa di sudore e l’assenza totale di biciclette e motociclette, un’anomalia importante in uno dei paesi con il più alto tasso di ciclisti del mondo.

In seguito, leggo che un paio di anni fa, un ciclista per sbaglio, andò addosso a un alto funzionario dell’esercito, il quale da quel giorno, bandì qualsiasi mezzo a due ruote in tutta Yangon.

Mi aspettavo un paese che, anche se in ginocchio da 60 anni di dittatura militare, con omicidi, rapimenti, torture e annientamento totale della democrazia, rimaneva però ancora integro sotto il profilo delle tradizioni culturali e religiose, dove tutti i diavoli occidentali ancora devono entrare.

E cosi è stato.

Uomini e donne che portano i famosi Longy, la gonna di cotone, molti fumano le Cheroot, una specie di piccoli sigari, è pieno di bancarelle che preparano il betel, e uomini che le masticano e la sputano in continuazione e quando sorridono hanno tutti i denti rossi e marroni.

This is the Burma

This is the Burma

Non c’è ricchezza, ma neanche povertà estrema, facile da trovare in qualsiasi metropoli mondiale.

Per strada, si respira molta calma, le persone non sono asfissianti, e anche se un po’ ovunque ci sono dei lavori per fare i marciapiedi e qualche casa, è come se il tempo si fosse fermato, scorrendo lento e tranquillo.

Ogni metro, spuntano chioschetti improvvisati con qualche sedia e tavolino dove puoi sederti e per qualche centesimo mangiare tutto il menu culinario birmano.

Ogni tanto è possibile incontrare vecchie case coloniali, retaggio dell’impero inglese, ragazzi che vendono per 1$ passerotti in gabbia per liberarli e per ridarli da libertà, retaggio della cultura buddista e donne, giovani e vecchie con il Thanakha sul volto, retaggio della cultura locale, pasta cosmetica millenaria, segreto della bellezza delle donne e della loro pelle pura morbida e soffice.

Andando in giro, fermandoti a chiedere informazioni, a mangiare ai chioschetti, vedendo con occhi e mente aperta la gente che incontriamo si capisce al volo che il popolo, donne e uomini, ragazzi e anziani sono gentili, socievoli, allegri, curiosi, fieri e onesti, distanti anni, anzi millenni dai quei quattro delinquenti criminali, che hanno in mano da decenni il futuro e la vita di queste persone cosi uguali a noi, popolo italiano.

É passato un giorno da quando sono arrivato, ma mi sento subito a mio agio,  ho la sensazione, mai provata prima nei miei viaggi, come se non potesse capitarmi niente, e come se fossi stato qui infinite volte, nelle mie vite passate.

QUESTA É LA BIRMANIA! DIVERSA DA OGNI ALTRO PAESE DA VOI CONOSCIUTO… Kipling

BIRMANIA 3° Visita alla Shwedagon Paya - G°3 pomeriggio
BIRMANIA 5° Da Yangon a Bagan by train - G°4-5