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MAROCCO 18° Fes racconto dei 6 giorni – G°19-20-21-22-23-24

Fes racconto dei 6 giorni

Fes racconto dei 6 giorni più difficile di tutto il viaggio

Arriviamo a Fes verso le 8, dalla stazione dei bus, a piedi raggiungiamo la medina e andiamo al “Hotel Cascade“, riad che ci hanno consigliato alcuni ragazzi incontrati durante il viaggio.

Visto che le stanze sono tutte piene prendiamo due materassi sulla terrazza, pratica molto comune specialmente ad agosto, buttiamo gli zaini da qualche parte e con calma usciamo anche perché inizio a star poco bene.

Passiamo tutto il giorno nella Medina.

A primo impatto può sembrare una specie di girone dantesco ma dopo un pò perdersi è un divertimento, le mappe sono inutili e capiamo che c’è un ordine nel caos dei mercanti.

Un labirinto infinito di più di 9.000 tra strade, stradine e vicoli, senza riferimenti, fiancheggiate da moltissimi negozi e botteghe di ogni tipo.fes marocco

Grazie a un ragazzino a cui diamo un paio di euro riusciamo a entrare dentro le antiche Concerie, il posto più fotografato di Fez con le vasche scavate nel tufo dove le pelli vengono colorate a mano.

Perdersi nel suq è come fare un tuffo nel passato, i sensi si perderanno, vedrete scorci e colori meravigliosi, suoni particolari, gli odori saranno droghe a cui non potrete fare a meno.

Torniamo alla riad dopo aver cenato, ci buttiamo sulla terrazza e la mattina mi sveglio con……40° di febbre e placche alla gola.

Viste le mie condizioni i proprietari ci danno addirittura allo stesso prezzo una camera con due letti.

Rimango 5 giorni nel letto, 5 giorni di febbre sempre tra 38 e 39°, senza mangiare, senza bere, senza leggere, con le forze inesistenti, con Puccio, il mio compagno di viaggio che la notte mi faceva i bagnoli sui polsi e sulla fronte.

Ogni volta che parlo di Fes racconto sempre che questa è stata la volta in cui più di tutte ho avuto paura tra tutti i miei viaggio.

Ovviamente avevo tachipirina e antibiotico ma proprio non voleva passare.

Puccio il giorno se ne andava in giro, mi portava qualcosa da mangiare e da bere mentre io l’unica cosa che sentivo era il famoso Allah Ak Bar, “Allah è grande”, la chiamata dei Muezzin che invita i fedeli alla preghiera nelle moschee, che riecheggiava in tutta la Medina.

Tutto questo fino al pomeriggio del 5° giorno quando la febbre improvvisamente inizia a SALIRE.

La sera decidiamo di andare a chiamare casa e farci mandare i soldi per tornare con l’aereo.

Mentre stavamo parlando entra Mustafa, il ragazzo della riad che in tutti i giorni è stato sempre molto disponibile, ci dice non preoccuparci, ha lui la soluzione.

fes diario viaggioHa chiamato un suo anziano zio che ha una ricetta berbera che mi farà passare la febbre.

Dopo 5 minuti arriva lo zio, mi fa spogliare tutto nudo, tira fuori dallo zaino delle patate, le sbuccia, le taglia a fette e mi ci ricopre il corpo.

Dopo di che fa uscire tutti, mi dice di non preoccuparmi di niente, spegne la luce e chiude la camera.

Ora io non so cosa mi sia successo, e quello che racconto è la verità con Puccio testimone, fatto sta che dopo una mezz’ora vado quasi in trance, sento che la febbre mi sale sempre di più e svengo.

Dopo un paio di ore ritorna Puccio in camera, mi toglie le patate dal corpo che si potevano anche mangiare da quanto erano cotte e mi addormento

La mattina quando mi sveglio era come se nei 5 giorni prima non avessi avuto niente.

Guardo Puccio e gli dico di preparare lo zaino, ce ne andiamo a Meknes.

Credits foto Emanuele Margiotti

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