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Iniziamo subito con il precisare che tutto quello che sappiamo della storia e del passato di Orte fino al 1600 è grazie ad una persona: Don Lando Leoncini.

Aggiungo che quasi tutto quello che so io del Leoncini è grazie ai testi trovati su internet di Abbondio Zuppante.

Storico e sacerdote, nacque a Orte il 15 Settembre 1548 e morì a 86 anni 1634.

Proveniente da una famiglia della piccola nobiltà Ortana fin da giovane studiò a Roma diritto e scienze giuridiche.

Inizialmente sotto la protezione dell’ortano Alessandro Massari, si mise ben presto a servizio di Orazio Borghese.

A 28 anni diventa prete e si trasferisce subito a vivere nella sua città natale.

A 31 canonico della cattedrale e priore della chiesa di San Pietro.

Da allora vive nella casa parrocchiale in “Via Mario Villani”, le cui finestre danno sulla “Marca”.

Sopra ad una c’è ancora la scritta in peperino “Leoncino”.

Don Lando Leoncini

La casa con la finestra e la scritta del Leoncini

A 36 anni inizia la ricerca storica con la relazione sulla Chiesa di San Pietro e sulla Cattedrale.

Un lavoro che è proseguito per anni e che ha dato vita all’opera chiamata: “FABBRICA HORTANA”.

Scritta alla nobiltà della propria patria e alla gloria di Dio è la memoria storica, sacra e profana di Orte.

All’interno ci sono notizie sui castelli, diocesi, luoghi memorabili, monumenti, città limitrofe e varie discipline.

Un importante opera, spesso unica forte storica, alla cui lavora fino alla morte e che ha avuto solo un sommario ordinamento ed è quindi rimasta intatta.

È divisa in 4 manoscritti che rappresentano 4 parti diverse:

  1. 605 carte – dell’Italia in genere
  2. 479 carte – della città di Orte
  3. 281 carte – delle guerre di essa
  4. 108 carte – delle chiese, monasteri, ospedali, uomini e donne illustri di orte

Erano previsti anche altri due volumi che però il Leoncini non ha potuto finire.

5. del territorio che ha nell’Umbria
6. del territorio che ha nella Sabina

Per un totale di 1473 carte e 2946 pagine; ogni carta conta 2 pagine.

Tutto questo è stato possibile grazie sia alla sua curiosità che al suo essere sempre immerso nel vivo delle vicende religiose e civili della città che si è trasformato in un’infinita raccolta di dati, date, racconti, utili e precise cronache di avvenimenti e descrizioni di luoghi.

Ma sopratutto dalla possibilità di avere a disposizione tutti i documenti notarili conservati nella curia vescovile e nella cancelleria comunale

Ampiezza di documenti, lavoro sistematico, precise ricerche, scrupolose analisi, pazienti annotazioni su molte fonti archivistiche medioevali oggi non più esistenti

Nonché l’intera trascrizione di opere altrimenti perdute tra le quali l’elogio “Ad Amicum” di Simone Fei.

La “Fabbrica Hortana” del Leoncini costituisce fino al ‘600 l’unica fonte di notizie e vicende su Orte.

Al suo interno per 40 anni scrisse di tutto: istituzioni, religione, vicende civili, tradizioni popolari, ordinamenti sociali, notizie storico / geografiche, trattati di teologia.

Morì cieco e fu sepolto in cattedrale nella tomba dei canonici sulla navata destra in una cripta sotterranea di fronte alla porta laterale d’ingresso.

Dopo la sua morte, i manoscritti passarono nella mani prima della famiglia Prosperi e successivamente dei Nuzzi per poi perdersi nel nulla.

Per caso furono ritrovati dall’ultimo discendete della famiglia Alberti da un venditore di libri antichi a Roma.

Oggi sono conservati e consultabili nell’Archivio Storico Comunale a Piazza Fratini.

La vista dalla casa del Leoncini

Il Leoncini è considerato il maggior storico Ortano.

E tutti gli ortani gli devono essere grati.

Il nipote scrisse di lui:

“Visse sempre allegramente fino a 94 anni, non mangiava mai minestre e suonava il suo liuto”

Quando a Orte c’erano nobili e contesse, cavalieri e sudditi, puttane e priori, arcieri e preti, menestrelli e lavandaie.

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