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La Cella di Santa Rosa

Nel territorio dell’antica diocesi di Orte, ma nell’attuale territorio comunale di Vasanello, compare il toponimo Cella di Santa Rosa, utilizzato anche come idronimo per identificare il fosso dirimpetto al complesso rupestre, che deve la sua origine ad una credenza popolare che vorrebbe identificare una serie di vani ipogei come luogo di riparo della famosa Santa viterbese durante il suo esilio, ordinato da Federico II nel 1250.

Il complesso, costituito da due ambienti, è situato a parete nel banco di peperino, particolarmente friabile, situato a Nord del Fosso di Santa Rosa, con ingresso esposto a Sud-Est.

Lungo il pendio antistante che conduce al fosso sono stati rinvenuti numerosi blocchi di peperino, squadrati e di misure variabili, attribuibili ad un crollo che ha interessato la struttura in un periodo successivo all’abbandono.

E’ possibile che tali blocchi siano stati parte integrante di infrastrutture murarie costruite a ridosso della parete rocciosa nella quale è ricavata la Cella di Santa Rosa; ipotesi avvalorata anche dal ritrovamento di numerose tracce di malta ancora legate al banco di tufo e peperino.

cella di santa rosa

All’interno degli ambienti sono presenti tracce di pittura parietale policroma, una nicchia rettangolare che presenta i resti di una cornice, una semi-colonna tronca una vasca ricavata direttamente nel masso tufaceo.

In generale però, allo stato attuale delle ricerche, risulta scarsamente attendibile la credenza che vuole questa struttura realizzata per garantire esilio a Santa Rosa, non vi sono indizi utili negli atti del processo di canonizzazione, né viene fatta menzione alcuna nelle fonti riguardo l’implicazione del luogo in relazione alle vicissitudini di vita della Santa.

Tuttavia il sito, per via delle sue caratteristiche e del suo contesto topografico, sembrerebbe ascrivibile alla categoria degli eremi datati al pieno medioevo. 

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Nato a Narni il 7\09\1983. Attualmente è assegnista di ricerca in Tecnologie applicate ai Beni Culturali presso l’Università della Tuscia di Viterbo ed è Direttore Scientifico del costituendo “Museo dell’Agro Cimino” di Soriano nel Cimino.”. Già borsista presso il Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia all'interno del programma “Orte e Vasanello in età medievale” dopo la laurea magistrale in Archeologia conseguita nel 2009, ha frequentato un master di II livello in Archeologia e Comunicazione (TECAM- Tecnologie e cultura aree mediterranee) occupandosi dello studio del fenomeno rupestre di Tuscolum, avvalendosi anche di una piattaforma GIS ed ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca in Archeologia Medievale presso "La Sapienza" Università di Roma.Nel corso della sua formazione ha partecipato a numerose campagne di scavo e ha supervisionato numerosi interventi di emergenza, sia per la realizzazione di grandi infrastrutture che in contesti più limitati, prima in qualità di dipendente di società esterne e, a partire dal 2011, da libero professionista. Dopo aver partecipato a numerose attività di ricerca del Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali dell’ Università della Tuscia, anche con incarichi di responsabilità, è stato nominato coordinatore delle attività archeologiche nell’ambito delle convenzioni per progetti di ricerca stipulate con i comuni di Orte, Vasanello, Soriano nel Cimino, Vallerano e Celleno. Responsabile scientifico del progetto “Orte Sotterranea”, operatore scientifico del Museo Civico Archeologico di Orte, è stato nominato con decreto ministeriale ispettore onorario della Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria Meridionale. Partecipa a diverse collane editoriali, in qualità di direttore della rivista nei “Quaderni Museo Civico Archeologico di Orte” e di segreteria di redazione nelle collane “Archeologia, Città, Territorio” e “Museo della Città e del Territorio”, entrambe dirette dalla Prof.ssa Elisabetta De Minicis. Gli interessi scientifici sono rivolti principalmente alla topografia e alla storia degli insediamenti medievali, all’archeologia dell’architettura, all’archeologia del sottosuolo e al Remote Sensing applicato ai Beni Culturali. Negli ultimi anni il Dott. Pastura ha rivolto le sue attenzioni all’utilizzo dei sistemi georadar e al rilevamento con Laser Scanner conseguendo risultati di rilievo nei lavori svolti sui siti archeologici di Ferento (Viterbo), San Leonardo (Vallerano), San Valentino (Soriano nel Cimino) e nelle chiese urbane di Orte. A tutti questi temi sono dedicate una monografia (Il territorio di Vasanello in età medievale. La realtà rupestre I, Acquapendente 2013); una curatela (La città sotto la città. Analisi e ricerche nella parte sepolta dell’abitato di Orte, Grotte di Castro 2013) e una quindicina di contributi su riviste e collane scientifiche nazionali.

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