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ORTE POZZO DI NEVE

La neve, oltre ad essere un elemento tipico del paesaggio invernale, tanto caratteristico e suggestivo da sconfinare nell’immaginario, era uno dei prodotti più abbondanti del mondo antico ed alimentava quella che può definirsi una vera e propria “industria”del freddo.

Era, però, indispensabile soprattutto per gli scopi terapeutici, contro febbri, contusioni, insolazioni, ascessi e piccoli traumi: l’applicazione del ghiaccio è stata l’unica forma di sollievo del dolore fino al 1848, data in cui cominciò ad essere applicata ai pazienti la prima forma di anestesia farmacologica, il ghiaccio era addirittura l’unico anestetizzante utilizzato negli ospedali prima degli interventi chirurgici.

Nel caso di Orte, il pozzo di neve rappresenta il livello inferiore di un complesso ipogeo articolato che, ristrutturato nel 1891 come testimoniato da un’iscrizione presente in situ, rappresenta uno dei pochissimi esempi sopravvissuti di questo tipo di strutture.

Orte Pozzo

La neve, trasportata in blocchi compatti avvolti nella paglia e prelevati dai vicini Monti Cimini, veniva depositata all’interno della struttura e garantiva la refrigerazione di tutto l’ ipogeo.

Si tratta quasi di una rarità nel suo genere, poiché costituisce una dei pochi esempi conservatisi perfettamente fino ai giorni nostri e a recare al suo fianco un’iscrizione graffita nella quale l’artefice dichiara la sua identità, la data della fine del lavoro, la destinazione d’uso della struttura e il nome del committente:

“Cecchini Albino nel 1891 20 ge(nna)io fu fabbricato questo Pozzo di Neve deposito ordinato dal Sig(no)r Luigi Tan(—) chi Amministrato(re) de(ll’) Ospedale”

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