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UZBEKISTAN 20° Tashkent diario del secondo giorno – G°7

Tashkent diario del 2° giorno

Tashkent racconto - Il Bazar Chorsu

Tashkent diario – Il Bazar Chorsu

Secondo giorno a Tashkent, ci svegliamo alle 8, colazione in ostello e usciamo.

Ieri abbiamo capito che in taxi con nemmeno 1€ si può raggiungere qualsiasi destinazione della città cosi lo prendiamo uno e ci facciamo portare al Bazar Chorsu.

Dobbiamo comprarci il tappeto da riportare a casa.

Prima pero ci facciamo un bel giro all’interno dove al chiuso c’è tutta la zona alimentare dove assaggiamo frutta secca, noci, formaggio, marmellate, miele e la parte all’esterno dove ci sono piante e prodotti per il giardini, l’orto e la casa.

Poi passiamo all’esterno e iniziando a chiedere in giro.

Trovato il negozio giusto, iniziamo la nostra classica contrattazione e per 50 € mi prendo bel tappeto di cammello che riuscirò a mettere nello zaino.

Tashkent diario - il

Tashkent diario – Il National Food-Xandra

Usciamo dalla zona del Bazar verso le 14 e andiamo a mangiare al National Food – Xandra poco distante.

Come ho già scritto è uno dei migliori posti in cui abbia mangiato in tutti i miei viaggi, ci sembra come un piccolo parco giochi e noi bambini piccoli che non hanno mai visto e mangiato niente.

Usciamo dal ristorante che stavamo per scoppiare, ci siamo mangiati l’impossibile.

Per smaltire torniamo indietro passeggiando, con il tappeto in mano.

Girovaghiamo per la città senza una meta precisa, chiacchierando del più e del meno, passiamo accanto a condomini sovietici, mausolei, vecchie madresse, palazzi, piazze, cortili di antiche case con all’interno vigneti e piante da frutto da poco in fiore, moschee, parchi e giardini.

Arriviamo quasi per caso nella zona di Piazza Tamerlano dove rimaniamo un oretta sorseggiando un paio di birre nel chiosco dei giardini accanto ai venditori dell’oggettistica usata sovietica.

Verso le 18, torniamo all’ostello in taxi, ci riposiamo un pò e andiamo a cena a La Piola, uno dei ristoranti più frequentati dalla gente di Tashkent.

Torniamo all’ostello a piedi, godendoci la clama e la tranquillità di uno dei paesi più eclettici in cui sono mai stato.

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